Psicoterapia e Depressione
Psicoterapia e Depressione

Psicoterapia come cura della depressione

Terapia di Coppia con Giuliana ProiettiLa Terapia di Coppia è solo a un click da casa tua!
Dr. Giuliana Proietti
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La depressione è una malattia mentale debilitante che affligge milioni di persone in tutto il mondo, influenzando profondamente il loro benessere emotivo, mentale e fisico. Sicuramente i farmaci possono essere un’opzione importante nel trattamento della depressione, ma la psicoterapia svolge un ruolo fondamentale nel fornire supporto emotivo, nel cercare di modificare i fattori scatenanti e sviluppare strategie di resilienza. In questo articolo, esploreremo il legame tra psicoterapia e depressione, esaminando i diversi approcci terapeutici e i loro benefici nel trattamento di questa condizione debilitante, purtroppo così comune e così sottostimata.

Cosa è la depressione?

La depressione è molto più di una semplice tristezza o dispiacere. È una malattia complessa che coinvolge una combinazione di fattori biologici, psicologici e ambientali.

Quali sono i sintomi della depressione?

I sintomi della depressione possono variare da persona a persona, ma comunemente riguardano sentimenti persistenti di tristezza, perdita di interesse o piacere nelle attività quotidiane, cambiamenti nell’appetito o nel sonno, stanchezza, sensi di colpa e bassa autostima.

Cosa è la psicoterapia?

La psicoterapia, un tempo chiamata “talking cure” (terapia della parola) consiste nell’incontro fra un individuo e uno psicoterapeuta, seduti in una stanza a parlare insieme. Essa permette di esplorare i pensieri, le emozioni e i comportamenti che contribuiscono alla depressione.

Quale è lo scopo della psicoterapia?

La maggior parte delle psicoterapie mira a promuovere una relazione tra terapeuta e paziente per aiutare quest’ultimo a identificare e superare i propri pensieri negativi e gli schemi comportamentali sbagliati.

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La psicoterapia può essere efficace contro la depressione?

Si, perché aiuta ad approfondire le possibili ragioni alla base dei propri vissuti depressivi e ad apprendere nuove abilità per reagire.

Chi fa psicoterapia non deve prendere farmaci?

Dipende dalla gravità della sua depressione: diversi studi suggeriscono che, nei casi più difficili, la combinazione di un antidepressivo con la psicoterapia sia l’approccio migliore, perché rende più efficace la terapia psicologica.

C’è una psicoterapia specifica per la depressione?

Ci sono diversi approcci terapeutici utilizzati nel trattamento della depressione, ognuno con obiettivi e tecniche specifiche.

Quali tipi di psicoterapia esistono?

Gli approcci più comuni alla psicoterapia sono i seguenti:

  • Terapia individuale :  questa modalità prevede un lavoro individuale tra paziente e terapeuta. Il limite è che il terapeuta non può osservare il paziente all’interno delle relazioni sociali o familiari.
  • Terapia familiare :  questo approccio è particolarmente utile quando è necessario lavorare sulle dinamiche all’interno del gruppo familiare. La terapia familiare può essere particolarmente utile per bambini e adolescenti .
  • Terapia di gruppo :  generalmente coinvolge da tre a 15 persone. Offre a tutti l’opportunità di dare e ricevere supporto  nell’affrontare problemi particolari e offre ai terapeuti la possibilità di osservare come i partecipanti interagiscono in contesti di gruppo. Può anche essere un’alternativa meno costosa alla terapia individuale.
  • Terapia di coppia :  questo tipo di terapia è orientata verso le coppie che desiderano superare una crisi o migliorare il loro funzionamento come coppia.

In che cosa consiste la terapia cognitivo-comportamentale?

Al centro di questo approccio terapeutico c’è l’idea che i nostri pensieri possano influenzare le nostre emozioni. Ad esempio, se scegliamo di cercare il positivo che c’è in ogni esperienza, saremo più propensi a sentirci bene, invece di concentrarci solo sugli aspetti negativi.

Perché i pensieri negativi sono da combattere?

