Contro la psicoterapia religiosa
Contro la psicoterapia “religiosa”

Contro la psicoterapia “religiosa”

Dr. Giuliana ProiettiAlbo degli Psicologi Lazio n. 8407

Mi è capitato di leggere online una interessante pubblicazione di un teologo sudafricano, Noel B Woodbridge, il quale si pone una domanda inquietante, che del resto è presente nel mondo psicologico da molto tempo: la psicoterapia è una scienza o una nuova religione? 

Il testo mi è sembrato molto interessante e dunque ho pensato di pubblicarne una breve sintesi, in modo che i lettori interessati a vario titolo al mondo della psicoterapia possano riflettere sui diversi argomenti trattati (e sulle numerose provocazioni in esso contenute).

Avverto il lettore che ciò che segue è sicuramente un testo dichiaratamente contro la psicoterapia, ma a mio avviso è interessante proprio per questo, come monito a non indugiare troppo in pratiche spirituali che non ci appartengono, e restare invece ancorati alla ricerca scientifica e a tutto quello che oggi definiamo evidence-based.

Personalmente ho un punto di vista molto diverso da quello del teologo, direi opposto, ma anche io come lui sono contraria a vedere nella psicoterapia una nuova forma di religione e dunque anche contraria all’innesto di qualsiasi forma religiosa nella psicoterapia, come ci ha chiaramente insegnato Freud.

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Dichiarazione del problema

Le persone oggi non bramano più una salvezza personale, ma cercano soprattutto di “sentirsi bene” cercando una “illusione momentanea di benessere personale, salute e sicurezza psichica” (Lasch 1979). La cura delle anime, che un tempo era un ministero vitale della chiesa, oggi è stata sostituita da una cura delle menti, chiamata “psicoterapia”.

La religione tradizionale, infatti, non fornisce più risposte rilevanti ai problemi personali e sempre più persone cercano risposte da fonti alternative.

La psicoterapia promette di soddisfare il bisogno di una soluzione rapida ai problemi difficili della vita attraverso “un viaggio senza sforzo e senza dolore verso la Terra Promessa” (Cinnamon & Farson 1979).

Quando l’uomo istruito ha perso fiducia nella religione formale, ha cercato una credenza sostitutiva che fosse affidabile, trovando ciò che cercava nella psicologia – inclusi i suoi vari rami, come la psicoterapia e la psichiatria – che ora ha assunto il ruolo di una credenza sostitutiva (Gross 1978).

Facendo riferimento a questo passaggio dallo spirituale allo psicologico e dalla religione alla scienza, Szasz (1978) afferma che la psicoterapia è un nome moderno e scientifico per quello che un tempo era conosciuto come la “cura delle anime”. Una delle principali ragioni per cui Szasz scrisse il suo libro intitolato “Il mito della psicoterapia” era il seguente: mostrare come, con il declino della religione e la crescita della scienza nel diciottesimo secolo, la cura dell’anima (peccatrice), che era stata parte integrante della religione cristiana, è stata rielaborata come la cura delle menti (malate) ed è diventata parte integrante della medicina (Szasz 1978).

La medicalizzazione della religione

La medicalizzazione della religione ha facilitato la rottura tra religione e psichiatria. Non appena i problemi religiosi sono stati medicalizzati (trasformati in malattie), sono diventati problemi psichiatrici. I problemi di pensiero e comportamento – un tempo considerati di competenza dei sacerdoti – sono stati trasformati in problemi medici e, quindi, presumibilmente scientifici. “Sono poi passati dalla chiesa al divano” (Bobgan & Bobgan 1987).

In poche decadi, l’industria della psicoterapia e i religiosi si sono stabilizzati in una coesistenza vigilata. Da un lato, i religiosi sembravano intimiditi dall’accettazione schiacciante del mondo della psicoterapia come vera scienza. Dall’altro, gli psicoterapeuti credevano di essere in possesso di una conoscenza superiore e terapie più efficaci di quanto i consiglieri spirituali tradizionali potessero mai offrire, tanto che a loro avviso i consiglieri spirituali e i sacerdoti avrebbero dovuto restare fuori dal loro campo (MacArthur 2005).

