Cosa porta alla guerra: cosa ci insegna Tucidide

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Per anni, studiosi di relazioni internazionali hanno fatto riferimento all’opera dell’antico storico greco Tucidide per sostenere l’idea che i conflitti tra potenze emergenti e potenze consolidate siano inevitabili. Ma cosa si intende davvero con la cosiddetta “trappola di Tucidide”? E soprattutto, possiamo davvero evitare che le guerre si ripetano?

Chi era Tucidide?

Tucidide fu uno storico e generale ateniese, testimone diretto della guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), lo scontro tra Atene e Sparta. La sua narrazione storica, profondamente influenzata dai codici della tragedia greca, mette in luce come la paura, l’ambizione smisurata, gli errori dei leader e l’erosione della ragione conducano al disastro. Il suo racconto è una profonda riflessione sull’<hybris (l’eccesso di orgoglio) e la nemesi (la vendetta ossessiva).

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Che cos’è la “trappola di Tucidide”?

Il termine è stato coniato dallo studioso Graham Allison per descrivere come l’ascesa di una nuova potenza (come Atene) generi timore in una potenza già dominante (come Sparta), aumentando il rischio di conflitto. Allison ha introdotto questa espressione nel 2012 e l’ha sviluppata nel libro Destined For War (2017), citando Tucidide che scriveva:

“Ma alla fine la potenza d’Atene s’era imposta, rigogliosa e superba all’attenzione del mondo: perfino la sfera d’influenza e d’alleanza tradizionalmente legata a Sparta non era immune dai suoi attacchi. La situazione critica suggerì agli Spartani che la loro supina linea di condotta era ormai superata; si doveva sferrare, loro per primi, un’offensiva, gettarvi ogni energia e demolire, se fosse possibile, quella molesta e invadente potenza.” (Tucidide, La guerra del Peloponneso, I, IV, 118).

Cosa significa la “trappola di Tucidide” oggi?

Spesso questa teoria viene vista come una sorta di legge delle relazioni internazionali: quando una potenza sale, un’altra teme di perdere la propria posizione e la guerra diventa inevitabile. Nel contesto contemporaneo, molti leggono questo come un segnale di inevitabilità dello scontro tra Stati Uniti e Cina.

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La guerra è davvero inevitabile?

No. Per Tucidide, la guerra non è una legge ineluttabile della politica, ma il frutto di errori umani, paure, ambizioni e scelte sbagliate dei leader. La sua opera non vuole descrivere una legge geopolitica, ma mostrare le dinamiche tragiche che portano al conflitto.

Perché la “trappola di Tucidide” viene spesso fraintesa?

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Perché viene ridotta a un destino scritto, usata come giustificazione per politiche aggressive o corsa agli armamenti. In realtà, Tucidide sottolinea quanto la percezione distorta, gli errori di valutazione e le scelte individuali siano cruciali nel determinare il corso degli eventi.

L’Impero Romano è caduto per una sorta di Trappola di Tucidide”?

Assolutamente no, e anche questo smentisce la teoria. L’Impero romano è caduto dopo che non ha avuto province ulteriori da conquistare e da saccheggiare, e dopo alcuni secoli di consumismo e di depravazione dei costumi, descritti bene da Seneca nelle “Lettere a Lucilio”.

Qual è il messaggio più profondo di Tucidide?

Il suo racconto è un monito contro l’hybris e la nemesi. La guerra nasce spesso da giudizi errati, non da forze ineluttabili. La tragedia del conflitto scaturisce dall’orgoglio smisurato e dalla vendetta, e non da un meccanismo automatico.

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Cosa ci insegnano le parole di Tucidide?

Consideriamo questa riflessione:

“L’ignoranza è audace, la conoscenza è prudente.”

Non è un’analisi geopolitica, ma una verità umana. Avverte contro chi confonde impulsi e vanteria con strategia e forza reale.

Oppure questa amara constatazione:

“I forti fanno ciò che vogliono, i deboli sopportano ciò che devono.”

Non è un elogio del realismo politico, ma un lamento per ciò che accade quando il potere non è controllato e la giustizia abbandonata.

Come interpreta Allison la “trappola di Tucidide”?

Allison vede la trappola come un avvertimento: la guerra è probabile ma non inevitabile. Il rischio cresce quando paura e ambizione prevalgono, ma si può e si deve lavorare per evitarla.

Cosa succede se la “trappola di Tucidide” diventa una giustificazione per il conflitto?

Si rafforza l’idea che lo scontro sia inevitabile, invece di promuovere prudenza, riflessione e moderazione.

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Quali lezioni possiamo trarre per la situazione attuale tra Stati Uniti e Cina?

La guerra diventa più probabile quando paura e orgoglio guidano le decisioni politiche, ma non è inevitabile. È fondamentale coltivare umiltà, saggezza e la consapevolezza che il futuro dipende dalle scelte umane, non solo da dinamiche strutturali.

In sintesi, Tucidide ci insegna che la guerra spesso nasce non da una necessità strutturale, ma da errori, paure e ambizioni incontrollate. Il vero pericolo è quando la prudenza e la ragione cedono il passo all’orgoglio e alla vendetta. Il suo monito non è una sentenza storica, ma un richiamo all’umiltà e alla responsabilità di chi guida le nazioni. Il futuro non è scritto: dipende dalle scelte consapevoli di donne e uomini.

Dr. Giuliana Proietti

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Fonte

Ce qui conduit à la guerre : les leçons de l’historien Thucydide

 

Di Giuliana Proietti

Giuliana Proietti è psicoterapeuta e sessuologa clinica. Riceve i pazienti online, da qualsiasi parte del mondo. Sono possibili anche incontri in presenza, a Fabriano Civitanova Marche Ancona e Terni. Costo della Terapia Online: 60 euro/seduta In presenza 90 euro/seduta. Telefonare o inviare un messaggio whatsapp per chiedere appuntamento al 347 0375949, oppure scrivere a info@giulianaproietti.it Visita i siti www.psicolinea.it www.clinicadellatimidezza.it www.clinicadellacoppia.it per avere ulteriori informazioni.