Perché possono contribuire ad aggravare una depressione. È difficile sentirsi bene quando ci si sente bloccati in un ciclo costante ed ossessivo di pensieri negativi. La terapia cognitivo comportamentale aiuta le persone a identificare modelli comuni di pensiero negativo (detti anche distorsioni cognitive e a trasformare questi modelli di pensiero negativo in ​​modelli maggiormente positivi, migliorando così il tono dell’umore.

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Quanto dura una terapia cognitivo comportamentale?

La terapia cognitivo comportamentale è solitamente di breve termine e focalizzata sugli obiettivi. Le sedute di terapia sono strutturate con un piano specifico per ogni seduta. C’è inoltre la pratica dei “compiti a casa” da fare al di fuori della terapia. Questa terapia di solito dura da sei settimane a quattro mesi.

Come funziona la terapia cognitivo comportamentale applicata alla depressione?

Mentre la componente cognitiva si concentra sui pensieri negativi che contribuiscono alla depressione, la componente comportamentale è incentrata sul cambiamento dei comportamenti che influenzano le emozioni. Un obiettivo centrale del trattamento comportamentale per la depressione è l’ attivazione comportamentale: questo significa aiutare i pazienti a impegnarsi in attività che miglioreranno la loro sensazione di benessere.

Quali sono i “compiti a casa” durante una terapia cognitivo comportamentale?

Ad esempio tenere un diario, in cui annotare i singoli episodi affrontati fra una seduta e l’altra, praticare attività di rilassamento, leggere e documentarsi su temi specifici. La ricerca suggerisce che la terapia cognitivo comportamentale può essere efficace nel trattamento della depressione e può avere effetti duraturi che prevengono future ricadute dei sintomi depressivi.

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Come funziona la terapia psicodinamica nella cura della depressione?

La terapia psicodinamica, o psicoanalisi, presume che la depressione possa verificarsi a causa di conflitti irrisolti, di solito inconsci, spesso originati nell’infanzia. Gli obiettivi di questo tipo di terapia sono che il paziente diventi più consapevole delle sue emozioni e sentimenti, in modo di orientarli in una direzione utile per il suo benessere.

La terapia psicodinamica tende ad essere meno focalizzata ed è di lungo termine. Questo approccio può essere utile per trovare legami con le esperienze passate e vedere come quegli eventi potrebbero contribuire ai sentimenti di depressione. Questo approccio può anche essere utile per costruire la consapevolezza di sé e aumentare determinate capacità emotive.

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Quali miglioramenti aspettarsi dalla psicoterapia?

La psicoterapia può offrire una serie di benefici nel trattamento della depressione:

  • Riduzione dei Sintomi: riduzione dei sintomi e acquisizione di strumenti per affrontare il malessere emotivo e migliorare il funzionamento quotidiano.
  • Prevenzione delle Ricadute: identificazione dei fattori scatenanti della depressione e sviluppo di strategie efficaci per prevenire future ricadute.
  • Miglioramento della Qualità della Vita: miglioramento della autostima, dele relazioni interpersonali e della soddisfazione generale nella vita.

Come cercare uno psicoterapeuta?

Trovare uno psicologo o un terapeuta può essere scoraggiante, ce ne sono così tanti tra cui scegliere, da non sapere dove iniziare. Il suggerimento è quello di leggere il curriculum sul sito web del terapeuta e scoprire quali sono le aree di competenza e da quanto tempo esercita. Ad esempio, un terapeuta può specializzarsi in consulenza di coppia o familiare, mentre un altro può essere un esperto in abuso di sostanze, anche se entrambi possono, ad esempio, essere abili nel trattamento della depressione.

Quando ci si sente pronti per fare una seduta con il terapeuta prescelto, è importante vedere se ci si sente effettivamente a proprio agio nel continuare il lavoro da fare insieme. La psicoterapia, infatti, dovrebbe essere un luogo sicuro e di supporto, dove sentirsi a proprio agio nell’aprirsi e nel condividere i propri pensieri e sentimenti.

