Il Cammino di Santiago: una esperienza trasformativa
Il Cammino di Santiago: una esperienza trasformativa

Il Cammino di Santiago: una esperienza trasformativa

Giuliana Proietti Articoli

Molti studi (Collins-Kreiner, 2010; Diganza, 2003; Timothy & Olsen, 2006) dimostrano che
la ricerca sul tema del pellegrinaggio è interdisciplinare, riguarda cioè varie discipline, fra cui la psicologia.

Come ha sottolineato Collins-Kreiner (2010), oggi, quando si fa ricerca sui pellegrinaggi, si rivolge una particolare attenzione alle esperienze individuali, enfatizzando il soggettivo rispetto all’oggettivo.

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Questo nuovo paradigma di studi si concentra dunque sull’esperienza soggettiva del pellegrino durante il cammino e studia anche cosa succede una volta che il pellegrino è tornato a casa.

Uno dei pellegrinaggi più studiati è sicuramente il “Cammino di Santiago”, un pellegrinaggio estremamente popolare, costituito da una rete di sentieri che conduce alla cattedrale di Santiago de Compostela, in Galizia (Spagna), dove si trovano le spoglie dell’apostolo Giacomo.

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Il Cammino di Santiago ha una lunga storia, che risale al Medioevo. La leggenda narra che le spoglie dell’apostolo Giacomo divennero visibili sotto un campo di stelle (Campus Stellae / Compostela). Il ritrovamento dei resti motivò un forte pellegrinaggio in quella zona da tutta Europa, che significò un importante punto di incontro tra le diverse culture europee e uno stimolo che favorì la riconquista dei territori conquistati dai musulmani.

Nel corso dei secoli questo pellegrinaggio andò in declino, fino al suo recupero e rilancio dalla metà del XX secolo. Oggi ha perso gran parte della sua essenza religiosa ed è un punto d’incontro tra culture e credi diversi.

Il percorso più famoso di questo pellegrinaggio è il cammino francese, un percorso di quasi 800 km, che parte da Saint-Jean-Pied-de-Port sul versante francese dei Pirenei: ci vogliono circa quattro o cinque settimane di cammino per arrivare a Santiago.

Dal 1987, quando il Camino è stato proclamato il primo itinerario culturale europeo
del Consiglio d’Europa e uno dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO, il numero annuale
di pellegrini è passato da meno di 3000 annui a oltre 347.000 nel 2019 (Ufficio Accoglienza Pellegrini 2020).

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Questi numeri si riferiscono solamente ai pellegrini che sono arrivati a Santiago e hanno ritirato il certificato di Compostela, ma il numero è certamente maggiore se si considerano anche coloro che per vari motivi non hanno portato a termine il pellegrinaggio, fino a Santiago.

Sebbene la maggior parte dei pellegrini sia di nazionalità spagnola (42%), se ne sono registrati provenienti da 190 paesi diversi. Gli italiani nel 2019 rappresentarono l’8,27% di tutti i pellegrini per Santiago.

I ricercatori hanno utilizzato diversi quadri teorici e vari approcci per affrontare il tema delle esperienze e degli effetti del pellegrinaggio sulla psiche.

Schnell e Pali (2013) hanno, ad esempio, scoperto che i pellegrini riferivano di vivere la vita in modo più significativo dopo il percorso, avendo rafforzato l’auto-trascendenza e l’auto-realizzazione.

L’aver saputo padroneggiare un compito assai impegnativo, come quello del pellegrinaggio di Santiago, rassicura sulle proprie abilità e potenzialità e dà una certa sicurezza sulle proprie capacità di affrontare nuove sfide.

Puntando sui diari di viaggio dei pellegrini italiani, Lucrezia Lopez (2013) ha scoperto che i pellegrini tendono a descrivere il loro pellegrinaggio come un’esperienza “catartica” che ha trasformato le loro vite e le loro priorità.

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Più recentemente, Lavric e Brumec (2020) hanno condotto un breve sondaggio online e hanno anche loro scoperto un forte aumento del sentimento di autorealizzazione, misurato con la scala CSAS (2018).

Lobato e Sainz (2020) si sono concentrati sull’identità dei pellegrini e hanno concluso
che una volta che i partecipanti si sono riconosciuti nell’identità del pellegrino, essi tendono a rimanere tali anche dopo che l’esperienza si è conclusa, anche se non entrano più in contatto con altri pellegrini.

Feliu-Soler et al. (2021) hanno esplorato gli effetti del pellegrinaggio sulla consapevolezza su un ampio campione di pellegrini. I loro risultati hanno mostrato una maggiore consapevolezza
dopo l’esperienza, suggerendo che il pellegrinaggio potrebbe essere un modo per promuovere le capacità cognitive della consapevolezza.