Molti critici, che hanno indagato sulla natura “scientifica” della psicoterapia, hanno trovato che la psicoterapia, in realtà, sembra avere più una natura religiosa. Lo psichiatra Thomas Szasz (1978) definisce la psicoterapia una religione quando afferma: “Non è semplicemente una religione che pretende di essere una scienza; è effettivamente una falsa religione che cerca di distruggere la vera religione.” In questo modo “contrizione, confessione, preghiera, fede e risoluzione interiore”, sono stati espropriati e rinominati come psicoterapia, mentre le osservanze religiose e i rituali, sono stati denigrati e distrutti come “sintomi di malattia nevrotica o psicotica” (Szasz 1978).

Egli avverte inoltre della “risoluta determinazione della psicoterapia di privare la religione di quanto può e di distruggere ciò che non può.” Lasch (1979), l’autore del libro intitolato “Il culto del narcisismo”, supporta questa visione quando afferma: “La terapia costituisce un’anti-religione.”

Lee (1980) si riferisce alla “psicoanalisi come una religione nascosta sotto un linguaggio scientifico” e “una religione sostitutiva sia per il praticante che per il paziente”. Il Professor London (1964), nel suo libro intitolato “Le modalità e le morali della psicoterapia”, osserva che gli psicoterapeuti costituiscono un clero. Lo psichiatra Jerome Frank (1978) afferma che lo psichiatra “non può evitare di invadere il territorio della religione” e che “in alcuni aspetti assomiglia più a una religione” (1979)

Secondo Von Weizsaecker (1957), CG Jung è stato il primo a capire che la psicoanalisi apparteneva alla sfera della religione. In proposito, lo stesso Jung ammise: “le religioni sono sistemi di guarigione delle malattie psichiche” (1933).

Freud e Jung: tutto è cominciato da loro

Entrambe le loro posizioni sono anticristiane: una nega il cristianesimo (Freud) e l’altra lo mitologizza (Jung).

Piuttosto che utilizzare osservazioni oggettive e scoperte scientifiche, sia Freud che Jung hanno trasformato le proprie esperienze in un nuovo sistema di credenze e lo hanno chiamato psicoanalisi. Rifiutando il Dio della Bibbia, sia Freud che Jung hanno guidato i loro seguaci nella ricerca di comprensioni alternative dell’umanità e soluzioni alternative ai problemi della vita. Si sono rivolti verso l’interno delle loro limitate immaginazioni e hanno guardato i loro soggetti dalla loro soggettività anticristiana.

  • Freud ha cercato di distruggere la natura spirituale dell’uomo riducendo la religione a illusione e nevrosi.
  • Jung ha cercato di degradare la spiritualità dell’uomo presentando tutte le religioni come mitologia e fantasia.
  • Mentre Freud considerava la religione come la fonte dei problemi mentali, Jung credeva che la religione fosse una soluzione.
  • Mentre Freud sosteneva che le religioni sono un’illusione e, quindi, malvagie, Jung sosteneva che tutte le religioni sono immaginarie ma buone.

Va inoltre notato che Carl Rogers ha rinnegato il cristianesimo ed è diventato uno dei leader più rispettati della psicologia umanistica. Rogers (1961) stesso confessò: “Non potrei lavorare in un campo dove mi sarebbe richiesto di credere in qualche dottrina religiosa specificata.”

Le pseudoscienze

Karl Popper, considerato da molti il più grande filosofo della scienza del ventesimo secolo, ha esaminato varie teorie psicologiche relative al perché del comportamento umano e cosa fare al riguardo. Ha scoperto che sebbene queste teorie contengano interessanti suggerimenti psicologici, non sono in una forma confutabile.

Secondo Popper, queste teorie, sebbene si presentino come scienze, hanno in realtà “più in comune con miti primitivi che con la scienza” e assomigliano “più all’astrologia che all’astronomia” (1975). Egli sostiene inoltre che si potrebbe ideare un sistema per spiegare tutto il comportamento umano e poi interpretare tutto il comportamento umano alla luce di quella spiegazione.

Questo argomento circolare, che sfida le regole della logica, è vero per la grafologia, l’astrologia e altre “ologie”.