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1. Alla cassa del bar ti accorgi che qualcuno ha già pagato il tuo caffè:

 Rifiuto l’offerta e pago comunque;

 Cerco di capirne anzitutto le ragioni, per non trovarmi in situazioni imbarazzanti;

 Ringrazio e me ne vado felice…

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2. Nella cassetta delle lettere c’è una busta gialla mai vista prima:

 Contiene sicuramente una richiesta di denaro;

 Prima di aprirla la tengo a lungo fra le mani per capire chi la invia;

 La apro immediatamente

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3. Con una telefonata ti dicono che hai vinto un viaggio organizzato. Prima reazione:

 Solita bufala;

 Conviene informarsi bene prima di farsi prendere dall’entusiasmo;

 Ma dai! Bello…

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4. Ti regalano un uovo di Pasqua: cosa pensi che conterrà?

 Una sorpresa inserita dall’azienda che lo produce;

 Una sorpresa inserita da chi me lo regala;

 Non lo so e non vedo l’ora di scoprirlo!

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5. Scopri che la tua colf straniera è laureata in medicina

 Imbarazzante: avrei preferito non saperlo;

 Mi chiedo se l’ho mai osservata attentamente;

 Bene, abbiamo il medico in famiglia!

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6. Un amico ti porta uno strano dolce da un luogo di vacanza. Cosa fai?

 Lo depongo immediatamente nel secchio dei rifiuti;

 Lo assaggio in dose piccolissima, per evitare che mi faccia male;

 Lo assaggio con piacere.

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7. Inaspettatamente, dopo giorni di primavera, nevica. Cosa dici?

 Non è normale;

 E’ successo altre volte: bisogna tener conto della statistica;

 Godiamocela!

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8. Ti regalano un costoso quadro che non ti piace. Cosa dici?

 Nulla e lo appendo in cantina;

 Grazie del pensiero gentile;

 Uno stimolo nuovo nella mia vita…

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9. Ti distrai e il parrucchiere ti fa un taglio molto originale. Che dici?

 Vengo appositamente da lei per avere il solito taglio;

 E’ colpa mia, non si preoccupi, non dovevo distrarmi;

 Beh, vediamo se cambiare look aiuta nella vita, come dicono in tanti…

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10. Al lavoro assumono qualcuno per “affiancarti”. Come reagisci?

 Non so lavorare con altre persone, lo sanno tutti!

 Ti domandi cosa stia cambiando nella tua azienda e se è il caso di fare un aggiornamento professionale;

 Provi: se ok resti, se no cambi lavoro.

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Dr. Giuliana ProiettiAlbo degli Psicologi Lazio n. 8407
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11. Avete da poco iniziato una relazione ed ora aspettate già un figlio. Cosa ne pensi?

 Questo non doveva succedere!

 Tutte le difficoltà possono essere affrontate, anche se con sacrificio;

 Era scritto che dovevamo diventare subito genitori.

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12. L’hotel prenotato ha un servizio inferiore alle aspettative. Cosa ti proponi per la prossima volta?

 Mai più le prenotazioni online;

 Occorre chiedere maggiori garanzie per evitare inutili rischi;

 La vacanza è gioco, il gioco non è mai noioso. Come va, va.

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13. Hai un figlio molto svogliato a scuola. Cosa gli dici?

 Da te non me lo sarei mai aspettato!

 Devi migliorare il metodo di studio;

 Andrai a lavorare, se preferisci così.

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14) Il tuo terapeuta va in pensione e si fa sostituire da un/una giovane collega:

 Non si trattano così i pazienti!

 Ci vorrà tempo, ma troveremo una sintonia;

 Sarà un piacere ascoltare un nuovo punto di vista.

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15. Il/la partner ti lascia dopo un grande amore. Cosa ti resta?

 Un grande senso di vuoto;

 Il timore di sbagliare di nuovo;

 Il resto della vita.

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Festival della Coppia
Relazione su Innamoramento - Festival della Coppia

Soluzione:

Assegnarsi:

1 punto per le risposte della colonna contrassegnata dal colore rosso,
2 punti per le risposte scritte nella colonna contrassegnata dal colore verde e
3 punti per le risposte scritte nella colonna contrassegnata dal colore blu.

Sommare i punteggi e passare ai risultati.

