Psicologia e Cyberspazio
Psicologia e Cyberspazio

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Giuliana Proietti Articoli

E’ ancora utile distinguere nettamente fra reale e virtuale?

No, seppure siano scenari completamente differenti, essi ormai si fondono e si completano fra loro in varie situazioni della vita.

Cosa è il cyberspazio?

Il cyberspazio è una sorta di mondo virtuale, una dimensione immateriale, parallela a quella fisica, a cui si accede collegandosi a Internet. Ogni persona conosce e vive diversamente questo spazio, a seconda delle sue interazioni e delle sue informazioni. Il modo più semplice per definire il cyberspazio è “il mondo di Internet”, oppure “la rete”.

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Come si realizza il cyberspazio?

Si realizza mettendo in comunicazione i computer di tutto il mondo in un’unica rete: questo permette a tutti agli utenti di interagire tra loro.

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Cosa significa il termine cyberspazio?

E’ la fusione di due parole: cibernetica e spazio.

Chi ha coniato il termine cyberspazio?

Il termine è comparso nella prima metà degli anni ottanta nella fantascienza cyberpunk di William Gibson, dove il ciberspazio comprendeva vari tipi di realtà virtuale, condivisa da utenti profondamente immersi in tali dimensioni, o da entità che sussistevano all’interno dei sistemi informatici.

Come interagiscono le persone nel cyberspazio?

Le persone interagiscono usando tecnologie per la comunicazione mediata dal computer.

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Quanto è grande il cyberspazio?

Il cyberspazio non ha confini e per questo non è circoscrivibile: ogni persona se lo rappresenta, qualitativamente e quantitativamente, a suo modo.

Il cyberspazio interessa la sfera emotiva delle persone?

Si, anche se non vi sono contatti fisici. Grazie alle moderne tecnologie è per possibile soddisfare molti sensi: la vista e l’udito, ad esempio, che permettono di darsi una rappresentazione piuttosto accurata di ciò che si sta guardando attraverso lo schermo, quasi ad immaginarselo nella realtà fisica.

Il cyberspazio deve essere considerato reale?

Si, deve essere considerato reale perché produce effetti concreti e tangibili sulla vita delle persone. In rete ormai le persone interagiscono per motivi di lavoro, di amicizia, di interesse, provando emozioni di varia natura che poi producono effetti nella vita reale.

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Oltre che di cyberspazio si può parlare di una cyberciviltà?

Si, infatti le persone che interagiscono in rete sono componenti attive di una cyberciviltà in cui esperienze ed informazioni si mescolano, creando una comunione di interessi e di nuovi rapporti umani. Ogni persona oggi appartiene ad almeno un gruppo online, con il quale condivide idee, informazioni e valori.

Come nasce l’esperienza umana nel cyberspazio?

Anzitutto c’è la conoscenza: conoscenza del mondo virtuale che si va a visitare collegandosi a Internet e, naturalmente, anche conoscenze tecniche per quanto riguarda l’uso degli strumenti che permettono la connessione, sia hardware che software.

Quale percezione hanno di Internet le persone?

Le persone percepiscono il proprio computer o cellulare come una estensione della propria mente: uno “spazio” che riflette e modella i loro gusti, i loro atteggiamenti ed interessi. Si pensi al linguaggio tecnologico che definisce le varie esperienze che si possono vivere nel cyberspazio: dominio, sito, finestre, stanze virtuali… Lo sforzo è, in effetti, quello di farlo sembrare uno spazio reale.

In che modo le interazioni nel cyberspazio sono diverse da quelle che avvengono nel mondo reale?

Ci sono varie differenze: in primis i confini geografici non esistono, le interazioni sociali possono essere sincrone, ma anche asincrone, quasi tutto è registrabile e si può interagire anche in modo anonimo, anche sperimentando identità diverse.

Cosa è la cyberpsicologia?

La cyberpsicologia è una nuova disciplina che cerca di comprendere il comportamento umano nel cyberspazio.

Quali sono i settori studiati finora dalla cyberpsicologia?

Finora la cyberpsicologia ha studiato le dipendenze da Internet, la mancanza di autostima a seguito del confronto su Internet, il cyberbullismo, la paura di perdersi qualcosa (FOMO), le interazioni sui social media, ecc.