Le psicologie transpersonali

John Davis (2006) definisce il campo della psicologia noto come psicologia transpersonale come segue:

  • Si colloca all’interfaccia tra psicologia ed esperienza spirituale.
  • Integra concetti psicologici, teorie e metodi con argomenti e pratiche delle discipline spirituali.
  • I suoi interessi includono esperienze spirituali, stati mistici di coscienza, consapevolezza e pratiche meditative, stati sciamanici, rituali, sovrapposizione di esperienze spirituali e stati disturbati, come psicosi e depressione, e le dimensioni transpersonali delle relazioni, del servizio e degli incontri con il mondo naturale.

La psicoterapia transpersonale, come la psicologia transpersonale, è altamente eclettica. Attinge tecniche e comprensioni “da una vasta varietà di fonti psicologiche e spirituali”. In psicoterapia, il contenuto transpersonale si riferisce a “esperienze legate a esperienze culminanti, esperienze mistiche, trascendenza, e così via”.

Attraverso le psicoterapie transpersonali, varie forme di religioni orientali stanno penetrando nella vita occidentale. Lo psicologo Daniel Goleman cita Chogyam Trungpa dicendo: “Il buddismo arriverà in Occidente come psicologia.” Goleman sottolinea anche come le religioni orientali “sembra stiano facendo progressi graduale come psicologie, non come religioni” (Goleman 1984).

Le scienze orientali

Un numero crescente di psicoterapeuti è oggi convinto che le religioni orientali offrano una comprensione della mente molto più completa di quanto finora immaginato dalla scienza occidentale. Allo stesso tempo, i leader delle nuove religioni stesse – i numerosi guru e insegnanti spirituali ora presenti in Occidente – stanno adattando i sistemi tradizionali secondo il linguaggio e l’atmosfera della psicologia moderna. Con tutti questi movimenti molto diversi, non è sorprendente che le persone non sappiano più se abbiano bisogno di aiuto psicologico o spirituale. È evidente che la linea che divide il terapeuta dalla guida spirituale si è appannata (Needleman 1979).

La psicologia cristiana e Cristo Psichiatra Celeste

Nel suo libro, “The Cult Explosion”, Hunt (1980) mette in guardia la Chiesa contro la ‘psicologia cristiana’. Afferma che l’odierna Chiesa viene distrutta dalla ‘psicologia cristiana’ che interpreta le Scritture sulla base di “una filosofia atea fallimentare, che al massimo trasforma Cristo in uno psichiatra celeste.”

Anche Jay Adams (1979) mette in guardia la comunità cristiana contro i dogmi psichiatrici ingannevoli che entrano nella Chiesa. Egli argomenta che sostenere, permettere e praticare dogmi psichiatrici e psicoanalitici all’interno della Chiesa stessa è tanto pagano ed eretico, e quindi tanto pericoloso, quanto “propagare gli insegnamenti di alcuni dei culti più bizzarri”. L’unica differenza è che i culti sono meno pericolosi, perché i loro errori sono più identificabili.

L’autore, nella sua dissertazione, cita anche l’apostolo Paolo: “Guardate che nessuno vi renda suo prigioniero attraverso una filosofia vuota e ingannatrice, che dipende dalla tradizione umana e dai principi elementari di questo mondo anziché da Cristo”

Conclusioni

Le prove sopra riportate evidenziano chiaramente che la psicoterapia appartiene alla sfera della religione, poiché tratta questioni relative ai valori, alla natura umana e al modo in cui le persone cambiano. Le vere fondamenta della psicoterapia non sono la scienza, ma piuttosto varie visioni del mondo filosofiche, come l’umanesimo secolare e l’evoluzione.

Inoltre, è evidente che la psicoterapia non raggiunge l’oggettività e la testabilità della scienza. A causa dello status non scientifico della psicoterapia, le persone che scelgono la psicoterapia lo fanno per fede, credendo alle affermazioni della psicoterapia piuttosto che alle prove della ricerca (Bobgan & Bobgan 1987).

Sfortunatamente, queste teorie e terapie non bibliche hanno infiltrato la Chiesa odierna come un cavallo di Troia e hanno avuto successo, in larga misura, nel minimizzare il potere del Vangelo nel cambiare le vite delle persone e nel privare la Chiesa del suo vitale ministero di consulenza.