RISULTATI

Viva la routine!
(DA 15 A 24 PUNTI)
Le sorprese a volte ti piacciono, a volte no, ma se potessi scegliere non ne vorresti mai, a meno che non rientrino nell’ambito del conosciuto e dell’assolutamente prevedibile. Infatti, sei un tipo molto metodico, scrupoloso, che non ama lasciare niente al caso: nel ricevere una sorpresa dunque, al di là delle buone intenzioni di chi te la fa, potresti provare più fastidio che gioia. Tutto quello che è improvviso ed inatteso, porta con sé problemi e difficoltà che non sempre ti senti pronto ad affrontare. Questo contribuisce a farti sentire abbastanza disorientato, incapace di esprimere le reazioni più adeguate ed opportune in determinati contesti, arrivando fino all’imbarazzo e alle difficoltà di auto-controllo. 

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Intervista su Giovani e Sessualità fluida

Viva il rischio calcolato!
(DA 25 A 35 PUNTI)
Non sei contrario a tutto ciò che è nuovo e le sorprese in genere ti fanno piacere, purché rientrino nei canoni e nei valori che regolano la tua vita. Nelle cose che per te contano davvero infatti non ami lasciarti travolgere o trasportare dai cambiamenti e dalle novità: per questo tendi a prepararti per tempo agli eventi, in modo da sentirti sempre padrone della situazione, rimanendone protagonista. Per gli aspetti meno significativi della vita invece, sei molto più “open-minded”: ad esempio, se ricevi una sorpresa fatta con il cuore, da qualcuno che ci tiene a renderti felice, il tuo atteggiamento è sicuramente positivo e non manchi di esprimere le tue emozioni di gioia e di interesse. Del resto, sei una persona orientata alla crescita personale e per questo spesso riesci a trovare nella sorpresa una forza capace di ricaricarti. 

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Viva la vita spericolata!
(DA 36 A 45 PUNTI)
Ti piacciono le sorprese, ma anche i gesti inaspettati, gli imprevisti, i cambiamenti. Trovarti di colpo in una situazione insolita non ti spaventa, anzi ti regala una forte emozione, che ti fa apprezzare ancora di più la realtà. Sei una persona curiosa della vita, ma che lavora anche molto con la fantasia: ti piace immaginare scenari inediti in cui tutto può accadere e niente è come sembra. Non hai paura di vivere e ti sai adattare facilmente a tutto e a tutti. Per questo non opponi resistenza ai cambiamenti e sei piuttosto fatalista: lasci che la vita ordisca per te le sue trame, portandoti a volte a vivere situazioni imprevedibili, non sempre positive, ma comunque capaci di sollevarti dalla prigionia imposta dalla routine. 

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Contro la psicoterapia religiosa
Contro la psicoterapia “religiosa”

Contro la psicoterapia “religiosa”

Dr. Giuliana ProiettiAlbo degli Psicologi Lazio n. 8407
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Mi è capitato di leggere online una interessante pubblicazione di un teologo sudafricano, Noel B Woodbridge, il quale si pone una domanda inquietante, che del resto è presente nel mondo psicologico da molto tempo: la psicoterapia è una scienza o una nuova religione? 

Il testo mi è sembrato molto interessante e dunque ho pensato di pubblicarne una breve sintesi, in modo che i lettori interessati a vario titolo al mondo della psicoterapia possano riflettere sui diversi argomenti trattati (e sulle numerose provocazioni in esso contenute).

Avverto il lettore che ciò che segue è sicuramente un testo dichiaratamente contro la psicoterapia, ma a mio avviso è interessante proprio per questo, come monito a non indugiare troppo in pratiche spirituali che non ci appartengono, e restare invece ancorati alla ricerca scientifica e a tutto quello che oggi definiamo evidence-based.

Personalmente ho un punto di vista molto diverso da quello del teologo, direi opposto, ma anche io come lui sono contraria a vedere nella psicoterapia una nuova forma di religione e dunque anche contraria all’innesto di qualsiasi forma religiosa nella psicoterapia, come ci ha chiaramente insegnato Freud.