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Disturbo schizotipico di personalità
Disturbo schizotipico di personalità

Disturbo schizotipico di personalità

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Cosa è il disturbo schizotipico di personalità?

Il disturbo schizotipico di personalità (DSP o StPD, dall’inglese schizotypal personality disorder) è un disturbo di personalità classificato nel cluster A del DSM-5.

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Cosa è un disturbo di personalità?

Un disturbo di personalità indica manifestazioni di pensiero e di comportamento “disadattivi” che si manifestano in modo pervasivo. Questi pensieri e comportamenti disadattivi diventano un “disturbo” nel momento in cui tali manifestazioni sintomatologiche causano un disagio clinicamente significativo.

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La persona si rende conto di avere un disturbo di personalità?

No, questi disturbi sono generalmente “egosintonici”, cioè la persona considera i propri sintomi come tratti peculiari della propria personalità, e non pensa si tratti di disturbi psicologici.

Come arriva all’osservazione dello psicologo una persona con un disturbo di personalità?

La persona viene spinta da altre persone ad andare da uno psicologo, oppure fa questa scelta in modo autonomo, in seguito al disagio causato da patologie in comorbilità (ansia, isolamento sociale e depressione, disturbi ossessivo-compulsivi, schizofrenia e psicosi in casi gravi).

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I pazienti con questi disturbi hanno un ritardo mentale?

Generalmente no: possono manifestare immaturità emotiva e psicoaffettiva, pur essendo intellettualmente normali e senza ritardo mentale.

Da cosa si originano i disturbi di personalità?

I disturbi di personalità sembrerebbero associati a eventi potenzialmente traumatogeni subiti in età evolutiva in soggetti geneticamente predisposti.

Quali sono i disturbi del gruppo A nel DSM-5?

I disturbi del gruppo A si riferiscono a pazienti con comportamenti “strani” o paranoici. I Disturbi di personalità del Gruppo A sono :il disturbo Schizotipico, il disturbo Paranoide, il disturbo Schizoide.

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Quali sono le caratteristiche del paziente con disturbo schizotipico?

Le persone con disturbo di personalità schizotipico mostrano in genere comportamenti insoliti, discorsi strani e credenze magiche. Spesso non si rendono conto che il loro comportamento è insolito o problematico.

Quale è la differenza fra disturbo schizoide di personalità e disturbo schizotipico?

Il disturbo schizoide di personalità (ScPD) è una condizione caratterizzata da un modello di distacco e disinteresse generale verso le relazioni sociali. Il disturbo schizotipico di personalità (STPD) porta le persone a provare disagio nelle relazioni personali, ma non mancanza di interesse per esse.
Inoltre, le persone con disturbo schizotipico hanno pensieri e comportamenti particolari, come il pensiero magico, mentre chi ha il disturbo schizoide di personalità no.

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Il disturbo schizotipico è diverso dalla schizofrenia?

Si: il disturbo schizotipico di personalità è distinto dalla schizofrenia perché le persone non hanno sintomi psicotici, come allucinazioni e deliri, che sono segni distintivi della schizofrenia.

Quando inizia questo disturbo?

Inizia negli anni dell’adolescenza, quando la personalità si sviluppa e matura ulteriormente.


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Quali sono i segni e i sintomi del disturbo schizotipico di personalità?

Una persona con disturbo di personalità schizotipico può avere molte difficoltà a formare relazioni strette e a mantenerle, a causa di un’interpretazione distorta delle interazioni sociali, oltre che di uno strano comportamento sociale.

Inoltre, questi soggetti possono:

  • Avere un’intensa ansia sociale e scarse relazioni sociali;
  • Non avere amici stretti o confidenti, ad eccezione dei parenti di primo grado;
  • Avere comportamenti particolari;
  • Fare pensieri e discorsi strani, come usare frasi eccessivamente astratte o concrete, o usare frasi e parole in modi insoliti;
  • Avere esperienze percettive insolite e credenze magiche, come pensare di avere speciali poteri paranormali;
  • Interpretare erroneamente situazioni o avvenimenti ordinari come aventi un significato speciale per loro (idea di riferimento);
  • Essere paranoici e sospettosi delle intenzioni degli altri;
  • Avere difficoltà a rispondere in modo appropriato ai segnali sociali, come mantenere il contatto visivo;
  • Avere una mancanza di motivazione e risultati insufficienti in contesti educativi e lavorativi.