Persone come Sigmund Freud e Carl Jung hanno minato la fiducia nel Cristianesimo e hanno istituito sistemi terapeutici direttamente opposti alla Parola di Dio. Il loro pregiudizio verso l’ateismo, l’occultismo e il loro acuto antagonismo verso il Cristianesimo sono stati abilmente mascherati con “un linguaggio psicologico scientificamente di alto livello” (Mitchell 2005).

La Chiesa contemporanea deve tornare alla consulenza biblica della Chiesa primitiva, che è molto più efficace della psicoterapia. Sia la Parola di Dio che l’opera dello Spirito Santo sono disponibili per i consiglieri cristiani per tutti i problemi odierni e, quindi, non devono essere sostituiti dalla moderna psicoterapia.

Adattato da: Psychotherapy: Science or Religion? Some Implications for Today’s Church, Noel B Woodbridge

A cura di:

Dott.ssa Giuliana Proietti

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MMPI Tutto sul test Minnesota
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Dr. Giuliana Proietti
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Cosa è il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI) ?

Si tratta di un test psicologico che valuta i tratti della personalità e la eventuale psicopatologia presente nel soggetto che vi si sottopone.

Perché si chiama così?

Perché fu sviluppato nell’ospedale dell’ Università del Minnesota. I suoi creatori, Starke R. Hathaway, psicologo clinico, e J. Charnley McKinley, neuropsichiatra, cominciarono a lavorare sul test alla fine degli anni 30, con il contributo finanziario dell’Università del Minnesota.
All’epoca l’interesse per questo strumento diagnostico era molto alto, per fare diagnosi differenziale nella selezione del corpo militare.

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Come è stato costruito il test?

I due autori hanno utilizzato un tipo di valutazione empirica: hanno prima elaborato circa mille affermazioni che poi, in un secondo momento, hanno presentato ad alcuni pazienti con problemi specifici: ipocondriaci, depressi, isterici, paranoici, etc. dell’Ospedale dell’Università del Minnesota e a soggetti appartenenti alla popolazione generale (visitatori, parenti o amici dei pazienti). Delle affermazioni iniziali sono state selezionate quelle considerate in grado di discriminare il gruppo dei “normali” dal gruppo dei “patologici”.

Perché il test è stato modificato?

Il test è stato modificato negli anni ’90 (da MMPI a MMPI-2) nel 14% degli item, sia nella forma, sia nel contenuto.  E’ stato reso più attuale il linguaggio, sono stati eliminati i termini desueti, sono state cambiate le parole con possibili connotazioni sessiste o religiose e  inseriti nuovi items.

Per che cosa si usa?

Il test è destinato a testare persone che potrebbero avere problemi di salute mentale, o altri problemi clinici.

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Può essere somministrato a popolazioni non cliniche?

Il test non è nato per essere somministrato a popolazioni non cliniche, può tuttavia essere utilizzato per valutare la stabilità psicologica di persone che svolgono professioni ad “alto rischio” come, ad esempio,  i piloti di linea. Il suo utilizzo in questa modalità è un tema davvero molto controverso, perché ovviamente la persona con problemi psichici li dichiara con sincerità solo in ambito clinico, quando pensa che il terapeuta possa usare i dati raccolti nell’MMPI per formulare una diagnosi, cui seguirà una terapia. Al di fuori dell’ambito clinico nessuno ha interesse a denunciare le sue fragilità e le sue problematiche.

Il test può essere usato con gli adolescenti?

Esiste una versione del test, l’MMPI-A, che è progettata esclusivamente per gli adolescenti.

Esiste una versione abbreviata del test?

Si, esiste una forma abbreviata del test, usata raramente, che consiste nei primi 370 elementi dell’MMPI-2. La versione breve viene utilizzata principalmente in circostanze che non consentono il completamento della versione completa (ad esempio, per malattia o fretta).

Quanto tempo si impiega per fare il test?

L’MMPI-2, composto di 567 domande vero/falso e richiede circa un’ora e mezza per la sua compilazione. Il più recente MMPI-2-RF, pubblicato nel 2008 e contenente solo 338 domande vero/falso richiede circa la metà del tempo (di solito circa 40-50 minuti), ma l’MMPI-2 è ancora il test più utilizzato perché considerato più completo.

