Un chatbox per psicologo: funziona?

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Dr. Giuliana Proietti
Tel. 347 0375949
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“Ciao! Vedo che sei qui in cerca di un momento di calma. Non sei solo. Sono qui per aiutarti a respirare, capire cosa stai provando e trovare un po’ di sollievo. Vuoi dirmi cosa ti preoccupa in questo momento?”

Fino a poco tempo fa, un messaggio iniziale come questo proveniente da un chatbot di supporto emotivo sembrava fantascienza. Oggi, molte persone, dagli adolescenti che gestiscono i conflitti con gli amici agli adulti che cercano un “ascolto” costante, si rivolgono all’intelligenza artificiale per qualcosa di più delle semplici risposte rapide: cercano comprensione, compagnia e conforto.

Ma cosa succede quando un’entità non umana entra nel nostro spazio emotivo? Una macchina può davvero “sentirci”?

Cerchiamo di saperne di più.

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Cos’è un chatbot ?
Un chatbot è un programma informatico con cui interagiamo tramite testo, voce o immagini. Il suo flusso di lavoro è: ricevere, interpretare, decidere, interrogare e rispondere.

Cosa rende le chatbot così attraenti per il supporto emotivo?

Le chatbot offrono un ascolto immediato e non giudicante, una caratteristica che può essere difficile da trovare. Sono sempre disponibili, rispondono con calma e consentono agli utenti di sfogarsi da una posizione di apparente anonimato. Questo genera un senso di controllo e sollievo nei momenti di confusione o solitudine. Il loro tono amichevole e il linguaggio empatico rafforzano questo senso di supporto, spingendo alcuni utenti a condividere “cose che non avrebbero detto a nessuno”.

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L’IA può davvero “sentirci” o “capirci” in senso umano?

No. Sebbene la sensazione sia che l’IA possa sentire e capire, è importante ricordare che l’IA è una macchina. Non ascolta nel senso umano del termine, ma elabora dati e funziona come un sistema di previsione statistica che genera risposte parola per parola.

Quali sono i diversi tipi di chatbot?

Esistono diversi tipi di chatbot, tra cui:

  • Per regole: Offrono risposte fisse (es. ISSA o RUFUS, comuni nel servizio clienti).
  • Generalisti basati sull’IA: Forniscono risposte a quasi tutto (es. ChatGPT, Perplexity).
  • Specializzati in IA: Sono formati su argomenti specifici, come la salute emotiva (es. Wysa) o l’istruzione.
  • Assistenti virtuali AI: Aiutano nelle attività quotidiane seguendo istruzioni (es. Siri, Alexa, Google Assistant).
  • Personalizzati con IA: Chatbot individuali creati dall’utente con stile, tono e funzioni adattabili.

Il primo chatbot di supporto psicologico è recente?

No. Il primo chatbot per la gestione delle emozioni, chiamato Eliza, apparve nel 1966. Simulava una seduta di terapia psicologica “centrata sulla persona” ed era un chatbot basato su regole: rispondeva alle affermazioni dell’utente con domande riflessive.

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I chatbot possono sostituire un amico o uno psicologo?

Assolutamente no. Un chatbot può fungere da supporto occasionale o da spazio di sfogo, ma non sostituirà mai una relazione umana autentica o un giudizio clinico professionale.

Quali sono le ragioni principali per cui un chatbot non può sostituire la terapia o l’amicizia?

Un chatbot non può sostituire un/a psicologo/a perché manca di empatia genuina, di capacità diagnostica, di competenze terapeutiche specifiche, e di un’importante comprensione umana dei problemi psicologici. La sua funzione può essere utile per fornire supporto iniziale, risposte informative o anche come complemento (ad esempio, per gestire l’ansia lieve o come strumento di auto-aiuto), ma non può mai sostituire l’intervento di un professionista qualificato, che ha la formazione e l’esperienza necessarie per affrontare le complesse e delicate dinamiche psicologiche.

In particolare, un chatbox non può sostituire la funzione di un/una terapeuta per i seguenti motivi:

  • Assenza di emozioni vere: Un chatbot, per quanto avanzato, non è in grado di “sentire” le emozioni. La vera empatia, quella che un/una psicologo/a esperto/a  può fornire, nasce dall’interazione umana, dalla comprensione del vissuto emotivo del paziente, e dalla capacità di rispondere in modo autentico e sensibile. Un chatbot può essere programmato per riconoscere certe parole o frasi emotive e rispondere in modo “empatico”, ma questa non è una risposta genuina.
  • Comunicazione non verbale: La comunicazione psicologica efficace si basa anche su segnali non verbali (tono di voce, espressioni facciali, linguaggio del corpo), che i chatbot non sono in grado di percepire né di rispondere in modo adeguato.
  • Impossibilità di fare diagnosi cliniche: Un chatbot non può fare diagnosi psicologiche o psichiatriche, poiché non ha la formazione, l’esperienza e la comprensione necessaria per farlo. Solo uno/a psicologo/a qualificato/a può diagnosticare disturbi psicologici, come depressione, ansia, disturbi di personalità, ecc. I chatbot possono dare informazioni generali, ma non possono sostituire una valutazione clinica dettagliata.
  • Limitazioni nell’interazione: Un chatbot non può raccogliere informazioni complete su un paziente (ad esempio, attraverso il colloquio clinico) o adattare la terapia in modo personalizzato come un professionista umano, che può fare un’analisi accurata del contesto e delle dinamiche psicologiche.
  • Gestione delle situazioni di emergenza: Un chatbot potrebbe non essere in grado di riconoscere situazioni di emergenza, come atti di autolesionismo, pensieri suicidi o altre crisi psichiatriche urgenti. In questi casi, l’intervento umano immediato è cruciale. I professionisti sono addestrati per affrontare emergenze e sono in grado di indirizzare il paziente verso il supporto necessario, cosa che un chatbot non può fare in modo efficace o sicuro.
  • Rischio di errori di interpretazione: A volte, i chatbot potrebbero interpretare erroneamente le risposte di una persona o non cogliere segnali di allarme legati a un disturbo mentale grave. Un umano, invece, può percepire segnali sottili e reagire in modo appropriato.
  • Costruzione della relazione terapeutica: La relazione terapeutica, che è fondamentale per il processo di cura psicologica, si costruisce con il tempo, basata sulla fiducia, l’intimità e la comprensione reciproca. Questo tipo di relazione non può essere replicato da un chatbot, che rimane uno strumento meccanico e impersonale.
  • Empatia professionale: Un psicologo non è solo un “ascoltatore attivo” ma anche un professionista che offre supporto, guida e interventi terapeutici specifici basati sulla conoscenza teorica e pratica. La sensazione di “essere capiti” è parte integrante del trattamento psicologico e non può essere realizzata da una macchina.
  • Incapacità di utilizzare tecniche terapeutiche complesse: Un terapeuta umano può applicare tecniche diverse a seconda del disturbo e del paziente: terapia cognitivo-comportamentale (CBT), terapia psicodinamica, EMDR, tecniche di rilassamento, ecc. Un chatbot non può applicare queste tecniche in modo fluido e personalizzato in base alle necessità specifiche del paziente.
  • Adattamento delle risposte: Gli psicologi sono in grado di adattare le risposte terapeutiche in base al progresso del paziente, alla sua evoluzione emotiva e alle sue necessità in continuo cambiamento. I chatbot, per quanto sofisticati, rispondono secondo regole fisse o modelli predittivi, quindi non possono adattarsi alle sfumature individuali di ogni persona.
  • Assenza di supervisione professionale: Gli psicologi sono formati e supervisionati durante tutto il loro percorso professionale per garantire che il loro lavoro sia efficace e sicuro per il paziente. Un chatbot, pur essendo programmato per rispondere a determinati input, non ha questa supervisione e non può correggere eventuali errori o deviazioni nelle sue risposte.
  • Rischio di risposte dannose: Un chatbot potrebbe rispondere in modo inadatto o potenzialmente dannoso, magari a causa di un errore nel riconoscimento di parole chiave o situazioni delicate. Senza un esperto che monitori la situazione, un chatbot potrebbe alimentare frustrazione, confusione o ansia anziché offrire aiuto.
  • Responsabilità legale: Un chatbot non può assumersi la responsabilità per gli effetti delle sue risposte, e in caso di danni psicologici derivanti dalle sue interazioni, potrebbe essere difficile determinare chi è responsabile. I professionisti, al contrario, sono tenuti a rispondere dei loro errori e a garantire un trattamento sicuro.
  • Supporto a lungo termine: La psicoterapia è spesso un processo lungo e continuo, dove l’interazione e l’adattamento alle circostanze del paziente sono cruciali. I chatbot, pur potendo fornire un supporto iniziale o di accompagnamento, non sono progettati per offrire un supporto terapeutico a lungo termine. Un terapeuta umano, invece, può seguire il paziente nel suo percorso di crescita e adattare il trattamento nel tempo.
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Come si può utilizzare un chatbot in modo sano ed etico?

Ecco qualche suggerimento utile:

  • Sii consapevole che stai parlando con una macchina

Ricorda che non è una persona reale: È importante capire che un chatbot è un programma automatizzato, quindi non può sostituire completamente l’interazione umana, soprattutto in situazioni complesse o delicate.

Non aspettarti emozioni o empatia: Anche se può sembrare che il chatbot “capisca” o risponda in modo empatico, ricordati che non ha sentimenti o consapevolezza, quindi non reagisce come un essere umano.

  • Non condividere informazioni sensibili

Evita di condividere dati personali o sensibili: Non inserire informazioni come numeri di carta di credito, password o dettagli medici, a meno che tu non sia assolutamente sicuro che il chatbot sia sicuro e che il servizio sia legittimo. Leggi sempre le politiche sulla privacy prima di interagire con un chatbot.

Fai attenzione a quando il chatbot ti chiede informazioni: Se il chatbot chiede dettagli che non sembrano necessari per il servizio che offre, fermati a riflettere sulla sicurezza di quella richiesta. Se possibile, evita di fornire dati che non sono strettamente necessari.

