L'infedeltà nel ciclo di vita
L’infedeltà nel ciclo di vita

L’infedeltà nel ciclo di vita

Giuliana Proietti Articoli

Quali sono le caratteristiche della sessualità giovanile rispetto all’infedeltà?

In questa fase della vita la pulsione sessuale è estremamente intensa, ma in genere non si è ancora sviluppata una predisposizione all’impegno relazionale. Per questo motivo le infedeltà fra i giovani sono frequenti, ma in genere esse segnano anche la fine della relazione (Negash, Cui, Fincham, 2014).

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Il tasso di infedeltà aumenta con l’età?

No, in genere diminuisce, a mano a mano che l’età aumenta: la pulsione sessuale è infatti meno intensa ed è più forte il legame verso la famiglia e il/la partner.

Le persone anziane tradiscono di meno?

Si, perché hanno meno da guadagnare da un tradimento, rispetto alle persone più giovani. Ciò nonostante, il tasso di infedeltà si mantiene significativo per tutta la vita.

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Perché  le persone più anziane possono decidere di tradire?

Il rischio di infedeltà in età anziana è in genere legato allo scarso appagamento relazionale, alla noia sessuale, al desiderio di varietà e anche alla voglia di vendetta verso un/una partner fedifrago/a o rancoroso/a.

I più giovani tradiscono anche se hanno un rapporto stabile e una famiglia?

Si, è infatti è molto probabile che un matrimonio fra giovani adulti si concluda con un divorzio, rispetto a matrimoni contratti in un periodo successivo della vita (Lowenstein, 2005). Questo è dovuto a problemi di egocentrismo e scarsa empatia.

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Cosa è necessario perché un matrimonio resista alle sfide del tempo?

Una relazione di lungo termine, sessualmente esclusiva e caratterizzata da un legame di attaccamento sicuro richiede una buona esperienza relazionale e un certo livello di maturità psicologica.

Perché le scelte giovanili in fatto di relazioni sono quasi sempre sbagliate?

Perché è necessario sperimentare ed esplorare le relazioni e la sessualità (e imparare dai propri errori) per poter scegliere adeguatamente un/una partner in linea con le proprie esigenze e avere acquisito le abilità per conservare il suo affetto nel tempo.

L’insoddisfazione per la mancanza di qualità della relazione e per gli scarsi rapporti sessuali può essere migliorata da una terapia di coppia?

Si, le difficoltà possono essere risolte tramite una terapia di coppia o una terapia sessuale, a condizione che entrambi i partner siano disposti a discutere dei loro problemi e si impegnino per risolverli. Purtroppo, in genere gli stessi fattori che contribuiscono alla riduzione della pulsione e del funzionamento sessuale, possono anche contribuire a una diminuzione della disponibilità ad affrontare l’argomento.

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Perché diminuisce la frequenza dei rapporti sessuali nella coppia?

Diminuisce a causa dell’invecchiamento biologico, del peggioramento dello stato di salute, dalla minore novità rappresentata dai rapporti stessi. In particolare, gli uomini perdono la potenza dell’erezione e le donne provano dolore vaginale per carenza di lubrificazione. Anche la personalità può diventare meno attraente: si può perdere vitalità e entusiasmo, insieme al senso dell’umorismo, e questo può trasformare una persona, facendola diventare il classico tipo dell’anziano brontolone che si lamenta di tutto. Nonostante questo, molte persone rimangono sessualmente attive anche durante la vecchiaia (Trudel, Turgeon, Piché 2010)

Si può essere coppia anche senza rapporti sessuali?

Sempre più spesso si riconosce che alcune persone possano essere (o diventare) asessuali, e i tassi di prevalenza di questa condizione aumentano con l’età. Il problema è che non sempre entrambi i partner diventano asessuali nello stesso periodo e il partner asessuale che viene tradito può rimanere sorpreso e sentirsi ferito e umiliato dal tradimento subito, anche se da anni nella coppia non vi erano più rapporti sessuali.

Perché un partner asessuale può pensare che la coppia abbia un senso anche senza rapporti sessuali?

