Lo studio della felicità: teorie psicologiche, autori e scoperte
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La felicità è stata al centro del pensiero filosofico per millenni, ma solo in tempi relativamente recenti è diventata oggetto di studio sistematico in psicologia. Comprendere cosa rende le persone felici è oggi una delle sfide principali della psicologia positiva e della scienza del benessere soggettivo.
Le evidenze suggeriscono che, sebbene la felicità sia in parte influenzata da fattori genetici e contestuali, esistono strategie comportamentali e cognitive in grado di incrementarla. La ricerca continua a indagare come il benessere possa essere promosso a livello individuale, sociale e istituzionale, con importanti implicazioni per la salute mentale e le politiche pubbliche. Cerchiamo di saperne di più.
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Cosa è la felicità?
In ambito psicologico, la felicità è generalmente intesa come benessere soggettivo (subjective well-being, SWB), concetto introdotto da Ed Diener (1984), che comprende tre componenti fondamentali:
- Alta frequenza di emozioni positive
- Bassa frequenza di emozioni negative
- Valutazione cognitiva positiva della propria vita (soddisfazione di vita)
Come si misura la felicità?
La misurazione del benessere soggettivo avviene prevalentemente attraverso strumenti self-report, come la Satisfaction With Life Scale (SWLS) di Diener et al. (1985), e la Positive and Negative Affect Schedule (PANAS) di Watson, Clark e Tellegen (1988).
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Quali sono le principali teorie sulla felicità, sul piano psicologico?
Ve ne sono diverse. Ecco una breve sintesi:
Teorie edoniche
Le teorie edoniche, che risalgono alla filosofia epicurea, considerano la felicità come il risultato dell’accumulo di piacere e della riduzione del dolore. Nella psicologia moderna, questo approccio è rappresentato dalle teorie che si concentrano sull’esperienza affettiva, in particolare l’equilibrio tra emozioni positive e negative.
L’autore principale in questo filone è Ed Diener, il quale ha contribuito a definire la felicità in termini operativi e ha studiato come variabili quali il reddito, le relazioni sociali e la cultura influenzino il benessere soggettivo.
Teorie eudaimoniche
In contrasto con l’approccio edonico, le teorie eudaimoniche, ispirate ad Aristotele, definiscono la felicità come realizzazione del proprio potenziale e vita significativa. Carol Ryff (1989) ha proposto un modello multidimensionale del benessere psicologico che include sei dimensioni:
- Autonomia
- Crescita personale
- Relazioni positive
- Scopo nella vita
- Padronanza dell’ambiente
- Accettazione di sé
Anche Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva, ha contribuito a questa visione con il modello PERMA (2011), che individua cinque componenti del benessere duraturo: Positive Emotion, Engagement, Relationships, Meaning, Accomplishment.
Secondo Seligman, gli esseri umani mostrano, infatti, di essere più felici quando sperimentano la sensazione di piacere (cibi gustosi, bagni caldi, ecc.), quando si sentono assorbiti in una attività stimolante, quando hanno relazioni sociali soddisfacenti, quando danno un significato alla propria vita e si sentono realizzati, avendo raggiunto obiettivi tangibili.
Sonja Lyubomirsky è uno dei ricercatori americani più famosi sulla felicità. Ha scritto il bestseller internazionale (Sonja Lyubomirsky, The How of Happiness, 2007) Secondo questa autrice, circa il 50% del livello di felicità di un dato essere umano è determinato geneticamente. Circa il 10% della sua felicità è influenzato da condizioni di vita esterne, ma ben il 40% della felicità personale può essere influenzato dalla nostra mente.
Secondo la Lyubomirsky, il segreto della felicità duratura è rivolgere la propria attenzione principalmente a quel 40% che è sotto il proprio controllo e mantenere costantemente un buon livello di felicità interiore.
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Quali fattori influenzano la felicità?
Sono stati individuati i seguenti fattori:
Genetica e personalità
Diversi studi longitudinali e gemellari suggeriscono che la felicità abbia una componente ereditaria significativa. Secondo Lyubomirsky, Sheldon e Schkade (2005), circa il 50% della variazione nel livello di felicità tra gli individui è attribuibile a fattori genetici, il 10% a circostanze esterne (reddito, salute, stato civile), e il restante 40% a attività intenzionali (comportamenti e atteggiamenti modificabili).
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Relazioni sociali
La qualità delle relazioni è uno dei più forti predittori della felicità. Lo Studio di Harvard sullo sviluppo adulto, iniziato nel 1938 e ancora in corso, ha evidenziato che relazioni affettive e significative sono il fattore singolo più importante per una vita lunga e soddisfacente (Vaillant, 2012; Waldinger, 2015).
Cultura e contesto socioeconomico
La cultura influenza le concezioni e le espressioni della felicità. In culture individualiste, come quella statunitense, la felicità è spesso associata a realizzazione personale; in culture collettiviste, come quelle asiatiche, essa è maggiormente legata all’armonia sociale e all’equilibrio interiore (Diener, Oishi, & Lucas, 2003).
