Come usare la voce nel public speaking
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Come usare la voce nel public speaking

Giuliana Proietti Articoli

Sin dai primi momenti della presentazione, il pubblico si forma una opinione sul relatore e la qualità della relazione. Ad esempio, il pubblico coglie immediatamente il grado di entusiasmo del relatore nel parlare del suo argomento, il suo impegno nel cercare di dare il meglio di sé, il suo desiderio di coinvolgere chi lo sta ascoltando, la sua competenza e l’autorevolezza che ha nel districarsi fra i vari argomenti e nella citazione delle fonti.

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Uno dei primi elementi che il pubblico considera per formarsi queste opinioni è la voce dell’interlocutore: il volume, il tono, la velocità, il ritmo, il timbro.

Tra tutti questi elementi, il timbro è l’unico che non può essere manipolato, perché è dato dalla genetica: ciascuno ha un suo timbro, che deriva in particolare da come è fatto il suo corpo, dal genere sessuale, dall’età.

Tra gli elementi più manipolabili c’è, invece, il volume.

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Il volume della voce in una presentazione non deve essere mai eccessivo, ma soprattutto deve essere variabile.

Infatti, nella scrittura vi è la punteggiatura, il maiuscolo, il minuscolo, il grassetto, il corsivo:  tutto questo indica al lettore COME leggere il testo (notare il maiuscolo in questa frase, che invita a mettere in evidenza il termine “come” nella lettura del testo).

Nella presentazione orale vi saranno ugualmente frasi chiave e parole da mettere in evidenza, ed altre invece da pronunciare in tono calante.

L’inizio di ogni discorso dovrebbe sempre essere in tono crescente, la conclusione sempre in tono calante. Per fare questo, prima della presentazione sarebbe bene stabilire quali concetti si desidera mettere in evidenza, in modo da modulare il volume in corrispondenza di essi.

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Altro concetto importante è il rispetto delle pause. Una pausa, con lo sguardo rivolto verso l’alto, può essere un momento del discorso in cui il relatore si concede (o finge di concedersi) una riflessione a voce alta: questo accorgimento dà alla presentazione un tono di naturalezza e di condivisione.

La pausa inoltre può essere, inoltre, usata per creare curiosità su quanto si sta per dire, o per annunciare un discorso importante, da pronunciare “in maiuscolo”.

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Il tono della voce e il volume sono molto simili fra loro: questo è un discorso da veri specialisti della comunicazione. Per capire di cosa si parla, si può usare questo esempio. Un relatore sta parlando e una signora dell’ultima fila comincia a parlare ad alta voce al telefono, disturbando la presentazione. A questo punto il relatore alza il volume della voce per renderla maggiormente udibile dalla persona lontana, ma può ulteriormente modulare il suo messaggio modificando il tono, che può essere quello del rimprovero, dello stupore, dell’allegria, dell’odio. Sono tutti “colori” che vengono aggiunti a un volume alto per rendere il messaggio più efficace.

Come si insegna nella scuola di teatro, per imparare a usare i “toni” giusti, occorre concentrarsi sull’emozione che si vuole trasmettere, provarla intensamente a livello mentale, magari facendo riferimento a una esperienza precedente, che è completamente dissociata da quella vissuta nel momento della presentazione, ma che le somiglia nell’emozione che si desidera comunicare: i toni “giusti” usciranno da sé.

In altre parole se si vuole usare il “colore” della tristezza basterà pronunciare le parole ripensando intensamente a qualcosa che ci rattrista. Allo stesso modo, ad esempio, se si vuole comunicare con il tono dell’allegria, ci si può aiutare pensando a qualcosa di allegro, ma anche atteggiando la bocca al sorriso, il che cambierà notevolmente il tono di quello che stiamo dicendo.


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Come capire se si sta usando il volume e il tono giusto della voce?

Non è difficile: basta guardare le reazioni del pubblico o degli interlocutori: si è creato l’effetto voluto? Il trucco ha funzionato? E’ importante prendere nota di ciascuna esperienza di questo tipo, per migliorare la consapevolezza di sé all’interno di una relazione umana.

Resta il fatto che, per migliorare le proprie competenze sull’utilizzo della voce, è necessario allenarsi e tenere conto di tutti i feedback, positivi o negativi, che si sono di volta in volta raggiunti.

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