Il partner asessuale può pensare egocentricamente che anche l’altro partner non abbia più desiderio per la sessualità e che la coppia possa andare avanti solo con lo scopo di invecchiare insieme e tenersi compagnia.

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Quando un partner può mostrarsi asessuale anche se non lo è?

Quando si sente respinto ogni volta che prova a mostrarsi seducente, romantico o sessualmente provocante.

Perché alcuni anziani improvvisamente diventano dei traditori?

Può dipendere dall’incontro con una persona che permette loro di risentire un intenso senso di vitalità, di eccitazione sessuale e di passione romantica: questo oggettivamente è il migliore antidoto verso la deprimente realtà dell’invecchiamento e dell’approssimarsi della morte. Le persone infelicemente monogame possono essere più inclini all’infedeltà o al divorzio, man mano che i figli diventano più indipendenti.

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Il mate value: quanto si vale in coppia
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Cosa è il mate value?

E’ la sensazione di essere un/una partner desiderabile in una relazione sentimentale.

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Quando è nata questa espressione e chi l’ha coniata?

E’ nata nel 1979 ad opera di Donald Symons, il quale con questo termine voleva spiegare perché alcune persone sembrano partner sentimentali più appetibili di altre. Nella sua teoria il mate value delle donne è dovuto principalmente alla giovinezza e alla bellezza, negli uomini è dovuto allo status sociale e alla capacità di esercitare il potere. Questo concetto è stato successivamente ampliato, da altri autori (Fletcher, Tither, O’Loughlin et al. 2004, Miller 2000), per includere altri tratti attraenti in un partner stabile: intelligenza, creatività, umorismo, stabilità emotiva, calore e fedeltà. Questi ultimi tratti sono particolarmente apprezzati nei rapporti di lunga durata, mentre per i rapporti occasionali in genere contano i tratti individuati da Symons.

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Il mate value quanto incide sull’autostima?

Moltissimo: è una delle più importanti fonti di autostima.

Come si calcola il mate value?

Il mate value viene calcolato da ciascuno in maniera inconscia e automatica, a seconda della presenza/assenza dei principali indicatori. L’attrazione reciproca deriva in genere dall’uso degli stessi indicatori di adeguatezza.

Quali sono i principali indicatori di adeguatezza a livello fisico?

Per le donne un corpo a forma di clessidra (Singh 2002), per gli uomini un busto con le spalle larghe, che somiglia a un triangolo invertito (Sugiyama, 2005).

Quali caratteristiche si vorrebbero incontrare in un partner di lunga durata?

In cima alla lista, per uomini e donne, sono indicate le qualità che rendono il/la partner una persona adeguata, come coniuge o genitore: gentilezza, affidabilità, comprensività, non essere incline all’infedeltà o all’abbandono. (Buss, 1989) Le caratteristiche che abbassano la desiderabilità di un partner sono: scarso controllo della rabbia, tendenza a cercare partner diversi, inaffidabilità, problemi di salute, scarsa disponibilità, atteggiamento sprezzante, problemi di alcol e droga, cattiva igiene personale e cattivo odore. Le qualità genitoriali ricercate in un/una partner sono l’essere sensibile, accudente, premuroso/a, leale.

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Nella scelta di partner per relazioni occasionali valgono gli stessi criteri?

No: entrambi i generi privilegiano la bellezza fisica e la vitalità rispetto al calore e all’affabilità.

Cosa si prova quando i propri indicatori di adeguatezza vengono o non vengono apprezzati?

Si può provare orgoglio nel primo caso e vergogna nel secondo caso. Per questo l’autostima è spesso strettamente correlata al proprio mate value.

Come si forma la coppia, considerando il mate value?

In genere si hanno maggiori probabilità di costruire una coppia con un/una partner che abbia un mate value simile al proprio, anche se in tutti vi è l’aspirazione ad incontrare qualcuno che abbia caratteristiche migliori delle proprie e il timore di doversi contentare di qualcuno che abbia un mate value inferiore. Le persone che hanno un elevato mate value possono avvicinare persone che hanno i tratti più desiderabili (Conroy-Beam, Buss, 2016).