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Dichiarazione del problema

Le persone oggi non bramano più una salvezza personale, ma cercano soprattutto di “sentirsi bene” cercando una “illusione momentanea di benessere personale, salute e sicurezza psichica” (Lasch 1979). La cura delle anime, che un tempo era un ministero vitale della chiesa, oggi è stata sostituita da una cura delle menti, chiamata “psicoterapia”.

La religione tradizionale, infatti, non fornisce più risposte rilevanti ai problemi personali e sempre più persone cercano risposte da fonti alternative.

La psicoterapia promette di soddisfare il bisogno di una soluzione rapida ai problemi difficili della vita attraverso “un viaggio senza sforzo e senza dolore verso la Terra Promessa” (Cinnamon & Farson 1979).

Quando l’uomo istruito ha perso fiducia nella religione formale, ha cercato una credenza sostitutiva che fosse affidabile, trovando ciò che cercava nella psicologia – inclusi i suoi vari rami, come la psicoterapia e la psichiatria – che ora ha assunto il ruolo di una credenza sostitutiva (Gross 1978).

Facendo riferimento a questo passaggio dallo spirituale allo psicologico e dalla religione alla scienza, Szasz (1978) afferma che la psicoterapia è un nome moderno e scientifico per quello che un tempo era conosciuto come la “cura delle anime”. Una delle principali ragioni per cui Szasz scrisse il suo libro intitolato “Il mito della psicoterapia” era il seguente: mostrare come, con il declino della religione e la crescita della scienza nel diciottesimo secolo, la cura dell’anima (peccatrice), che era stata parte integrante della religione cristiana, è stata rielaborata come la cura delle menti (malate) ed è diventata parte integrante della medicina (Szasz 1978).

La medicalizzazione della religione

La medicalizzazione della religione ha facilitato la rottura tra religione e psichiatria. Non appena i problemi religiosi sono stati medicalizzati (trasformati in malattie), sono diventati problemi psichiatrici. I problemi di pensiero e comportamento – un tempo considerati di competenza dei sacerdoti – sono stati trasformati in problemi medici e, quindi, presumibilmente scientifici. “Sono poi passati dalla chiesa al divano” (Bobgan & Bobgan 1987).

In poche decadi, l’industria della psicoterapia e i religiosi si sono stabilizzati in una coesistenza vigilata. Da un lato, i religiosi sembravano intimiditi dall’accettazione schiacciante del mondo della psicoterapia come vera scienza. Dall’altro, gli psicoterapeuti credevano di essere in possesso di una conoscenza superiore e terapie più efficaci di quanto i consiglieri spirituali tradizionali potessero mai offrire, tanto che a loro avviso i consiglieri spirituali e i sacerdoti avrebbero dovuto restare fuori dal loro campo (MacArthur 2005).

Molti critici, che hanno indagato sulla natura “scientifica” della psicoterapia, hanno trovato che la psicoterapia, in realtà, sembra avere più una natura religiosa. Lo psichiatra Thomas Szasz (1978) definisce la psicoterapia una religione quando afferma: “Non è semplicemente una religione che pretende di essere una scienza; è effettivamente una falsa religione che cerca di distruggere la vera religione.” In questo modo “contrizione, confessione, preghiera, fede e risoluzione interiore”, sono stati espropriati e rinominati come psicoterapia, mentre le osservanze religiose e i rituali, sono stati denigrati e distrutti come “sintomi di malattia nevrotica o psicotica” (Szasz 1978).

Egli avverte inoltre della “risoluta determinazione della psicoterapia di privare la religione di quanto può e di distruggere ciò che non può.” Lasch (1979), l’autore del libro intitolato “Il culto del narcisismo”, supporta questa visione quando afferma: “La terapia costituisce un’anti-religione.”