  • Sii paziente

I chatbot non sempre sono perfetti e potrebbero non comprendere immediatamente ciò che chiedi. Se la risposta non è utile, prova a riformulare la tua domanda.

  • Non affidarti troppo alle risposte automatizzate

Controlla sempre le informazioni: I chatbot forniscono risposte basate su algoritmi e database pre-programmati. Sebbene possano essere utili per informazioni generali, non dovresti mai fare affidamento su di loro per questioni critiche (come diagnosi mediche, consigli legali o decisioni importanti). Fai sempre una ricerca supplementare o consulta un esperto umano quando necessario.

Riconosci i limiti del chatbot: Se un chatbot non riesce a risolvere il tuo problema o a rispondere correttamente, non continuare a insistere. Sii consapevole che alcuni temi potrebbero richiedere l’intervento di un operatore umano.

  • Fai attenzione alla privacy

Controlla le politiche di privacy: Prima di interagire con un chatbot, assicurati di capire come vengono trattati i tuoi dati. Molti chatbot raccolgono informazioni sulle tue preferenze o sul tuo comportamento. Leggi sempre la politica sulla privacy per sapere cosa accade ai tuoi dati.

Evita di condividere troppi dettagli personali: Anche se un chatbot potrebbe chiederti di completare profili o di dare più informazioni su di te, chiediti sempre se è davvero necessario farlo e se ti senti a tuo agio nel farlo.

  • Segnala comportamenti problematici

Aiuta a migliorare il servizio: Se noti che un chatbot fornisce risposte inappropriate, offensive o problematiche, cerca di segnalarlo. Molti chatbot hanno un’opzione per inviare feedback, e questo può aiutare a migliorare il sistema.

Segnala eventuali errori o malintesi: Se il chatbot risponde in modo errato o incompleto, fallo presente. I chatbot non sono perfetti, e la tua segnalazione può contribuire a migliorare la loro efficacia.

  •  Sii consapevole della dipendenza tecnologica

Non fare affidamento eccessivo sul chatbot: I chatbot sono strumenti utili, ma non dovrebbero sostituire completamente l’interazione umana, né l’assistenza professionale in aree delicate. Se senti di avere bisogno di un consiglio o di un aiuto che un chatbot non può offrirti, cerca supporto umano.

Limita l’uso di chatbot in contesti sociali: Non sostituire le relazioni reali con conversazioni automatizzate. A volte è facile cadere nella trappola di “chattare” troppo con i chatbot per il loro lato “conveniente”, ma è sempre meglio avere interazioni sociali autentiche con altre persone.

  • Rispetta l’etica dell’interazione

Sii consapevole dei tuoi comportamenti online: Anche se il chatbot non ha emozioni, ricordati che dietro di esso ci sono sviluppatori e operatori che creano e gestiscono il servizio. Mostrarsi rispettosi e responsabili nell’uso del chatbot è una forma di buona etica digitale.

  • Riconosci quando è il momento di parlare con un umano

Sospendi l’interazione se necessario: Se il chatbot non sta risolvendo il tuo problema o non capisce la tua richiesta, non esitare a cercare supporto umano. La maggior parte dei chatbot offre la possibilità di essere trasferiti a un operatore umano se la situazione lo richiede.

Non aspettarti che il chatbot risolva tutto: Quando un chatbot ti indirizza a un operatore umano, sfrutta questa opportunità per risolvere in modo più preciso e completo la tua richiesta.

In sintesi, l’uso sano ed etico di un chatbot da parte dell’utente si basa sulla consapevolezza dei propri diritti, sulla sicurezza dei propri dati, sul rispetto reciproco e sulla comprensione dei limiti di questi strumenti. Sfruttare al meglio un chatbot significa usarlo come un aiuto, non come un sostituto delle relazioni umane o della professionalità.

La chiave è un uso ponderato ed etico. Bisogna chiedersi perché lo si sta usando (per sfogarsi, capirsi, distrarsi) e assicurarsi che non diventi una via d’uscita rapida da situazioni complesse. È fondamentale mettere in discussione ciò che dice il chatbot e non dargli assoluta credibilità. Infine, occorre ricordarsi che non c’è niente di magico: è essenziale informarsi su come funziona il chatbot, conoscere  i suoi limiti e i suoi errori più comuni.

Dr. Giuliana Proietti

https://www.instagram.com/giuliana_proietti_psicologa/

Fonte principale

¿Podemos usar los ‘chatbots’ como un amigo o un psicólogo?

Immagine

Foto di cottonbro studio

Di Giuliana Proietti

Giuliana Proietti è psicoterapeuta e sessuologa clinica. Riceve i pazienti online, da qualsiasi parte del mondo. Sono possibili anche incontri in presenza, a Fabriano Civitanova Marche Ancona e Terni. Costo della Terapia Online: 60 euro/seduta In presenza 90 euro/seduta. Telefonare o inviare un messaggio whatsapp per chiedere appuntamento al 347 0375949, oppure scrivere a info@giulianaproietti.it Visita i siti www.psicolinea.it www.clinicadellatimidezza.it www.clinicadellacoppia.it per avere ulteriori informazioni.