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Cosa sostiene la teoria dello “scambio sociale”?

Sostiene che le relazioni sociali crescono, si sviluppano e si deteriorano a causa di specifici processi di scambio nel corso dei quali i partner barattano costi e sacrifici. Finché i benefici della relazione sono superiori ai costi, le persone tendono a preservare il rapporto. Allo stesso modo il confronto fra la relazione in atto e le alternative disponibili è un elemento determinante per stabilire il livello di impegno che si è disposti a mantenere (Thibaut, Kelley, 1959)

Cosa comporta avere bassi livelli di mate value?

Bassi livelli di mate value sono associati a depressione, ansia e insicurezza.

Il mate value migliora o peggiora con l’età?

La bellezza e la vitalità tendono a ridursi con l’età e si perde il fascino della giovinezza. Viceversa, lo status sociale e la disponibilità economica possono migliorare con l’età, con il consolidamento della carriera professionale e l’accumulo di risorse economiche. Anche la capacità di esprimere l’affetto e l’affidabilità possono migliorare con l’età, attraverso il raggiungimento di una maggiore maturità emotiva. Con gli anni, dunque, si può compensare in altri modi la perdita del fascino della giovinezza.

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Quanto contano le caratteristiche di personalità nella scelta del partner?

Molto: ad esempio le persone con elevati livelli di narcisismo sono affascinate da partner “perfetti”: fisicamente attraenti, sicuri di sé, ambiziosi. Le persone meno narcisiste hanno aspettative più modeste a proposito dell’aspetto fisico e dello status sociale, e invece valorizzano le caratteristiche di personalità.

Come mantenere alto il proprio mate value in una relazione di lungo termine?

Una volta scemata la novità della conquista sessuale, le caratteristiche che contano in un rapporto di lunga durata sono improntate alla disponibilità, all’accudimento, alla sensibilità e persino alla vulnerabilità: tutti questi elementi creano l’intimità emotiva che mantiene vivo il desiderio sessuale nelle relazioni sentimentali.

Si può tradire per frequentare una persona che abbia un mate value superiore a quello del/della partner?

Si, è una delle ragioni che portano a scegliere l’infedeltà. In questo modo si cerca di validare la propria desiderabilità sentimentale e sessuale da parte di un/una partner affascinante. E’ una esperienza che permette una significativa affermazione di sé e alla quale è spesso difficile dover rinunciare, allo scopo di affermare i propri valori di lealtà, devozione e impegno nella relazione.

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Si può tradire per avere conferma sul proprio mate value?

Si, in una relazione di lungo termine si può sentire il bisogno di essere rassicurati sul proprio mate value, soprattutto quando diminuiscono la frequenza dei rapporti sessuali e i momenti di intimità.

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Il tradimento è sempre traumatico nella coppia?

Generalmente si: l’infedeltà comporta una ferita dell’attaccamento, che ne compromette la sicurezza, e una lesione al sentimento del Sè, che danneggia l’autostima. Quando si perde la lealtà di un/una partner in favore di un/una rivale, è difficile mantenere la sensazione di un attaccamento sicuro e una positiva opinione di se stessi.

Esiste un mate value relazionale, riferito dunque non solo alle persone, ma alla coppia?

Si, se la coppia è bene assortita, i partner diventano sempre più insostituibili, a mano a mano che la coppia costruisce una storia comune e dà vita a una famiglia, riuscendo ad avere i propri successi grazie al funzionamento “di squadra”.

Cosa favorisce la costruzione di un mate value relazionale?

La capacità di confrontarsi sempre in modo costruttivo, anche quando i due partner rivelano gli aspetti meno piacevoli di se stessi, con il tempo rende i due partners reciprocamente insostituibili, le persone con le quali si desidera invecchiare.

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Zoofilia
La zoofilia: indicazioni terapeutiche

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Cosa significa zoofilia?