Dr. Giuliana ProiettiAlbo degli Psicologi Lazio n. 8407

Chi ha curato l’edizione italiana?

La versione italiana dell’MMPI-2 è stata curata da Paolo Pancheri e Saulo Sirigatti ed è stata pubblicata da Giunti Psychometrics nel 1995. Il campione utilizzato per la standardizzazione italiana – avvenuta sempre nel 1995 – è stato di 1375 soggetti (403 maschi e 972 femmine).

Chi può somministrare questo test?

L’MMPI è uno strumento psicologico protetto, che può essere somministrato e interpretato solo da uno psicologo appositamente formato (il test non è reperibile online). Dopo che il computer ha valutato i risultati del test, lo psicologo redige un rapporto, interpretando i risultati del test nel contesto della storia della persona, raccolta attraverso uno o più colloqui clinici.

Come funziona?

L’MMPI-2 è progettato con 10 scale cliniche. che valutano 10 categorie principali di comportamento umano considerato patologico e quattro scale di validità, che valutano l’atteggiamento generale della persona nel sostenere il test e se ha risposto agli elementi del test in modo veritiero e accurato.

Si può barare a questo test?

Assolutamente si: una persona può decidere, per qualsiasi motivo, di sovrastimare (esagerare) o sottostimare (negare) il comportamento valutato dal test. Tuttavia, vi sono quattro scale di validità che sono progettate per misurare l’atteggiamento di una persona nel sostenere il test e l’approccio al test e per cercare di capire se le sue risposte sono coerenti (e dunque, possibilmente, sincere).

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Convegno 18 Marzo 2023
Castelferretti Ancona

Quali sono le scale di validità del test MMPI-2?

Le scale di validità hanno lo scopo di valutare in quale misura il candidato ha compilato il questionario con sincerità e accuratezza:

  • L: la scala L (Lie, Menzogna) è riferita ad alcune frasi i cui comportamenti illustrati per la quasi totalità delle persone sono veri o falsi; la situazione rappresentata è difficilmente reale, ma ideale. Per essere giudicati più positivamente, si preferisce quindi falsificare la risposta.
  • F: la scala F (Frequency, Frequenza) indica la possibilità di esagerazione dei sintomi, che può essere dovuta a risposte casuali, simulazioni di malattia o desiderio di anticonformismo. Inoltre indica il momento da cui si inizia a dare risposte senza attenzione alle domande o per stanchezza o per scarso interesse.
  • K: la scala K (Correction, Correzione) indica un atteggiamento di difesa nei confronti del questionario oppure una tendenza al non far trasparire alcuni problemi.
  • Fb: la scala Fb (Frequency back, Frequenza posteriore) indica il mantenimento dell’attenzione durante la compilazione.
  • VRIN: la scala VRIN (Variable Response Inconsistency, Incoerenza nelle risposte variabili) valuta la tendenza all’aver dato risposte non coerenti per dare un’immagine di sé non credibile.
  • TRIN: la scala TRIN (True Response Inconsistency, Incoerenza nelle risposte “vero”) valuta analoghe tendenze come la VRIN.
  • ?: la scala ? (Cannot say, Non so) indica gli item cui non si è risposto ed è considerata una scala impropria.

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Quali sono le scale cliniche di base?

Le scale di base hanno lo scopo di valutare le dimensioni più significative della personalità del candidato:

  • Hs: la scala Hs (Hypocondrias, Ipocondria) indica la presenza di problemi fisici caratteristici degli ipocondriaci.
  • D: la scala D (Depression, Depressione) indica la presenza di sintomi di tipo depressivo.
  • Hy: la scala Hy (Hysteria, Isteria di conversione) indica la tendenza a somatizzare alcune emozioni e disagi di tipo psichico.
  • Pd: la scala Pd (Psychopathic Deviate, Deviazione psicopatica) indica la carenza di controllo sulle risposte emotive e la capacità di interiorizzare le regole sociali.[7]
  • Mf: la scala Mf (Masculinity-Femminility, Mascolinità-femminilità) indica l’insieme di tutti quegli aspetti (interessi, atteggiamenti, etc.) tendenzialmente mascolini o femminili.
  • Pa: la scala Pa (Paranoia, Paranoia) indica sintomi di tipo paranoide (ideazioni deliranti, manie di grandezza, etc.)
  • Pt: la scala Pt (Psychastenia, Psicastenia) indica i rituali fobici e i comportamenti di tipo ossessivo-compulsivo fino ad un’ideazione delirante.
  • Sc: la scala Sc (Schizophrenia, Schizofrenia) indica esperienze di tipo insolito tipiche degli schizofrenici.
  • Ma: la scala Ma (Hypomania, Mania) indica stati ipomaniacali (idee di grandezza, alto livello di attività, etc.).
  • Si: la scala Si (Social Introversion, Introversione sociale) indica le difficoltà che il soggetto riscontra nei rapporti con gli altri.

