Brutalismo in architettura e aspetti psicologici

Brutalismo in architettura e aspetti psicologici

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Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta • Sessuologa

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Il Brutalismo non è stato solo uno stile architettonico, ma un esperimento psicologico e sociale. Nato negli anni ’50 con l’obiettivo di migliorare la vita delle persone attraverso lo spazio costruito, spesso ha mostrato una tensione tra le intenzioni progettuali e l’esperienza emotiva quotidiana degli abitanti. Questo approccio puntava a creare edifici onesti, trasparenti e funzionali, in cui la struttura visibile diventava simbolo di chiarezza e comunità.

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Cos’è il Brutalismo?

Il Brutalismo nacque come risposta alla ricostruzione postbellica. Gli architetti cercavano di soddisfare bisogni primari come sicurezza, accesso a spazi dignitosi e senso di appartenenza. La sua estetica minimalista mostra materiali e strutture senza ornamenti superflui: cemento o mattoni a vista, forme geometriche angolari, colori neutri, occasionalmente acciaio, legno o vetro. Psicologicamente, l’obiettivo era trasmettere onestà e stabilità, creando spazi chiari e leggibili per chi li abitava.

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Chi lo ha inventato e perché?

L’architetto svedese Hans Asplund realizzò a Uppsala un edificio con travi in acciaio, mattoni e cemento a vista, senza rivestimenti, coniando il termine “Nybrutalism” per sottolineare la semplicità e la rudezza dei materiali. Gli inglesi Alison e Peter Smithson adottarono questa filosofia per progettare spazi pubblici socialmente inclusivi e utopici. In Gran Bretagna il Brutalismo venne applicato soprattutto agli alloggi sociali, influenzato da principi socialisti, e si diffuse rapidamente in edifici istituzionali come università, biblioteche, tribunali e municipi.

Qual era l’intento psicologico e sociale del Brutalismo?

Gli architetti credevano che spazi chiari, razionali e condivisi potessero promuovere uguaglianza, dignità e coesione sociale. La monumentalità e la semplicità non erano solo estetiche, ma strumenti per rafforzare il senso di appartenenza e identità collettiva.

Come si manifesta questa filosofia negli edifici?

Edifici come il Barbican Centre a Londra o l’Unité d’Habitation a Marsiglia mostrano cemento a vista e spazi comuni integrati, progettati per favorire socializzazione e collaborazione. La disposizione degli spazi collega l’uomo all’architettura e, indirettamente, alla società.

 

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Dove si è diffuso il Brutalismo e perché?

Lo stile si è diffuso in Europa, paesi socialisti, America, Asia, Africa e Oceania. Il cemento e i materiali grezzi erano versatili, plasmabili in ogni forma, adattandosi a contesti sociali e politici diversi pur mantenendo un linguaggio architettonico coerente.

Quali edifici privilegiava?

Scuole, università, edifici istituzionali e residenze collettive. L’idea era costruire non solo per abitare, ma per aggregare e sostenere la comunità, stimolando senso di sicurezza e appartenenza.

Come reagiva il pubblico agli edifici brutalisti?

Le reazioni erano polarizzate. Alcuni complessi suscitarono repulsione per la loro monumentalità e freddezza, mentre altri affascinavano per la loro forza espressiva.

Quando e perché la popolarità declinò?

Negli anni ’70, il Brutalismo cominciò a perdere consenso, associato a degrado urbano, freddezza e simboli di totalitarismo. Nei paesi socialisti, al contrario, il cemento era percepito come strumento di uguaglianza, rispetto agli stili tradizionali borghesi.

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Ci sono esempi di architettura brutalista che creano armonia tra uomo e ambiente?

Il Salk Institute in California di Louis Kahn, ad esempio,  integra cortili aperti, specchi d’acqua e viste sull’oceano, favorendo collaborazione e benessere psicologico. Qui la monumentalità convive con spazi aperti e respirabili, creando equilibrio tra imponenza e comfort umano.