Il termine zoofilia (dal greco antico: ζῴoν, zôon, «animale» e -φιλία, -philia, «”amicizia”, “propensione”, “amore”») può riferirsi al sentimento o atteggiamento di affetto e protezione verso gli animali, ma in psicopatologia viene spesso usato come sinonimo di zooerastia (dal greco antico ζῴoν, zôon, «animale» e ἐραστεύω, erasteúō, «provare amore o desiderio»), o bestialità, per indicare la preferenza sessuale che porta ad avere rapporti sessuali con animali non umani.

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Da quanto tempo gli umani si accoppiano con animali?

Gli esseri umani hanno fatto sesso con gli animali sin dalla prima storia documentata. Le pitture rupestri da 15.000 a 20.000 anni fa lo dimostrano e si ipotizza che si trattasse di contatti ammessi dalla società. La bestialità era presente anche nella mitologia greca, con il dio greco Zeus che scendeva dal Monte Olimpo e si presentava in forma animale, accoppiandosi con gli umani. Pan, un’altra figura mitologica, era un satiro – mezzo capro, mezzo umano – che si pensava fosse nato da questo genere di accoppiamento.

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Quanto è diffusa la zoofilia?

Secondo lo studio di Kinsey, Pomeroy e Martin (1948) sui comportamenti sessuali di 5.300 uomini americani, un uomo su 13 circa aveva contatti sessuali con gli animali. Gli autori hanno riferito che il contatto sessuale con gli animali era limitato agli adolescenti e ai giovani,  in gran parte residenti in campagna, a contatto con gli animali.

Kinsey et al. (1948) riportarono, tuttavia, che nel loro campione c’erano anche uomini sulla cinquantina che avevano rapporti con animali e avevano un caso di un uomo che aveva più di 80 anni.

Lo studio di Kinsey, Pomeroy, Martin e Gebhard (1953) sui comportamenti sessuali di 5.792 donne americane rivelò che anche le donne praticavano la bestialità. Circa il 5% delle donne nel campione riferì di aver avuto contatti sessuali con animali, ma solo l’1,2% aveva avuto ripetuti contatti genitali, sesso orale o rapporti con animali. In circa la metà dei casi, il contatto con gli animali si era limitato ad una singola esperienza.

Un altro studio che fornisce un’idea sui tassi di prevalenza della bestialità è lo studio Hunt (1974), che ha analizzato i dati di questionari informativi sul sesso compilati da 982 uomini e 1.044 donne. I dati del sondaggio di Hunt indicano tuttavia un netto calo dei tassi di bestialità, rispetto agli studi precedenti, con una incidenza del 4,9% per gli uomini e dell’1,9% per le donne.

Come viene classificata la zoofilia?

La zoofilia è stata elencata per la prima volta come parafilia nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, 3a edizione (DSM-III) (American Psychological Association, 1980). Secondo il comitato diagnostico che lavorò sulla zoofilia per il DSM-III-R  “la zoofilia non è praticamente mai un problema clinicamente significativo di per sé” (APA, 1987). Per questo è stata omessa come diagnosi formale ed è stata aggiunta nella categoria diagnostica della “parafilia non altrimenti specificata”.

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Quale studioso si è dedicato in particolare a questo argomento di studio?

E’ stato lo psicoterapeuta Hani Miletski, PhD, di Bethesda, nel Maryland, il quale ha studiato 82 uomini e 11 donne identificatisi online come zoofili; la metà di loro erano laureati e il 26% degli uomini e il 9% delle donne erano sposati.

Quali sono le caratteristiche di personalità dello zoofilo?

In genere si tratta di persone con scarse abilità sociali, difficoltà sessuali e ‘timidezza’.

Ci si è mai posti domande sul “consenso” da parte degli animali?

Certamente. La questione etica è un’area molto interessante, ma purtroppo, per quanto riguarda il consenso degli animali, non c’è modo di confermare ciò che essi davvero vogliano in una data situazione.

Lo zoofilo prova sensi di colpa verso gli animali?

Per la maggior parte degli zoofili, la consapevolezza iniziale di essere attratti dagli animali è egodistonica. Provano vergogna e senso di colpa e soffrono molto per la loro incapacità di fermarsi. Marshall (1972) aggiunge che spesso i forti sensi di colpa vissuti dagli zoofili siano accompagnati da manifestazioni psicosomatiche che si sviluppano negli anni successivi.