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Come si arriva a una diagnosi di disturbo schizotipico, visto che il paziente non si rende conto dei suoi disturbi?

Poiché una persona sospettata di avere un disturbo schizotipico di personalità può non comprendere i propri sintomi, i professionisti della salute mentale spesso lavorano con la famiglia e gli amici della persona per raccogliere maggiori dettagli sui suoi comportamenti e sulla sua storia.

Il pazienti con disturbo schizotipico soffrono anche di altri disturbi?

Si. È molto comune per queste persone soffrire di altri disturbi, tra cui:

  • Disturbo d’ansia sociale,
  • Depressione,
  • Disturbo ossessivo-compulsivo,
  • Disturbo da uso di sostanze.

Come si cura il disturbo?

In genere si cura con un approccio farmacologico (farmaci antipsicotici – neurolettici a basso dosaggio)
La psicoterapia aiuta a far comprendere al paziente i pensieri e i comportamenti disfunzionali, fra cui il pensiero magico, paranoico o referenziale, per un suo migliore funzionamento sociale.

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Il mate value: quanto si vale in coppia
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Cosa è il mate value?

E’ la sensazione di essere un/una partner desiderabile in una relazione sentimentale.

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Quando è nata questa espressione e chi l’ha coniata?

E’ nata nel 1979 ad opera di Donald Symons, il quale con questo termine voleva spiegare perché alcune persone sembrano partner sentimentali più appetibili di altre. Nella sua teoria il mate value delle donne è dovuto principalmente alla giovinezza e alla bellezza, negli uomini è dovuto allo status sociale e alla capacità di esercitare il potere. Questo concetto è stato successivamente ampliato, da altri autori (Fletcher, Tither, O’Loughlin et al. 2004, Miller 2000), per includere altri tratti attraenti in un partner stabile: intelligenza, creatività, umorismo, stabilità emotiva, calore e fedeltà. Questi ultimi tratti sono particolarmente apprezzati nei rapporti di lunga durata, mentre per i rapporti occasionali in genere contano i tratti individuati da Symons.

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Il mate value quanto incide sull’autostima?

Moltissimo: è una delle più importanti fonti di autostima.

Come si calcola il mate value?

Il mate value viene calcolato da ciascuno in maniera inconscia e automatica, a seconda della presenza/assenza dei principali indicatori. L’attrazione reciproca deriva in genere dall’uso degli stessi indicatori di adeguatezza.

Quali sono i principali indicatori di adeguatezza a livello fisico?

Per le donne un corpo a forma di clessidra (Singh 2002), per gli uomini un busto con le spalle larghe, che somiglia a un triangolo invertito (Sugiyama, 2005).

Quali caratteristiche si vorrebbero incontrare in un partner di lunga durata?

In cima alla lista, per uomini e donne, sono indicate le qualità che rendono il/la partner una persona adeguata, come coniuge o genitore: gentilezza, affidabilità, comprensività, non essere incline all’infedeltà o all’abbandono. (Buss, 1989) Le caratteristiche che abbassano la desiderabilità di un partner sono: scarso controllo della rabbia, tendenza a cercare partner diversi, inaffidabilità, problemi di salute, scarsa disponibilità, atteggiamento sprezzante, problemi di alcol e droga, cattiva igiene personale e cattivo odore. Le qualità genitoriali ricercate in un/una partner sono l’essere sensibile, accudente, premuroso/a, leale.

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Nella scelta di partner per relazioni occasionali valgono gli stessi criteri?

No: entrambi i generi privilegiano la bellezza fisica e la vitalità rispetto al calore e all’affabilità.

Cosa si prova quando i propri indicatori di adeguatezza vengono o non vengono apprezzati?

Si può provare orgoglio nel primo caso e vergogna nel secondo caso. Per questo l’autostima è spesso strettamente correlata al proprio mate value.

Come si forma la coppia, considerando il mate value?

