Psicopatologia del benessere, Homo neoliberalis e psicopolitica

Psicopatologia del benessere, Homo neoliberalis e psicopolitica

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Negli ultimi anni il tema del benessere è diventato centrale nel discorso pubblico, scientifico e culturale. Sempre più spesso viene presentato come un obiettivo individuale da raggiungere attraverso il lavoro su di sé. Tuttavia, una lettura critica mette in evidenza come questa enfasi possa trasformarsi in una vera e propria psicopatologia del benessere, in cui la felicità non è più solo una possibilità, ma un obbligo implicito, inserito in un più ampio sistema di controllo sociale che agisce sulla dimensione psicologica.

Una ricerca del 2024, condotta su un corso universitario in Spagna, ha analizzato discorsi e pratiche legati a questi temi, evidenziando il legame tra felicità, politica e nuove forme di potere. Lo studio mostra come il benessere venga progressivamente trasformato in un imperativo sociale, contribuendo a ridefinire il modo in cui gli individui percepiscono sé stessi e le proprie responsabilità.

Cerchiamo di saperne di più.

Che cos’è la felicità secondo la letteratura accademica?

La felicità è considerata un obiettivo centrale nelle società contemporanee, ma non ha un significato fisso. Si tratta di un costrutto che cambia nel tempo e varia a seconda dei contesti culturali, sociali e politici, assumendo significati diversi a seconda delle epoche e delle visioni del mondo.

Come è stata concepita nel corso della storia?

Nella Grecia classica rappresentava il bene supremo, come sostenuto da Aristotele. Nel Medioevo veniva invece associata alla vita ultraterrena, secondo il pensiero di Tommaso d’Aquino e Agostino. In altre tradizioni culturali è stata collegata al benessere del corpo o alla dimensione collettiva. Con l’età moderna, grazie alle grandi dichiarazioni dei diritti, la felicità è stata progressivamente riconosciuta come un diritto fondamentale dell’individuo.

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Come viene interpretata oggi?

Nel XXI secolo la felicità non è più legata esclusivamente alla dimensione fisica o religiosa, ma include la gestione della vita psichica e il significato dell’esistenza. Questa visione integra aspetti interni, come emozioni e cognizione, con elementi esterni come conoscenze, tecnologie e pratiche quotidiane, tra cui applicazioni per la salute, strumenti di monitoraggio personale e tecniche di regolazione emotiva.

Qual è il ruolo della psicologia positiva in questo scenario?

La psicologia positiva, nata nel 1998, ha contribuito a portare l’attenzione scientifica sul benessere, proponendo di studiare emozioni positive, punti di forza e risorse individuali. In questo quadro, una persona felice è vista come qualcuno che sperimenta prevalentemente stati emotivi positivi, riduce quelli negativi e percepisce la propria vita come soddisfacente. Tuttavia, in questa analisi la psicologia positiva resta sullo sfondo, come uno degli strumenti attraverso cui si diffonde una certa idea di benessere.

Quali critiche ha ricevuto nella sua fase iniziale?

La prima fase è stata criticata per aver proposto una visione eccessivamente semplificata e ottimistica della realtà, trascurando la complessità dell’esperienza umana e proponendo modelli considerati troppo universali e poco sensibili alle differenze culturali e sociali.

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Come si è evoluta nel tempo?

Nel tempo si è assistito a un’evoluzione che ha cercato di superare la contrapposizione tra positivo e negativo, adottando una visione più articolata del benessere. Le fasi più recenti hanno ampliato ulteriormente la prospettiva, includendo dimensioni culturali, etiche e sociali e adottando approcci interdisciplinari.

È una disciplina efficace?

Numerosi studi mostrano che può contribuire a migliorare il benessere psicologico e a ridurre stress e depressione. Tuttavia, questi risultati possono anche essere letti in modo critico, come funzionali ad aumentare la produttività e ad adattare gli individui alle richieste del sistema sociale.

Quali sono le principali critiche attuali?

Una delle critiche più rilevanti riguarda l’enfasi sull’individuo, che porta a considerare la felicità come una responsabilità personale, trascurando le condizioni sociali ed economiche. Questo approccio contribuisce a rafforzare un modello di soggettività orientato all’efficienza e all’auto-ottimizzazione, riducendo lo spazio per una riflessione critica sulla società e ignorando prospettive filosofiche che mettono in discussione l’idea stessa di felicità come obiettivo.


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Cos’è l’Homo neoliberalus?

Si tratta di una figura che rappresenta l’individuo contemporaneo, impegnato a gestire sé stesso come un’impresa. In questo modello, emozioni, competenze e relazioni diventano risorse da sviluppare e utilizzare per ottenere risultati e vantaggi.

Dal punto di vista linguistico è corretta questa definizione?

In latino, la forma più corretta sarebbe homo “neoliberalis”, non “neoliberalus”, come si legge nella letteratura di lingua inglese. L’aggettivo deriva da liberalis e deve concordare con homo. Tuttavia, è importante ricordare che anche questa forma resta un neologismo moderno, costruito “alla latina” per descrivere un fenomeno contemporaneo, non un’espressione autentica del latino classico.

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Al di là del nome, quali sono le caratteristiche principali di questo individuo?