Una delle scoperte sorprendenti di uno studio di Miletski è stata tuttavia che gli zoofili non avevano intenzione di smettere di fare sesso con gli animali. Le ragioni dei partecipanti erano concentrate sul voler essere fedeli a se stessi e godersi il sesso (e la relazione) con l’animale.

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Con quali animali si tende a fare sesso?

Lo studio di Miletski  ha rivelato che il partner sessuale animale più popolare per gli uomini (74 = 90%) e per le donne (11 = 100%) era un cane maschio.
Il secondo animale più popolare per gli uomini (59=72%) e le donne (8=73%) era un cane femmina.
Il terzo partner animale più popolare segnalato dagli uomini (44 = 54%) e dalle donne (6 = 55%) erano equini maschi.
Gli uomini hanno segnalato equini femmine (43 = 52%) come il loro successivo partner sessuale animale più popolare, mentre le donne hanno riferito di felini maschi (3 = 27%).

Quali tipi di rapporti sessuali si hanno con gli animali?

Quando si trattava di animali maschi, gli uomini hanno riferito di masturbare l’animale (52= 64%), eseguire fellatio sull’animale (33= 42%) e sottoporsi a rapporti anali eseguiti dall’animale (27= 34%).

Le donne hanno riferito di masturbare l’animale maschio (7 = 64%), di farsi fare il cunnilingus dall’animale (6 = 55%), di avere rapporti vaginali-penieni con l’animale (6 = 55%) e di eseguire fellatio sull’animale (5 = 45%).

Per quanto riguarda gli animali femmine, gli uomini hanno riferito di avere rapporti vaginali-penieni con l’animale (45 = 55%), di masturbare l’animale (31 = 38%) e di eseguire cunnilingus sull’animale (27 = 34%). Le donne hanno riferito di aver fatto eseguire il cunnilingus all’animale femmina (4 = 36%).

L’ottantatre percento degli uomini dello studio faceva attualmente sesso con animali a un ritmo di circa 3 volte a settimana in media, ma questo variava da una volta all’anno a tre volte al giorno.

In letteratura si conoscono casi clinici di zoofilia ben documentati?

Si, ad esempio c’è il caso del signor C, un uomo bianco divorziato sulla trentina. Uomo molto religioso, attivo in chiesa e nel suo gruppo sociale, il signor C si lamentava della sua incapacità di resistere a fare sesso con i cani. Non possedendo un cane, usciva la sera, si spogliava e faceva sesso con i cani del vicinato. Lo conoscevano tutti e, alla sua vista, si eccitavano sessualmente e lo montavano. Alcune notti si sottometteva a dozzine di cani maschi. Durante il giorno, il signor C cacciava via i cani quando si avvicinavano a lui, temendo che rivelassero il suo segreto davanti alla gente. A volte, ha riferito, i cani iniziavano a montarlo in presenza di persone, trasformando l’incontro in una situazione molto imbarazzante. Il signor C viveva con l’anziana madre e la figlia adolescente. Trascorreva la maggior parte del suo tempo in chiesa, insegnando e aiutando i bisognosi.

In psicoterapia, il signor C riferì di aver goduto delle sensazioni fisiche di un cane che gli penetrava l’ano (a volte fino all’orgasmo senza doversi toccare). Gli piaceva anche compiacere i cani e sentire che lo desideravano. Eppure il suo piacere e i suoi comportamenti erano egodistonici ed era tormentato dai suoi stessi comportamenti e dalla paura di essere “scoperto”.

Per quanto riguarda il trattamento, gli anti-androgeni non erano un’opzione per lui perché stava già assumendo ormoni per altri disturbi. I farmaci antidepressivi non erano stati efficaci. La terapia orientata all’insight, la formazione sull’assertività sociale e l’educazione sessuale non avevano fatto nulla per diminuire il suo desiderio verso i cani.