Vi sono poi scale supplementari che approfondiscono temi propri alle scale di base. Ad esempio: ansia, disadattamento scolastico, ruolo femminile, ruolo maschile, disagio coniugale, ecc.

Il risultato di un test MMPI quanto vale nel tempo?

Pochissimo: il risultato del test è una sorta di fotografia istantanea dello stato d’animo di una persona in un momento dato.

Dr. Giuliana Proietti

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Psicologia e mantenimento del peso

Psicologia e mantenimento del peso

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Mantenere il peso corporeo desiderato è spesso una sfida complessa che va oltre il semplice conteggio delle calorie e l’attività fisica regolare. L’atteggiamento mentale e la psicologia dell’alimentazione giocano un ruolo fondamentale nel successo a lungo termine nel mantenimento del peso. Ecco, dunque, qualche informazione in più e dei consigli per cercare di mantenere un atteggiamento coerente.

Perché non si riesce a mantenere il peso corporeo?

La maggior parte delle persone riesce ad ottenere con successo una perdita di peso in termini relativamente brevi, seguita da un plateau ponderale e poi, purtroppo, da un progressivo recupero del peso. In una meta-analisi di 29 studi a lungo termine sulla perdita di peso, più della metà del peso perso è stato riacquistato entro due anni, e entro cinque anni è stato riacquistato più dell’80% del peso perso. Ciò significa che solo un individuo su cinque in sovrappeso riesce a perdere peso a lungo termine.

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Cosa hanno di particolare le persone che riescono a mantenere il peso?

Sulla base degli studi del National Weight Control Registry, un database di oltre 4.000 individui che hanno mantenuto una perdita di peso corporeo di almeno il 10% per almeno un anno, si sono riscontrati vari comportamenti volti a ridurre l’apporto energetico, come limitare gli alimenti ad alto contenuto calorico e le bevande zuccherate, il controllo delle porzioni, un modello alimentare coerente nell’arco dei giorni, l’aumento del consumo di frutta e verdura, oltre ad essere fisicamente attivi per almeno un’ora al giorno.

Quanto è importante l’atteggiamento mentale?

L’atteggiamento mentale è il fondamento su cui si basa la capacità di mantenere il peso. Un atteggiamento positivo e motivato può, infatti, influenzare significativamente le abitudini alimentari e lo stile di vita.  I dati confermano l’importanza dell’autoregolamentazione, e in particolare dell’automonitoraggio dei comportamenti quotidiani che guidano l’assunzione e la spesa energetica, in particolare i comportamenti alimentari. Coloro che hanno un’elevato senso di autoefficacia e continuano a svolgere attività fisica, hanno maggiore successo nel sostenere la perdita di peso. E’ importante rimanere perseveranti di fronte agli insuccessi, continuando a monitorare i comportamenti alimentari, avendo come obiettivo un miglioramento della salute e dell’aspetto, grazie al peso ridotto.

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Quali sono i suggerimenti per riuscire ad essere costanti nel controllo del peso?