Lee (1980) si riferisce alla “psicoanalisi come una religione nascosta sotto un linguaggio scientifico” e “una religione sostitutiva sia per il praticante che per il paziente”. Il Professor London (1964), nel suo libro intitolato “Le modalità e le morali della psicoterapia”, osserva che gli psicoterapeuti costituiscono un clero. Lo psichiatra Jerome Frank (1978) afferma che lo psichiatra “non può evitare di invadere il territorio della religione” e che “in alcuni aspetti assomiglia più a una religione” (1979)

Secondo Von Weizsaecker (1957), CG Jung è stato il primo a capire che la psicoanalisi apparteneva alla sfera della religione. In proposito, lo stesso Jung ammise: “le religioni sono sistemi di guarigione delle malattie psichiche” (1933).

Freud e Jung: tutto è cominciato da loro

Entrambe le loro posizioni sono anticristiane: una nega il cristianesimo (Freud) e l’altra lo mitologizza (Jung).

Piuttosto che utilizzare osservazioni oggettive e scoperte scientifiche, sia Freud che Jung hanno trasformato le proprie esperienze in un nuovo sistema di credenze e lo hanno chiamato psicoanalisi. Rifiutando il Dio della Bibbia, sia Freud che Jung hanno guidato i loro seguaci nella ricerca di comprensioni alternative dell’umanità e soluzioni alternative ai problemi della vita. Si sono rivolti verso l’interno delle loro limitate immaginazioni e hanno guardato i loro soggetti dalla loro soggettività anticristiana.

  • Freud ha cercato di distruggere la natura spirituale dell’uomo riducendo la religione a illusione e nevrosi.
  • Jung ha cercato di degradare la spiritualità dell’uomo presentando tutte le religioni come mitologia e fantasia.
  • Mentre Freud considerava la religione come la fonte dei problemi mentali, Jung credeva che la religione fosse una soluzione.
  • Mentre Freud sosteneva che le religioni sono un’illusione e, quindi, malvagie, Jung sosteneva che tutte le religioni sono immaginarie ma buone.

Va inoltre notato che Carl Rogers ha rinnegato il cristianesimo ed è diventato uno dei leader più rispettati della psicologia umanistica. Rogers (1961) stesso confessò: “Non potrei lavorare in un campo dove mi sarebbe richiesto di credere in qualche dottrina religiosa specificata.”

Le pseudoscienze

Karl Popper, considerato da molti il più grande filosofo della scienza del ventesimo secolo, ha esaminato varie teorie psicologiche relative al perché del comportamento umano e cosa fare al riguardo. Ha scoperto che sebbene queste teorie contengano interessanti suggerimenti psicologici, non sono in una forma confutabile.

Secondo Popper, queste teorie, sebbene si presentino come scienze, hanno in realtà “più in comune con miti primitivi che con la scienza” e assomigliano “più all’astrologia che all’astronomia” (1975). Egli sostiene inoltre che si potrebbe ideare un sistema per spiegare tutto il comportamento umano e poi interpretare tutto il comportamento umano alla luce di quella spiegazione.

Questo argomento circolare, che sfida le regole della logica, è vero per la grafologia, l’astrologia e altre “ologie”.

Le psicologie transpersonali

John Davis (2006) definisce il campo della psicologia noto come psicologia transpersonale come segue:

  • Si colloca all’interfaccia tra psicologia ed esperienza spirituale.
  • Integra concetti psicologici, teorie e metodi con argomenti e pratiche delle discipline spirituali.
  • I suoi interessi includono esperienze spirituali, stati mistici di coscienza, consapevolezza e pratiche meditative, stati sciamanici, rituali, sovrapposizione di esperienze spirituali e stati disturbati, come psicosi e depressione, e le dimensioni transpersonali delle relazioni, del servizio e degli incontri con il mondo naturale.

La psicoterapia transpersonale, come la psicologia transpersonale, è altamente eclettica. Attinge tecniche e comprensioni “da una vasta varietà di fonti psicologiche e spirituali”. In psicoterapia, il contenuto transpersonale si riferisce a “esperienze legate a esperienze culminanti, esperienze mistiche, trascendenza, e così via”.

Attraverso le psicoterapie transpersonali, varie forme di religioni orientali stanno penetrando nella vita occidentale. Lo psicologo Daniel Goleman cita Chogyam Trungpa dicendo: “Il buddismo arriverà in Occidente come psicologia.” Goleman sottolinea anche come le religioni orientali “sembra stiano facendo progressi graduale come psicologie, non come religioni” (Goleman 1984).

