Come fai a sapere che è vero? L’epistemologia
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Dr. Giuliana Proietti
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Ancona Fabriano Civitanova Marche Terni
Come fai a sapere che tempo farà domani? Lo sai perché ti affidi alle previsioni meteorologiche basate su modelli scientifici, raccolta di dati atmosferici e simulazioni probabilistiche.
Questa risposta, tuttavia, apre una domanda più profonda: come sai di poterti fidare di quei modelli? È qui che entra in gioco l’epistemologia, la branca della filosofia che studia come arriviamo a conoscere qualcosa e in che modo possiamo giustificare le nostre credenze.
Cos’è esattamente l’epistemologia?
È lo studio della conoscenza, della giustificazione e della credibilità. L’epistemologia si occupa di capire come sappiamo ciò che diciamo di sapere. Non si limita a dirci cosa sapere, ma analizza i metodi attraverso cui otteniamo la conoscenza, valutandone la razionalità, l’affidabilità e i limiti.
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Quindi l’epistemologia riguarda solo la scienza?
No. Tutte le discipline usano metodi per scoprire le cose (come la scienza, la storia o l’antropologia), ma l’epistemologia va oltre: esamina i metodi stessi. Si chiede: sono razionali? sono giustificati? come distinguiamo una buona ragione da una cattiva? Per esempio, non si limita a chiedersi “qual è la teoria giusta?”, ma “cosa rende una teoria scientifica credibile o ben fondata?”.
Come si collega tutto questo al pensiero critico?
Il pensiero critico è epistemologia applicata. Quando si analizza un’argomentazione, si valuta una fonte, o ci si chiede “questo ha senso?”, si stanno esercitando giudizi epistemici. Harvey Siegel, filosofo americano, ha sottolineato che educare al pensiero critico significa educare a porsi domande epistemologiche: cosa giustifica questa convinzione? in base a quali criteri accettiamo un’idea? qual è il rapporto tra verità e giustificazione?
Perché non siamo tutti d’accordo se esistono metodi oggettivi?
Perché il pensiero umano è tutt’altro che oggettivo. Crediamo spesso di vedere il mondo chiaramente, mentre siamo influenzati da bias cognitivi, emozioni e schemi culturali. Riteniamo di avere la verità in tasca e che siano gli altri a sbagliarsi. L’epistemologia ci mette di fronte al fatto che nessuno ragiona in modo completamente neutrale e che, quindi, abbiamo bisogno di metodi condivisi per discutere razionalmente.
Che cosa propone l’epistemologia per affrontare questi limiti?
Propone un metodo sistematico per interrogare le nostre idee, le nostre fonti e il nostro ragionamento. Invita a sospendere il giudizio quando non ci sono buone ragioni per credere, e a pretendere che le affermazioni pubbliche (come dichiarazioni politiche o notizie virali) siano giustificate pubblicamente, cioè secondo criteri condivisibili da chiunque.
Ma tutto questo serve davvero nella vita quotidiana?
Sì, soprattutto oggi. In un’epoca in cui la retorica prevale sulla ragione, dove la “verità” è spesso subordinata al consenso o al carisma, l’epistemologia diventa uno strumento per difendersi. Ti aiuta a chiederti: questa affermazione è ben motivata? potrei spiegarla a una persona neutrale in modo coerente? ci sono prove adeguate?
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Come si può usare l’epistemologia per valutare una dichiarazione?
Un buon punto di partenza è porsi tre domande:
- Quali sono le ragioni che sostengono questa affermazione?
- Sono buone ragioni? Sono fondate su prove, logica, o solo su opinioni?
- Potrei spiegare queste ragioni a qualcun altro in modo chiaro, distaccato e coerente?
Se ci si rende conto che non lo si può fare, questo è un buon segnale che serve maggiore riflessione.
Cosa succede se non seguiamo questo approccio?
Rischiamo di cedere alla credulità, all’autoritarismo, all’irrazionalità. Confondere intensità della convinzione con validità dell’argomento è un errore diffuso. Solo un impegno epistemico costante – cioè la volontà di pensare in modo riflessivo, aperto e giustificato – può aiutarci a navigare un mondo complesso, pieno di informazioni e disinformazione.
In definitiva, perché l’epistemologia è importante?
Perché ci ricorda che credere non basta: bisogna giustificare. È la chiave per costruire un dialogo razionale, superare le bolle ideologiche, e far sì che il sapere – scientifico, etico o politico – resti conoscenza e non mera opinione. È ciò che trasforma un’intuizione in una verità condivisibile.
Dr. Giuliana Proietti

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