Eccone alcuni:

  • Coltivare l’Autostima: Un basso senso di autostima può portare a comportamenti alimentari disfunzionali e ad una tendenza ad auto-sabotare gli sforzi per mantenere il peso. Praticare l’auto-compassione e apprezzare il proprio valore può invece aiutare a superare queste difficoltà, così come svolgere attività che fanno sentire bene, che appassionano e che possono contribuire a mantenere un atteggiamento maggiormente positivo verso se stessi.
  • Affrontare i Pensieri Distruttivi: Spesso, pensieri negativi riguardo al cibo, al peso e all’aspetto fisico possono annientare i propri sforzi, anche senza consapevolezza. Identificare e affrontare questi pensieri distruttivi è essenziale per mantenere una prospettiva equilibrata e positiva, così come essere gentili con se stessi, cercare supporto quando se ne sente il bisogno e mantenere sempre uno spirito positivo.
  • Cambiare la Prospettiva: Piuttosto che concentrarsi esclusivamente sul numero che appare sulla bilancia,  concentrarsi su obiettivi di salute a lungo termine, come il miglioramento della resistenza, della forza e della agilità.
  • Consapevolezza Alimentare: Può essere utile tenere un diario alimentare, monitorando le porzioni e le attività fisiche svolte nella giornata. Praticare la consapevolezza alimentare significa anche imparare a mangiare lentamente, godendo pienamente dei sapori e delle sensazioni fisiche di sazietà.
  • Gestione dello Stress: Lo stress può essere un fattore scatenante per eventuali abbuffate, che fanno ingrassare. Praticare tecniche di gestione dello stress, come la meditazione, lo yoga, il training autogeno o la respirazione profonda, può aiutare a ridurre l’ansia e a promuovere scelte alimentari più sane.
  • Pianificazione dei Pasti: Preparare i pasti in anticipo e pianificare gli spuntini può aiutare a evitare decisioni alimentari impulsive e poco salutari. Inoltre, assicurarsi di avere cibi sani e nutrienti a portata di mano può ridurre la tentazione di optare per opzioni meno salutari.
  • Affrontare le Emozioni: Molte persone ricorrono al cibo per affrontare emozioni negative come la tristezza, la noia o lo stress. Sviluppare alternative sane per affrontare queste emozioni, come l’esercizio fisico, l’arte o la socializzazione, può ridurre la dipendenza dal cibo come meccanismo di coping. E’ importante cercare supporto da parte di amici o familiari per affrontare le emozioni negative in modo sano.
  • Consulenza Professionale: Se si hanno difficoltà a mantenere il peso è bene cercare aiuto da parte di professionisti come nutrizionisti, dietologi, psicologi specializzati in disturbi alimentari. Queste figure esperte possono fornire supporto psicologico, consigli nutrizionali personalizzati e strategie per affrontare le difficoltà legate al mantenimento del peso.

Dr. Giuliana Proietti Email: info@giulianaproietti.it
Skype: giuliana.proietti

  • Puntare su Cambiamenti Graduali e Sostenibili:  Per mantenere il peso nel lungo termine, è importante adottare cambiamenti graduali e sostenibili nello stile di vita. Evitare le diete drastiche o i programmi dimagranti veloci che possono portare a un effetto yo-yo sul peso. Piuttosto, concentrarsi su piccoli cambiamenti quotidiani come aumentare l’attività fisica, mangiare porzioni più piccole o scegliere cibi più sani. Questi cambiamenti progressivi sono più facili da mantenere nel tempo.
  • Celebrare i Successi: Riconoscere e celebrare i propri successi, anche quelli più piccoli, può rafforzare la motivazione e l’autostima. Premiarsi con qualcosa di non alimentare, come un massaggio, un libro o del tempo libero, può mantenere alto il morale e l’impegno nel mantenimento del peso.
  • Sopportare il disagio: Ciò significa imparare a sopportare il disagio di sentirsi occasionalmente affamati, di fare attività fisica invece di mangiare per lo stress e saper distinguere razionalmente la ricerca di ricompensa rispetto alla fame reale. Resistere, cercando non solo di accettare, ma alla fine di abbracciare questi inevitabili disagi che hanno lo scopo di mantenere il corpo in buona salute e di vivere più a lungo.

In conclusione, mantenere il peso ideale richiede non solo impegno fisico, ma anche un atteggiamento mentale positivo e consapevole, sviluppare una relazione sana con il cibo, imparare a gestire lo stress in modo efficace, adottare cambiamenti graduali nello stile di vita e lavorare sulla propria autostima: questi sono i passaggi chiave per raggiungere questo obiettivo. Trovare la strategia giusta per sé può richiedere tempo ed esperimenti vari: l’importante è non perdere mai la motivazione e andare avanti.

Dr. Giuliana Proietti

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Fonte principale:
Harvard Medical school 

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