Il Verdetto di Dodo e l'efficacia terapeutica
Il Verdetto di Dodo e l’efficacia terapeutica

Il Verdetto di Dodo e l’efficacia terapeutica

Giuliana Proietti Articoli

Nel vasto panorama della psicoterapia e della salute mentale, una questione molto dibattuta è quella rappresentata dal cosiddetto “Dodo Bird Verdict”.

Questo termine, coniato dallo psicologo americano Saul Rosenzweig nel 1936, si riferisce all’osservazione che in molti studi clinici, diverse forme di terapia sembrano avere un impatto simile sui risultati del trattamento, indipendentemente dalla specifica tecnica utilizzata.

La metafora prende spunto dalla storia di Alice nel Paese delle Meraviglie, in cui l’uccello Dodo dichiara, alla fine di una corsa intorno a un lago, che “tutti hanno vinto e tutti devono avere premi”.

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Origini e significato del Verdetto di Dodo

Il Verdetto di Dodo ha suscitato dibattiti accesi tra gli psicoterapeuti e i ricercatori, poiché solleva importanti domande sulla natura e l’efficacia della terapia.

In molti casi, gli studi hanno dimostrato che non è tanto la specifica metodologia terapeutica ad essere determinante per il successo del trattamento, ma piuttosto fattori comuni a molte forme di terapia, come l’alleanza terapeutica, l’empatia del terapeuta e la fiducia del paziente.

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Implicazioni e critiche

Il dibattito sul verdetto dell’uccello Dodo prese il volo nel 1975 quando Lester Luborsky, Barton Singer e Lise Luborsky riportarono i risultati di uno dei primi studi comparativi che dimostravano poche differenze significative nei risultati tra le diverse psicoterapie. Questo studio stimolò una pletora di nuovi studi, sia in opposizione che a sostegno del verdetto di Dodo.

Molti studi conclusero che, effettivamente, la scelta tra diverse scuole di pensiero terapeutico fosse irrilevante, dato che ciò che contava di più era la relazione tra terapeuta e paziente, l’opportunità di discutere delle proprie preoccupazioni con un terapeuta esperto e comprensivo e la fiducia che il paziente riponeva in questa cura.

Tuttavia, molti studi si opposero a questa tesi, che non teneva in alcun conto le differenze individuali tra i pazienti e delle specificità dei loro problemi.

Esistono numerosi dati che suggeriscono che,  contrariamente alla teoria di Rosenzweig, le terapie non sono tutte uguali e alcune funzionano meglio di altre: questi dati, tuttavia, tendono a provenire da ricerche condotte dai sostenitori della terapia apparentemente superiore, lasciando gli scettici a concludere che le loro conclusioni non sono imparziali.

Ecco, nel dettaglio, le ricerche più importanti, a favore e contro il Verdetto di Dodo.

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A favore del Verdetto di Dodo

La “teoria dei fattori comuni” afferma che se alcune terapie in psicologia sono ugualmente efficaci, è a causa dei fattori comuni che esse condividono. Gli agenti causali più importanti nel trattamento sono i fattori comuni; le tecniche specifiche che sono uniche per le strategie di trattamento hanno un’importanza minore.

Esistono ricerche a sostegno della teoria dei fattori comuni, in particolare riguardo all’interazione paziente-terapeuta, chiamata anche “alleanza terapeutica”.

Un articolo del 1992 di Lambert ha dimostrato che quasi il 40% del miglioramento in psicoterapia deriva da queste variabili cliente-terapeuta.

Altri ricercatori hanno analizzato ulteriormente l’importanza delle variabili paziente-terapeuta nel trattamento, scoprendo che il miglioramento nel paziente era dovuto a fattori extraterapeutici, ad esempio ai processi mentali dei pazienti.

I dati mostrano che i pazienti con atteggiamenti maggiormente positivi avevano maggiori possibilità di sperimentare un miglioramento clinico, indipendentemente dalle azioni del terapeuta.

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Inoltre, in una meta-analisi di molti studi di psicoterapia, Wampold et al. 2002, hanno riscontrato che il 70% della variabilità nell’esito del trattamento era dovuta all’alleanza terapeutica mentre il 10% della variabilità era dovuta ad un trattamento specifico.

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Anche l’atteggiamento del terapeuta è un agente causale molto importante nel cambiamento positivo del paziente. Najavits e Strupp (1994) hanno dimostrato che un terapeuta positivo, affettuoso, premuroso e genuino genera differenze statisticamente significative negli esiti dei pazienti.

Wampold et al. 2002, hanno anche scoperto che quasi il 70% della variabilità nell’esito del trattamento era dovuta all’atteggiamento del terapeuta verso l’efficacia del trattamento.

I ricercatori hanno studiato in dettaglio i fattori comuni. Grencavage e Norcross (1990) hanno identificato 35 fattori comuni nelle fonti pubblicate. I fattori comuni identificati sono stati classificati in cinque gruppi principali: caratteristiche del cliente, qualità del terapeuta, processi di cambiamento, strutture di trattamento ed elementi relazionali. Esempi di alcuni dei fattori comuni inclusi in queste ampie categorie sono la persuasione, il contesto di guarigione, il coinvolgimento, l’uso di rituali e tecniche, la suggestione e l’apprendimento emotivo.

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Contro il verdetto di Dodo

In opposizione al verdetto sull’uccello Dodo, ci sono studi che dimostrano che alcuni trattamenti producono risultati migliori per particolari disturbi rispetto ad altri trattamenti.

La prova più convincente contro il verdetto dell’uccello Dodo è illustrata dalla ricerca condotta sui disturbi d’ansia. Molti studi hanno riscontrato che modalità di trattamento specifiche sono utili nel trattamento dei disturbi d’ansia, in particolare la terapia cognitivo comportamentale (CBT).

La CBT utilizza tecniche sia della terapia cognitiva che della terapia comportamentale per modificare pensieri e comportamenti disadattivi.

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Il ruolo della ricerca futura

Gli studi futuri potrebbero concentrarsi sull’individuazione dei fattori comuni che portano al successo terapeutico, così come all’identificazione delle differenze tra i vari approcci e una maggiore comprensione di quali pazienti possano beneficiare maggiormente da ciascuno di essi.

Il Verdetto di Dodo rimane un concetto intrigante nel campo della psicoterapia, evidenziando l’importanza della relazione terapeutica e dei fattori comuni nella promozione della salute mentale. Tuttavia, è necessario continuare a condurre ricerche approfondite per comprendere appieno come migliorare l’efficacia delle terapie e adattarle alle esigenze individuali dei pazienti.

Indipendentemente dal fatto che alcune psicoterapie siano o meno ugualmente efficaci, studiare i punti in comune tra i trattamenti può portare a una migliore comprensione del motivo per cui i trattamenti sono efficaci.

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