Perché molti edifici brutalisti oggi appaiono trascurati?

Perché il  cemento non curato accumula degrado, muschio e macchie. La manutenzione è essenziale: la ristrutturazione della Torre Velasca a Milano ne è un esempio. Il mancato intervento evidenzia un conflitto psicologico tra memoria storica, funzionalità e decoro urbano.

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Perché il Brutalismo viene spesso percepito come freddo o ostile?

Perché grandi masse di cemento, ripetizione formale e scarsità di elementi naturali possono generare disagio psicologico, riducendo stimolazione emotiva e senso di protezione.

Quali effetti ha la monotonia visiva sul benessere mentale?

La ripetizione di forme e superfici uniformi può provocare noia, stress e riduzione della vitalità emotiva. Ambienti monotoni influenzano negativamente l’umore e la soddisfazione quotidiana.

Come può il Brutalismo favorire la  disconnessione sociale?

Complessi monumentali e separati dal contesto urbano possono generare isolamento e senso di estraneità. Corridoi lunghi e spazi comuni poco accoglienti aumentano insicurezza e distanza psicologica.

Qual è il ruolo della trasparenza strutturale?

Mostrare impianti e struttura simboleggiava onestà e chiarezza, ma poteva risultare ansiogeno, riducendo il senso di protezione. Gli ambienti migliori devono bilanciare visibilità e contenimento.

Perché la scarsità di ornamenti è rilevante psicologicamente?

Ornamenti e dettagli creano familiarità, piacere sensoriale e memoria del luogo. Ambienti troppo spogli rischiano di generare alienazione, mentre una complessità visiva moderata stimola curiosità e benessere.

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Perché alcuni edifici sono stati recentemente rivalutati?

Contesto, manutenzione, sicurezza e nuove narrazioni culturali trasformano la percezione emotiva: ciò che prima appariva ostile può diventare apprezzato. L’esperienza concreta definisce il significato psicologico dell’architettura.

Perché il Brutalismo continua a dividere?

Tocca dimensioni profonde dell’esperienza umana: sicurezza, bellezza, memoria e controllo. Alcuni vedono in esso forza etica e espressiva, altri alienazione e fallimento sociale. Entrambe le percezioni sono valide, perché dipendono dall’esperienza concreta di chi abita o osserva gli spazi.

Cosa insegna oggi il Brutalismo dal punto di vista psicologico?

Mostra il rischio di ignorare bisogni emotivi come comfort, identità, appartenenza e contatto con la natura. Allo stesso tempo, ricorda che l’architettura modella emozioni, comportamenti e relazioni, e non è mai neutra.

Dr. Giuliana Proietti

Dr.ssa Giuliana Proietti

Dr. Giuliana Proietti

Psicologa • Psicoterapeuta • Sessuologa Clinica

Oltre 30 anni di esperienza nel supporto psicologico e relazionale. Percorsi terapeutici personalizzati orientati al cambiamento concreto e al benessere duraturo.

Fonte principale

Irina Oznobikhina, Emotions in Brutalist Architecture: The Uncanny Effects, Nostalgic Atmospheres and Felt-Bodily ResonancesJuly 2021 Research Gate

 Immagine

By stevecadman – https://www.flickr.com/photos/stevecadman/3057511631/sizes/l/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5746833

Di Giuliana Proietti

Giuliana Proietti è psicoterapeuta e sessuologa clinica. Riceve i pazienti online, da qualsiasi parte del mondo. Sono possibili anche incontri in presenza, a Fabriano Civitanova Marche Ancona e Terni. Telefonare o inviare un messaggio whatsapp per chiedere appuntamento al 347 0375949, oppure scrivere a info@giulianaproietti.it Visita i siti www.psicolinea.it www.clinicadellatimidezza.it www.clinicadellacoppia.it per avere ulteriori informazioni.