A questo punto il terapeuta ha cercato di aiutare il signor C non a fermare la sua bestialità, ma piuttosto a esplorare i significati insiti nei suoi comportamenti. Con il progredire della terapia, il signor C si è reso conto che i suoi comportamenti sessuali con i cani avevano più a che fare con i suoi sentimenti nei loro confronti che con il sesso. Alla fine, il signor C ha potuto ammettere di amare uno dei cani del suo quartiere e di desiderare “fare l’amore” solo con lui. Questa presa di coscienza ha contribuito a ridurre l’ansia e i sensi di colpa del signor C. Quando quel cane morì il signor C si prese un cucciolo. Aspettò che il cucciolo maturasse prima di fare qualsiasi avance sessuale nei suoi confronti, ma quando si accorse che il suo cane non era interessato a fare sesso con lui, il signor C perse interesse a fare sesso con i cani.


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Come viene normata la zoofilia?

La zoofilia è illegale in molti paesi. In Italia non esistono leggi specifiche, ma nel 2012 la Corte suprema di cassazione si è espressa considerando l’avere atti sessuali con un animale come reato di maltrattamento di animali. Il reato è punito con la reclusione da 3 mesi a 18 mesi o con una multa da 5 000 a 30 000 euro (la pena è aumentata della metà se dai fatti deriva la morte dell’animale). Non esistono tuttavia norme italiane che puniscano la visione e/o il possesso di materiale zoopornografico.

Quanto è forte la disapprovazione sociale?

La disapprovazione sociale è molto dura e gli zoofili possono essere ridicolizzati, attaccati verbalmente e fisicamente e le loro carriere e relazioni distrutte (Miletski, 2000). Per questo motivo gli zoofili non rivelano facilmente il loro vero io a nessuno, a meno che non sentano di potersi fidare: undici dei 21 uomini che hanno raccontato ai loro psicoterapeuti di aver fatto sesso con animali hanno riferito di aver avuto reazioni negative. Ad esempio, uno dei terapeuti pensava che il suo cliente stesse scherzando e si mise a ridere. Un altro non sapeva cosa fosse uno zoofilo, un altro aveva cercato di costringere il suo cliente a smettere.

Quanto è comune il tentativo di suicidio fra gli zoofili?

La vita di questi soggetti è una vita di segretezza e paura, che può portare a isolamento, ansia, depressione e tentativi di suicidio. Diciotto uomini (22%) e una donna nello studio di Miletski hanno riferito di aver tentato il suicidio. Le loro ragioni erano le seguenti: “depressione”, “isolamento”, “sentirsi non amati”, “bassa autostima”, “rabbia”, “stress” e, “sensazione di essere un mostro”.

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Da cosa può dipendere la zoofilia?

Molti dei partecipanti allo studio citato hanno riferito di aver subito abusi durante l’infanzia. Il 44% degli uomini e il 45% delle donne hanno riferito di abusi psicologici e il 20% degli uomini e il 27% delle donne hanno riferito di abusi fisici. Per la domanda sull’abuso sessuale, Miletski ha utilizzato l’ampia definizione di abuso sessuale infantile (impegnarsi in qualsiasi comportamento sessuale o essere sottoposto da bambino a un comportamento sessuale con o da parte di una persona che ha almeno 5 anni in più del bambino) e ha posto ai partecipanti varie domande che hanno portato a più rivelazioni di episodi di abuso sessuale infantile di quanto riportato: 40% per gli uomini e 36% per le donne. Sulla base di questi risultati, il consiglio terapeutico è quello di esplorare la vittimizzazione infantile di un cliente zoofilo e lavorarci sopra.

Che relazione hanno gli zoofili con gli animali?

Molti zoofili trattano i loro animali come partner sessuali, alcuni addirittura come coniugi. Poiché l’aspettativa di vita degli animali è molto più breve di quella umana, gli zoofili tendono a piangere la morte di diversi amanti per tutta la vita. Perdere un animale domestico è già abbastanza difficile e quando l’animale era un amante, il dolore è molto più profondo e più forte. Inoltre, quando gli zoofili non possono esprimere l’entità del loro dolore – poiché nessuno conosce la vera natura della loro relazione con l’animale deceduto – l’esperienza può diventare devastante (Miletski, 2000).