Brumek (2021) si è concentrato sui cambiamenti nei valori dopo un pellegrinaggio. Sulla base del questionario sui valori di Schwartz, ha scoperto che il cambiamento dei valori rifletteva una maggiore tendenza pro-sociale. I pellegrini in questo studio avevano riportato un aumento sostanziale dei valori relativi all’universalismo e alla benevolenza, con minore interesse per i valori che enfatizzano la ricerca dell’interesse personale, del successo e del dominio sugli altri.

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In uno studio separato, Brumec (2022) ha confrontato i cambiamenti della vita dopo il pellegrinaggio del Cammino di Santiago, scoprendo un aumento dell’apprezzamento per la vita, soprattutto per quanto riguarda senso e scopo, una maggiore preoccupazione per gli altri, maggiore auto-accettazione, un senso più profondo di spiritualità.

Il Progetto Ultreya  studia i benefici psicologici del Cammino di Santiago. Sebbene lo studio abbia una seconda fase che non è ancora stata completata, le conclusioni a cui il team di ricerca è giunto finora sono molto interessanti.

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Nello studio è stato visto che subito dopo aver fatto il Cammino e tre mesi dopo, i partecipanti sperimentano una riduzione degli affetti negativi, dei sintomi depressivi e dello stress percepito. Allo stesso modo, è stato riscontrato un miglioramento nell’affetto positivo, nella soddisfazione per la vita, nella felicità, nella coerenza con i valori personali e nell’aspetto non reattivo della consapevolezza .

Facendo una sintesi dei vari studi sull’argomento, si può dire che l’esperienza del pellegrinaggio è una esperienza molto benefica per la psiche di una persona soprattutto per i seguenti fattori:

  • Esposizione a scene di grande bellezza, osservata nella natura o nella visita di luoghi sacri, come santuari e cattedrali.
  • Trascendenza: consapevolezza di elevarsi, di superarsi.
  • Esperienza di connessione (a diverse parti del sé, ad altri individui e forme di
    vita, al pianeta, all’universo e al sacro).
  • Sperimentazione di una realtà che è generalmente considerata impossibile.
  • Esperienza di profonda calma interiore e riconciliazione
  • Percezione di una forza o energia unificante universale, che scatena sentimenti di gioia e felicità
  • Rafforzamento della fede, sensazione di essere in contatto con Dio. Questa esperienza è spesso legata a sentimenti di gioia, piacere, gratitudine.
  • Esperienza catartica, spesso accompagnata da lacrime apparentemente ingiustificate.
  • Esperienza di allontanamento dalle cose, dalle persone o dagli eventi.

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Il pellegrinaggio è una esperienza altamente trasformativa, che si protrae anche dopo il ritorno a casa. Si è visto infatti che i pellegrini si trasformano attraverso:

  • L’aumento della fiducia in se stessi. I pellegrini si rendono conto che le opinioni degli altri non sono importanti come pensavano in precedenza. Di conseguenza, la loro autostima aumenta.
  • Una maggiore tendenza al lasciar correre. L’idea prevalente è che si abbia bisogno di molto poco per la felicità e che, quindi, si dovrebbe lasciar andare tutto il materiale ridondante e il “bagaglio” emotivo che si porta dietro nella vita. Dopo il ritorno a casa, molti pellegrini iniziano a eliminare oggetti, emozioni e relazioni che ritengono inutili nella loro vita.
  • Rapporti interpersonali più forti. Dopo l’esperienza del Cammino, i pellegrini sono più
    riconoscenti di fronte a manifestazione di vera amicizia e sostegno interpersonale.
  • I pellegrini appaiono, dopo il viaggio, di più larghe vedute (per le tante persone incontrate, per i luoghi e le usanze conosciute, ecc.).
  • Maggiore distacco dalle cose materiali, maggiore umiltà, minore attaccamento a cose, persone e relazioni che non si considerano significative.
  • Maggiore accento sull’amore, sull’unità con la natura.
  • Azione di proselitismo: è un effetto collaterale del pellegrinaggio, quello di consigliare anche ad altri di fare questa esperienza.
  • Riconoscimento della propria vulnerabilità come fonte di crescita personale e di autoconsapevolezza.
  • Intuizione rafforzata. L’intuizione diventa un fattore molto più importante nel proprio processo decisionale

Concludendo, il pellegrinaggio è (anche) una forma di autoterapia: lasciare ciò che è familiare, addentrarsi in ciò che è difficile o scomodo è qualcosa che, quando viene attraversato, anche se con fatica, porta la persona a vedere la vita in modo migliore… Proprio come quando si fa terapia.

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Fonte principale

Miran Lavric, Snezana Brumec, Andrej Naterer, Exceptional Human Experiences Among Pilgrims on the Camino de Santiago: A Study of Self-Reported Experiences and
Transformativ ansformative After e Aftereffects, 2022

Immagine

Pixabay

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