In genere si hanno maggiori probabilità di costruire una coppia con un/una partner che abbia un mate value simile al proprio, anche se in tutti vi è l’aspirazione ad incontrare qualcuno che abbia caratteristiche migliori delle proprie e il timore di doversi contentare di qualcuno che abbia un mate value inferiore. Le persone che hanno un elevato mate value possono avvicinare persone che hanno i tratti più desiderabili (Conroy-Beam, Buss, 2016).

Cosa sostiene la teoria dello “scambio sociale”?

Sostiene che le relazioni sociali crescono, si sviluppano e si deteriorano a causa di specifici processi di scambio nel corso dei quali i partner barattano costi e sacrifici. Finché i benefici della relazione sono superiori ai costi, le persone tendono a preservare il rapporto. Allo stesso modo il confronto fra la relazione in atto e le alternative disponibili è un elemento determinante per stabilire il livello di impegno che si è disposti a mantenere (Thibaut, Kelley, 1959)

Cosa comporta avere bassi livelli di mate value?

Bassi livelli di mate value sono associati a depressione, ansia e insicurezza.

Il mate value migliora o peggiora con l’età?

La bellezza e la vitalità tendono a ridursi con l’età e si perde il fascino della giovinezza. Viceversa, lo status sociale e la disponibilità economica possono migliorare con l’età, con il consolidamento della carriera professionale e l’accumulo di risorse economiche. Anche la capacità di esprimere l’affetto e l’affidabilità possono migliorare con l’età, attraverso il raggiungimento di una maggiore maturità emotiva. Con gli anni, dunque, si può compensare in altri modi la perdita del fascino della giovinezza.

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Quanto contano le caratteristiche di personalità nella scelta del partner?

Molto: ad esempio le persone con elevati livelli di narcisismo sono affascinate da partner “perfetti”: fisicamente attraenti, sicuri di sé, ambiziosi. Le persone meno narcisiste hanno aspettative più modeste a proposito dell’aspetto fisico e dello status sociale, e invece valorizzano le caratteristiche di personalità.

Come mantenere alto il proprio mate value in una relazione di lungo termine?

Una volta scemata la novità della conquista sessuale, le caratteristiche che contano in un rapporto di lunga durata sono improntate alla disponibilità, all’accudimento, alla sensibilità e persino alla vulnerabilità: tutti questi elementi creano l’intimità emotiva che mantiene vivo il desiderio sessuale nelle relazioni sentimentali.

Si può tradire per frequentare una persona che abbia un mate value superiore a quello del/della partner?

Si, è una delle ragioni che portano a scegliere l’infedeltà. In questo modo si cerca di validare la propria desiderabilità sentimentale e sessuale da parte di un/una partner affascinante. E’ una esperienza che permette una significativa affermazione di sé e alla quale è spesso difficile dover rinunciare, allo scopo di affermare i propri valori di lealtà, devozione e impegno nella relazione.

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Si può tradire per avere conferma sul proprio mate value?

Si, in una relazione di lungo termine si può sentire il bisogno di essere rassicurati sul proprio mate value, soprattutto quando diminuiscono la frequenza dei rapporti sessuali e i momenti di intimità.

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Il tradimento è sempre traumatico nella coppia?

Generalmente si: l’infedeltà comporta una ferita dell’attaccamento, che ne compromette la sicurezza, e una lesione al sentimento del Sè, che danneggia l’autostima. Quando si perde la lealtà di un/una partner in favore di un/una rivale, è difficile mantenere la sensazione di un attaccamento sicuro e una positiva opinione di se stessi.

Esiste un mate value relazionale, riferito dunque non solo alle persone, ma alla coppia?

Si, se la coppia è bene assortita, i partner diventano sempre più insostituibili, a mano a mano che la coppia costruisce una storia comune e dà vita a una famiglia, riuscendo ad avere i propri successi grazie al funzionamento “di squadra”.

Cosa favorisce la costruzione di un mate value relazionale?

La capacità di confrontarsi sempre in modo costruttivo, anche quando i due partner rivelano gli aspetti meno piacevoli di se stessi, con il tempo rende i due partners reciprocamente insostituibili, le persone con le quali si desidera invecchiare.

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