Matthews (1994) riferisce che ci sono alcuni zoofili che sentono che il loro “vero spirito” sia animale e che i loro corpi umani siano quindi inappropriati (“Mi sento attratto dai cani. Rottweiler sopra tutte le altre razze. È come se fossi un Rottweiler, ma ho il corpo di un essere umano.”) Matthews suggerisce che questi zoofili siano in qualche modo simili ai transessuali, che sentono che i loro genitali non corrispondono alla loro identità di genere. Usa il termine disforia di specie per descrivere questa particolare situazione.

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Quali trattamenti sono stati utilizzati per questi soggetti?

Krafft-Ebing (1935) istruì un uomo di 47 anni sullo “stare in guardia contro la masturbazione e la bestialità e cercare di più la compagnia delle donne.” Aveva inoltre “prescritto anafrodisiaci, consigliato frugalità, leggera idroterapia, molto esercizio all’aria aperta, e occupazione stabile”

Cerrone (1991) ha suggerito un trattamento per la zoofilia che consiste in terapia familiare, training di assertività sociale ed educazione sessuale. Quest’ultimo è previsto per ridurre i “pensieri errati sul sesso dei clienti e per educarli alle norme dello sviluppo sessuale”.

McNally e Lukach (1994) trattarono un uomo di 33 anni, bianco, leggermente ritardato mentalmente che si masturbava compulsivamente di fronte a cani di grossa taglia, e spesso li persuadeva a leccargli il pene dopo che aveva eiaculato. Le fantasie sessuali del paziente riguardavano esclusivamente attività esibizionistiche davanti ai cani. Gli autori hanno offerto a questo paziente un programma di trattamento comportamentale di 6 mesi composto da sazietà masturbatoria, sensibilizzazione nascosta, e procedure di controllo dello stimolo. Gli autori riferiscono che al termine il paziente non era più eccitato sessualmente dai cani e le sue fantasie masturbatorie riguardavano solamente l’attività sessuale con le donne.

Secondo quanto riferito, altri psicoterapeuti hanno cercato di costringere i loro clienti zoofili a smettere di fare sesso con gli animali. I clienti sono stati “rinchiusi” in istituti psichiatrici per l’osservazione e trattati con farmaci e terapia con elettroshock (Miletski, 2000).

Lo zoofilo è un soggetto trattabile con metodi psicoterapeutici?

La ricerca ha appurato che la maggior parte dei soggetti è felice della propria condizione e non desidera cambiarla. Dal punto di vista clinico, pertanto, sembra che nella maggior parte dei casi di vera zoofilia questa condizione non sia curabile; l’agito sessuale può essere interrotto solo quando la persona si sente fortemente motivata, ma l’attrazione e il desiderio ci saranno sempre.

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Quando uno zoofilo va in terapia?

Gli zoofili vivono una vita di segretezza che può portare a molti problemi psicologici come depressione, ansia, sentimenti di isolamento e ideazione suicidaria. Questi sono dunque i motivi per cui lo zoofilo può chiedere un aiuto professionale, ma la maggior parte di loro tenderanno a non rivelare la propria passione erotica verso gli animali, a meno che non sentano di potersi fidare del professionista per il suo atteggiamento riservato, non giudicante, di mentalità aperta e accettante. Per questa ragione i terapeuti dovrebbero saperne di più sull’argomento.

Quali consigli dare a un terapeuta?

È importante che i professionisti della salute mentale siano più informati su questo fenomeno e passino attraverso una ricerca interiore personale sui propri atteggiamenti sessuali, per identificare e incontrare eventuali ostacoli che potrebbero avere nel lavorare con gli zoofili e assisterli quando hanno bisogno di aiuto.

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Fonti:
Hani Miletski (2001) Zoophilia—Implications for Therapy, Journal of Sex
Education and Therapy, 26:2, 85-89

Treatment for Zoophilia Not Well-Defined
— “[We’re] basically adopting from the sex offender literature”
by Joyce Frieden, News Editor, MedPage Today

Immagine
Wikipedia, Zoofilia erotica fra pastore e capra, dipinto di Édouard-Henri Avril.

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