Le scienze orientali

Un numero crescente di psicoterapeuti è oggi convinto che le religioni orientali offrano una comprensione della mente molto più completa di quanto finora immaginato dalla scienza occidentale. Allo stesso tempo, i leader delle nuove religioni stesse – i numerosi guru e insegnanti spirituali ora presenti in Occidente – stanno adattando i sistemi tradizionali secondo il linguaggio e l’atmosfera della psicologia moderna. Con tutti questi movimenti molto diversi, non è sorprendente che le persone non sappiano più se abbiano bisogno di aiuto psicologico o spirituale. È evidente che la linea che divide il terapeuta dalla guida spirituale si è appannata (Needleman 1979).

La psicologia cristiana e Cristo Psichiatra Celeste

Nel suo libro, “The Cult Explosion”, Hunt (1980) mette in guardia la Chiesa contro la ‘psicologia cristiana’. Afferma che l’odierna Chiesa viene distrutta dalla ‘psicologia cristiana’ che interpreta le Scritture sulla base di “una filosofia atea fallimentare, che al massimo trasforma Cristo in uno psichiatra celeste.”

Anche Jay Adams (1979) mette in guardia la comunità cristiana contro i dogmi psichiatrici ingannevoli che entrano nella Chiesa. Egli argomenta che sostenere, permettere e praticare dogmi psichiatrici e psicoanalitici all’interno della Chiesa stessa è tanto pagano ed eretico, e quindi tanto pericoloso, quanto “propagare gli insegnamenti di alcuni dei culti più bizzarri”. L’unica differenza è che i culti sono meno pericolosi, perché i loro errori sono più identificabili.

L’autore, nella sua dissertazione, cita anche l’apostolo Paolo: “Guardate che nessuno vi renda suo prigioniero attraverso una filosofia vuota e ingannatrice, che dipende dalla tradizione umana e dai principi elementari di questo mondo anziché da Cristo”

Conclusioni

Le prove sopra riportate evidenziano chiaramente che la psicoterapia appartiene alla sfera della religione, poiché tratta questioni relative ai valori, alla natura umana e al modo in cui le persone cambiano. Le vere fondamenta della psicoterapia non sono la scienza, ma piuttosto varie visioni del mondo filosofiche, come l’umanesimo secolare e l’evoluzione.

Inoltre, è evidente che la psicoterapia non raggiunge l’oggettività e la testabilità della scienza. A causa dello status non scientifico della psicoterapia, le persone che scelgono la psicoterapia lo fanno per fede, credendo alle affermazioni della psicoterapia piuttosto che alle prove della ricerca (Bobgan & Bobgan 1987).

Sfortunatamente, queste teorie e terapie non bibliche hanno infiltrato la Chiesa odierna come un cavallo di Troia e hanno avuto successo, in larga misura, nel minimizzare il potere del Vangelo nel cambiare le vite delle persone e nel privare la Chiesa del suo vitale ministero di consulenza.

Persone come Sigmund Freud e Carl Jung hanno minato la fiducia nel Cristianesimo e hanno istituito sistemi terapeutici direttamente opposti alla Parola di Dio. Il loro pregiudizio verso l’ateismo, l’occultismo e il loro acuto antagonismo verso il Cristianesimo sono stati abilmente mascherati con “un linguaggio psicologico scientificamente di alto livello” (Mitchell 2005).

La Chiesa contemporanea deve tornare alla consulenza biblica della Chiesa primitiva, che è molto più efficace della psicoterapia. Sia la Parola di Dio che l’opera dello Spirito Santo sono disponibili per i consiglieri cristiani per tutti i problemi odierni e, quindi, non devono essere sostituiti dalla moderna psicoterapia.

Adattato da: Psychotherapy: Science or Religion? Some Implications for Today’s Church, Noel B Woodbridge

A cura di:

Dott.ssa Giuliana Proietti

Photo by RF._.studio: https://www.pexels.com/photo/photo-of-woman-doing-yoga-while-sitting-on-rock-3820380/

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