Le donne: sexy, più che sessuali
Le donne: più sexy che sessuali

Le donne: più sexy che sessuali

Giuliana Proietti Articoli

Le donne, sin da piccole, vengono abituate a concentrarsi sul loro aspetto fisico: devono essere sexy, piuttosto che sessuali (de Beauvoir, 1952 ; Fredrickson & Roberts, 1997 ; Wiederman, 2000 , 2005 ), nel senso che la loro sessualità viene spinta, sin da quando sono piccole, verso l’apprezzamento maschile, come unica forma di godimento, piuttosto che verso il piacere sessuale vero e proprio.

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Questo porta gli uomini a vederle come oggetti sessuali: i corpi delle donne vengono offerti/donati loro per il sesso, come parte di un contratto di relazione (Bartky, 1990 ; Fredrickson & Roberts, 1997 ), che comporta inevitabilmente l’oggettivazione sessuale delle donne (Drolet & Drolet, 2019 ; Durham, 2007; Frederickson & Roberts, 1997 ; Ward, 2016 ).

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L’interiorizzazione di questa oggettivazione, che è stata definita anche auto-oggettivazione sessuale, dal momento che le donne spesso non si sottraggono a questo dover essere considerate sexy dagli uomini, (Frederickson & Roberts, 1997 ), fa si che le donne si sentano sessualmente eccitate solo quando pensano di essere realmente desiderate e desiderabili, grazie al loro aspetto fisico.

L’auto-oggettivazione sessuale interiorizzata, insieme ad alcune spinte che vengono dalla società dei consumi e dall’industria della bellezza, può portare le donne a spendere una grande quantità di energia e di denaro, per migliorare il proprio corpo  (Bartky, 1990; Frith, 2015 ; Wolf , 1990 ) .

Poiché le norme di bellezza sono in gran parte irraggiungibili, anche grazie alle nuove tecnologie che offrono, attraverso i media, dei modelli sempre più elaborati di perfezione fisica (si pensi al foto-ritocco), aderire acriticamente alle norme estetiche del momento significa in realtà concentrarsi sui difetti del proprio corpo, che impediscono il raggiungimento della bellezza, e dunque della felicità.

Le donne, non a caso, riferiscono alti livelli di insoddisfazione corporea a livello clinico e “sub-clinico”, le cui conseguenze possono riguardare alimentazione disordinata e disturbi alimentari (Croll et al., 2002 ; Hoek & Hoeken, 2003 ; Solmi et al., 2014). Inoltre, la ricerca ha dimostrato che, tra le donne, una maggiore auto-oggettivazione e insoddisfazione per il proprio corpo è associata a esperienze sessuali meno soddisfacenti, dovute a una minore autostima sessuale (Woertman & Brink, 2012 ) .

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Questa insoddisfazione nei riguardi del corpo riguarda anche i genitali delle donne. La zona vaginale e vulvare è stata sempre considerata sporca e antigienica: da qui la prevalenza di così tanti regimi e prodotti per l’igiene intima, che non si riscontrano per un pubblico maschile (Braun & Wilkinson, 2005 ; Fahs, 2014b ; Jenkins et al., 2018 ; Moran & Lee, 2016 ).

Questo pregiudizio atavico può rendere i partner riluttanti al sesso orale verso la donna e la donna stessa meno propensa a chiederlo (Backstrom et al., 2012 ; Reinholtz & Muehlenhard, 1995 ; Roberts et al., 1996 ). Non sorprende che le donne riferiscano di sentirsi distratte dalle loro preoccupazioni nei confronti dei loro genitali, in generale e durante il sesso in particolare (Schick et al., 2010).

Questo giudizio negativo su se stesse e l’auto-monitoraggio durante il sesso potrebbero distrarre la donna dal piacere sessuale ed essere in contrasto con l’esperienza del desiderio (Cherkasskaya e Rosario, 2017 ). Pertanto, lo scarso desiderio sessuale, da parte di una donna, potrebbe anche riflettere queste preoccupazioni sul corpo, che impediscono loro di essere rilassate e di impegnarsi in attività piacevoli durante i rapporti.