Anche il reddito ha un’influenza, ma con effetti limitati: secondo uno studio di Daniel Kahneman e Angus Deaton (2010), il benessere emotivo aumenta con il reddito fino a una soglia (circa 75.000 dollari annui, negli USA), oltre la quale non si registrano incrementi significativi.
Richard Layard (nato nel 1934) economista britannico, è stato fondatore e direttore negli anni novanta del Center for Economic Performance della London School of Economics. Sostiene che le persone in Occidente potrebbero vivere una vita più felice, se invece di concentrarsi sulla crescita della ricchezza esteriore, si concentrassero sulla crescita della felicità interiore.
Al momento, l’egoismo sfrenato distrugge la crescita della felicità. Le persone in Occidente, secondo questo autore, hanno bisogno di una nuova filosofia di vita per la ricerca della felicità. L’obiettivo dovrebbe essere la felicità di tutti (Richard Layard, Happiness, Lessons from a New Science).
Richard Layard ha dichiarato: “Sebbene le persone in Occidente siano diventate più ricche, non sono diventate più felici. (…) Gli studi dimostrano che le persone non sono più felici oggi di 50 anni fa. E questo nonostante il fatto che il il reddito medio in questo periodo sia più che raddoppiato. “
La religione
Alcuni studi hanno preso in esame il rapporto fra religione e felicità. Le relazioni causali fra le due cose rimangono poco chiare, ma si è osservato che le persone religiose sono più felici. Questa correlazione può essere il risultato dell’appartenenza ad una comunità e non necessariamente dovuta alla fede stessa. Un’altra ipotesi potrebbe essere quella di avere a che fare con dei rituali (es. preghiera), che sono tranquillizzanti. (Frontiers in Evolutionary Neuroscience, 2009).
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Cosa si può fare per migliorare lo stato di felicità personale?
Numerosi studi hanno esplorato strategie per promuovere il benessere. Tra gli interventi empiricamente validati si trovano:
- Gratitudine: tenere un diario della gratitudine aumenta emozioni positive (Emmons & McCullough, 2003)
- Atti di gentilezza: aiutare gli altri migliora il benessere percepito (Lyubomirsky et al., 2005)
- Mindfulness e meditazione: associate a una maggiore regolazione emotiva e soddisfazione di vita (Keng, Smoski, & Robins, 2011)
- Obiettivi personali: il raggiungimento di scopi intrinseci è correlato a livelli più alti di felicità rispetto a obiettivi estrinseci (Ryan & Deci, 2000)
Quali suggerimenti dare per una vita più felice?
Questo filone di ricerca ha scoperto che si può migliorare la felicità in questi modi concreti, da applicare alla propria vita quotidiana:
- Essere capaci di organizzare le proprie attività per ottenere dei risultati (essere proattivi)
Il ricercatore sulla felicità Ed Diener spiega: “le persone felici si prefiggono continuamente obiettivi da raggiungere”. - Essere fisicamente attivi
Una regolare attività fisica mantiene il corpo sano e rende felice lo spirito. Le passeggiate quotidiane possono essere una buona scelta per aumentare il livello di felicità. - Fare del bene
Coloro che fanno regolarmente cose buone per gli altri risultano più felici rispetto alle persone che vivono solo per se stesse. - Riposo e relax
Oltre al lavoro, all’attività fisica e al tempo trascorso con gli altri, occorre pensare anche al tempo per riposarsi e rilassarsi. La ricerca scientifica mostra che le persone rilassate pensano in modo maggiormente positivo e sono più felici. Ogni ora di sonno persa riduce la positività che si può sperimentare durante il giorno. - Pensiero positivo
Chi pensa in modo positivo raddoppia la possibilità di realizzare la felicità. Coloro che desiderano essere felici dovrebbero pensare in modo positivo. Nei momenti tristi ci si potrebbe ad esempio chiedere: “cosa posso fare per passare la giornata in modo positivo?” - Amicizie positive
Le persone che hanno una buona cerchia di amici sono più felici. E’ bene prendersi cura delle proprie amicizie e praticare attività positive con loro. - Facilitare la gioia
Coloro che riescono a trovare piccoli elementi di gioia nella loro vita possono aumentare il livello di felicità del 20%. A volte la gioia non si trova nelle cose materiali, ma nei pensieri positivi, nei bei ricordi, nelle buone letture. - Umorismo
E’ importante coltivare il senso dell’umorismo e imparare a non prendere le cose esageratamente sul serio, sapendo ridere anche di se stessi. Coloro che sono in grado di farlo, possono vivere in modo più soddisfacente. È consigliabile vedere film allegri, leggere libri divertenti e frequentare persone spiritose. - Fiducia in se stessi
Le persone felici credono in se stesse. Credono nei loro obiettivi, nella loro saggezza e nelle loro possibilità. I seguaci della felicità interiore sono alla continua ricerca di saggezza, autodisciplina e fiducia in se stessi per evitare di essere guidati dal materialismo e dall’incertezza.
Buona vita!
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