Non si tratta di una diagnosi psicologica né di una categoria clinica, ma di uno strumento interpretativo. L’individuo così descritto si comporta come un imprenditore di sé stesso, organizzando la propria vita secondo criteri di efficienza, controllo e ottimizzazione. Monitora il proprio tempo, le emozioni e le relazioni, interiorizzando le richieste del sistema e trasformando il benessere in uno strumento di successo e competizione.

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Cos’è la psicopolitica del benessere?

La psicopolitica del benessere è un concetto che descrive una forma contemporanea di esercizio del potere che non si basa più sulla coercizione diretta, ma sull’influenza della dimensione psicologica. Riprendendo le riflessioni di Michel Foucault e sviluppate da Byung-Chul Han, si può dire che il controllo si è spostato dai corpi alle menti, dalle regole imposte dall’esterno ai processi interiori.

Quando si parla di benessere in questo contesto, si fa riferimento all’uso di concetti come felicità, crescita personale, resilienza e positività come strumenti di regolazione sociale. Il messaggio implicito è che ciascuno debba lavorare continuamente su sé stesso per essere più felice, più produttivo e più equilibrato.

Che cosa non piace di questa prospettiva?

La riflessione critica evidenzia un paradosso. Da un lato, prendersi cura di sé è positivo. Dall’altro, quando il benessere diventa un obbligo sociale, può trasformarsi in una fonte di pressione. L’individuo finisce per interiorizzare le richieste del sistema, auto-motivandosi, auto-controllandosi e talvolta auto-colpevolizzandosi se non raggiunge determinati standard. Il controllo non è più esterno, ma interno. In questo senso si può parlare di psicopatologia del benessere, quando la ricerca della felicità diventa rigida, compulsiva e fonte di disagio invece che di equilibrio.

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Qual è il legame con la cultura contemporanea?

Questa dinamica è strettamente legata alla cultura della performance, della produttività e della crescita personale. Emozioni e stati d’animo vengono letti in chiave funzionale: essere positivi, motivati e resilienti non è solo desiderabile, ma quasi necessario. Questo rafforza il modello dell’individuo come progetto da ottimizzare continuamente.

In che modo questa prospettiva ridefinisce la felicità?

L’attenzione sulle emozioni positive e sul miglioramento personale porta a considerare il benessere come un obiettivo da raggiungere attraverso lo sforzo individuale. Le difficoltà non vengono più interpretate come il risultato di condizioni esterne, ma come limiti personali nella gestione della propria vita interiore. Questo spostamento riduce la dimensione sociale dei problemi e aumenta il senso di responsabilità individuale.

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Cosa si intende per capitalismo emotivo e autosfruttamento?

Nel capitalismo emotivo, le emozioni diventano risorse da sviluppare e utilizzare per ottenere risultati. L’individuo investe continuamente su sé stesso, cercando di migliorare le proprie capacità emotive e relazionali. Questo processo può portare a una forma di autosfruttamento, in cui la ricerca del benessere coincide con l’aumento della produttività e dell’efficienza personale, rendendo difficile distinguere tra cura di sé e pressione a performare.

Qual è l’impatto sociale di questa visione del benessere?

Il benessere contribuisce a ridefinire il rapporto tra individuo e società, spingendo le persone a interiorizzare valori legati alla prestazione e all’ottimizzazione di sé. Diventa un obiettivo quasi obbligatorio e il controllo sociale si esercita attraverso l’autogestione più che attraverso imposizioni esterne.

La psicologia positiva può essere letta in questo quadro?

Può essere interpretata anche come uno degli strumenti attraverso cui questo modello si diffonde. Pur contribuendo a migliorare alcuni aspetti della qualità della vita, partecipa alla costruzione di un contesto in cui l’individuo si percepisce libero ma è profondamente influenzato da logiche di efficienza e adattamento. In questa prospettiva, la felicità rischia di trasformarsi da possibilità in dovere e la libertà in una forma sottile di auto-sfruttamento.

Dr. Giuliana Proietti

Dr.ssa Giuliana Proietti

Dr. Giuliana Proietti

Psicologa • Psicoterapeuta • Sessuologa Clinica

Oltre 30 anni di esperienza nel supporto psicologico e relazionale. Percorsi terapeutici personalizzati orientati al cambiamento concreto e al benessere duraturo.

Fonte di riferimento:

Alex Romaní Rivera, Ana Gálvez-Mozo, Francisco Tirado-Serrano,
The imperative of happiness in positive psychology: Towards a psychopolitics of wellbeing,
New Ideas in Psychology, Volume 72, 2024, 101058, ISSN 0732-118X,
https://doi.org/10.1016/j.newideapsych.2023.101058.

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Foto di Atlantic Ambience

Di Giuliana Proietti

Giuliana Proietti è psicoterapeuta e sessuologa clinica. Riceve i pazienti online, da qualsiasi parte del mondo. Sono possibili anche incontri in presenza, a Fabriano Civitanova Marche Ancona e Terni. Telefonare o inviare un messaggio whatsapp per chiedere appuntamento al 347 0375949, oppure scrivere a info@giulianaproietti.it Visita i siti www.psicolinea.it www.clinicadellatimidezza.it www.clinicadellacoppia.it per avere ulteriori informazioni.