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L’ignoranza sulla vulva e sul clitoride, inoltre, ha un impatto negativo sulla sessualità femminile: l’educazione sessuale ufficiale tende a concentrarsi sulla vagina come “canale del parto”, spesso omettendo l’esistenza del clitoride (Bennett, 1993 ; Braun & Kitzinger, 2001 ; Ogletree & Ginsburg, 2000 ; Waskul et al., 2007 ) e ignorando quasi universalmente le proprietà erettili e vasocongestive indotte dall’eccitazione.

Nell’educazione sessuale, inoltre, spesso mancano i “discorsi sul desiderio” (Fine, 1988 ), e il sesso viene esaurito nell’argomento pene-vagina. (Blair et al., 2018; Fahs, 2014c ; Herbenick et al., 2018 ; Lloyd, 2009 ). Molti hanno sottolineato che l’ignoranza che circonda l’esistenza del clitoride impone fondamentalmente un piacere e un desiderio sessuale inferiori nelle donne (Fahs & Plante, 2017; Hayfield & Clarke, 2012 ; Herbenick, 2009 ; McClelland, 2010 ; Mead, 1973 ) che se meglio conoscessero il proprio corpo, potrebbero cercare meglio il modo per appagare i propri desideri e le proprie fantasie.

Naturalmente, non tutto il piacere dell’apparenza è necessariamente oggettivante: alcune donne sono davvero orgogliose del loro aspetto, a prescindere dal giudizio maschile, e si rifiutano di accogliere i discorsi femministi sulla bellezza, come se qualcuno volesse desessualizzarle, sminuendo il loro fascino. In questo caso l’apparenza fisica non è più una fonte ansiogena di auto-esame per comprendere se si è in grado di piacere, ma un gesto di consapevolezza, di potere e di orgoglio, dal momento che la donna capisce di poter disporre di un capitale erotico ben spendibile sul “mercato”, del matrimonio, come del lavoro.

La situazione socioeconomica conta moltissimo in tutto questo, dal momento che gli standard ideali di bellezza possono essere raggiunti solo con notevoli costi (Blum, 2003 ; Gill, 2007 , 2008 ). Pertanto, per le donne privilegiate, che possono disporre di maggiori risorse economiche, è più facile avvicinarsi agli standard di bellezza, mentre le donne delle classi inferiori cercano di usare la bellezza che hanno per potersi emancipare dalla loro condizione, magari sposando un uomo di classe più elevata (Lennon, 2019 ; Szymanski et al., 2010 ).

Le femministe, in genere, riportano parametri sessuali più positivi (Bay-Cheng & Zucker, 2007 ; Schick et al., 2008 ), che possono riflettere il fatto che il femminismo incoraggia le donne a uscire dalla valutazione eteronormativa dell’apparenza rispetto al piacere (cioè dal giudicarsi secondo canoni estetici tipicamente maschili).

Infine, una riflessione va fatta sul fatto che l’oggettivazione del corpo femminile può ridurre il sesso a qualcosa che gli uomini fanno alle donne, e non con le donne. Non sorprende, del resto, che le donne siano soggette a tassi più elevati di abusi e aggressioni sessuali (Muehlenhard et al., 2017 ). Anche all’interno del sesso consensuale, i copioni sessuali coinvolgono sempre più e in modo sproporzionato, spesso su ispirazione della pornografia, donne che ricevono comportamenti sessuali violenti come il soffocamento, le violenze fisiche o la fellatio aggressiva (Herbenick et al., 2019, 2021; Sun et al . , 2008).

Dr. Giuliana Proietti

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Fonte: van Anders, S.M., Herbenick, D., Brotto, L.A. et al. The Heteronormativity Theory of Low Sexual Desire in Women Partnered with Men. Arch Sex Behav 51, 391–415 (2022). https://doi.org/10.1007/s10508-021-02100-x

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