Imparare bene l'inglese: un obiettivo educativo e psicologico

Imparare bene l’inglese: un obiettivo educativo e psicologico

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Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta • Sessuologa

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Oggi, conoscere l’inglese è essenziale per accedere a studi, lavoro e opportunità sia a livello nazionale che internazionale.

In Italia
circa la metà (quasi il 50 %) degli studenti diplomati alla scuola secondaria di secondo grado possiede almeno un livello B2 di competenza orale in inglese, ma il 17 % ha capacità solo di base (Statista). Nonostante le ore di lezione settimanali a partire dalla scuola elementare, molti giovani faticano a comunicare con fluidità.

In Italia, come in altri paesi dell’area mediterranea, le attività orali tendono a essere più puntuali, controllate e orientate a compiti scolastici, senza una pratica quotidiana naturale.

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In Svezia

i giovani parlano inglese fluentemente e con sicurezza fin da piccoli. Qui, la lingua viene utilizzata quotidianamente in giochi, progetti e conversazioni spontanee.

Dal punto di vista psicologico, questo ha conseguenze importanti: la mancanza di uso reale della lingua alimenta l’ansia linguistica, cioè il timore di esprimersi per paura di commettere errori, un fattore che riduce la partecipazione e ostacola la memorizzazione a lungo termine. Parlare frequentemente e in contesti autentici è essenziale per superare questa barriera emotiva e sviluppare la linguistic confidence.

Valutare l’espressione orale, non solo la scrittura

In Svezia, la competenza orale viene valutata con criteri chiari basati sul Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER), permettendo agli studenti di sapere cosa migliorare.

In Italia, invece, la valutazione orale è spesso informale o sporadica: ciò comunica implicitamente che “l’espressione orale non conta”, riducendo la motivazione. Quando non ci sono feedback chiari, è difficile sviluppare fiducia nelle proprie capacità, e quindi perseverare nello sforzo.

Budget e formazione

Nel 2022, l’Italia ha investito il 4,1 % del PIL nell’istruzione, al di sotto della media UE del 4,7 % e lontano dal 7,1 % della Svezia (Milano Finanza).

Gli insegnanti svedesi ricevono formazione continua sulle metodologie comunicative e sulla valutazione orale; in Italia, pur esistendo iniziative in tal senso, mancano spesso risorse, tempo e supporto.

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Incoraggiare l’interazione, non solo la memorizzazione

Le ricerche sull’acquisizione linguistica sono chiare: si impara a parlare parlando. Metodi come l’approccio comunicativo o l’apprendimento basato sui compiti, diffusi in Svezia, creano flow, uno stato di coinvolgimento totale in cui la sfida è bilanciata con le competenze e il feedback è immediato.

In molte scuole italiane, invece, prevale ancora un approccio centrato sulla grammatica, con scarse opportunità di interazione spontanea.

Motivare con esperienze reali

Gli studenti svedesi sono immersi nell’inglese anche fuori dalla scuola: serie TV sottotitolate, videogiochi, musica e social media. In Italia, il doppiaggio e la scarsa presenza dell’inglese nei media limitano l’esposizione naturale. In questo modo la motivazione autonoma, cioè lo studio mosso da interesse o valore personale,  produce risultati migliori rispetto alla motivazione estrinseca. Offrire esperienze linguistiche legate agli interessi degli studenti aumenta l’impegno e la persistenza.

Coinvolgere le famiglie e la comunità

L’apprendimento dell’inglese non dipende solo dalla scuola. Le famiglie, anche senza competenze linguistiche elevate, possono favorire l’esposizione alla lingua attraverso la visione di film in versione originale o videogiochi in inglese. Creare un contesto sociale che percepisca l’inglese come uno strumento utile — non solo una materia scolastica — riduce l’ansia linguistica e rinforza la pratica.

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Un cambiamento culturale nella scuola

Parlare fluentemente inglese non è un obiettivo irraggiungibile, ma richiede un cambiamento strutturale e culturale: allineare obiettivi e pratica quotidiana, formare insegnanti sulle competenze comunicative, valutare ciò che conta e creare un ambiente che favorisca la lingua come mezzo di interazione.

In definitiva, insegnare a comunicare in un’altra lingua significa insegnare ad aprirsi al mondo,  e questo è tanto un obiettivo educativo quanto psicologico.

Dr. Giuliana Proietti

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Fonte principale

Cómo mejorar la enseñanza del inglés: ¿y si copiamos a Suecia?

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Foto di Julia M Cameron

Di Giuliana Proietti

Giuliana Proietti è psicoterapeuta e sessuologa clinica. Riceve i pazienti online, da qualsiasi parte del mondo. Sono possibili anche incontri in presenza, a Fabriano Civitanova Marche Ancona e Terni. Telefonare o inviare un messaggio whatsapp per chiedere appuntamento al 347 0375949, oppure scrivere a info@giulianaproietti.it Visita i siti www.psicolinea.it www.clinicadellatimidezza.it www.clinicadellacoppia.it per avere ulteriori informazioni.