Bambini che si masturbano in classe: cosa fare?
La masturbazione infantile può far parte della normale esplorazione del corpo. Quando però compare a scuola, in classe o in altri contesti pubblici, può mettere in difficoltà insegnanti e genitori. Come comportarsi senza allarmarsi e senza far sentire il bambino in colpa?
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La masturbazione nei bambini è normale?
Nei primi anni di vita è abbastanza comune che i bambini mostrino curiosità verso il proprio corpo e inizino a esplorare anche i genitali. La masturbazione infantile, in questo contesto, non ha necessariamente il significato che assume la sessualità nell’adulto.
Per un bambino può essere semplicemente un modo per conoscere il proprio corpo o una sensazione piacevole. Può inoltre comparire in momenti di noia, stanchezza, tensione o bisogno di consolazione.
Per questo motivo, il comportamento osservato non dovrebbe essere interpretato automaticamente come il segnale di un problema psicologico, affettivo o familiare.
Quando il comportamento avviene in classe
La situazione può diventare più delicata quando il bambino si masturba davanti ai compagni o durante le attività scolastiche. In questi casi è importante distinguere due aspetti: il comportamento sessuale in sé e il contesto nel quale compare.
Un episodio occasionale non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va. Se invece il comportamento è molto frequente, difficile da interrompere, interferisce con le attività quotidiane oppure sembra associato a forte agitazione o sofferenza, può essere utile approfondire.
La domanda da porsi non dovrebbe essere soltanto “Perché si masturba?”, ma anche “Quando lo fa, in quali situazioni e cosa sembra ottenere da questo comportamento?”
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Cosa dovrebbe fare l’insegnante?
L’insegnante può trovarsi in una situazione imbarazzante, soprattutto quando il comportamento si ripete davanti alla classe. La reazione dell’adulto è però molto importante.
- Mantenere la calma: evitare reazioni scandalizzate, risate o commenti davanti agli altri bambini.
- Non umiliare il bambino/la bambina: non definirlo/a “sporco/a”, “cattivo/a” o “maleducato/a”.
- Interrompere con discrezione: se necessario, proporre con tranquillità di spostarsi o di riprendere l’attività.
- Proteggere la privacy: evitare di richiamare pubblicamente l’attenzione sul comportamento.
- Osservare il contesto: verificare quando il comportamento compare, quanto è frequente e se esistono situazioni che lo precedono.
- Confrontarsi con la famiglia: comunicare ciò che è stato osservato senza formulare diagnosi o interpretazioni affrettate.
L’obiettivo non è far vergognare il bambino/la bambina, ma insegnargli/le gradualmente che esistono comportamenti privati e comportamenti adatti agli spazi pubblici.
Cosa possono fare i genitori?
La prima cosa da fare è evitare il panico. Ricevere una telefonata dalla scuola perché il proprio figlio/la propria figlia si masturba può generare preoccupazione, ma il comportamento, da solo, non permette di stabilire che esista un problema psicologico.
È preferibile parlare con il bambino/la bambina con naturalezza, senza interrogatori e senza trasmettere vergogna. Si può spiegare che conoscere il proprio corpo è normale, ma che alcune attività appartengono alla sfera privata e non si fanno in classe o davanti alle altre persone.
È inoltre utile osservare se il comportamento compare soprattutto quando il bambino/la bambina è annoiato/a, stanco/a, agitato/a o in cerca di conforto. Queste informazioni possono aiutare genitori e insegnanti a comprendere meglio la situazione.
Dr. Giuliana Proietti - Relazione: La sessualità femminile fra sapere e potere
La masturbazione infantile non significa necessariamente avere un problema affettivo
La masturbazione infantile non dovrebbe essere automaticamente attribuita a una carenza di affetto, a un rapporto problematico con la madre o a una difficoltà familiare.
Un comportamento può avere molte funzioni e, soprattutto nei bambini piccoli, non è possibile dedurre una causa psicologica semplicemente osservandolo.
È quindi importante evitare interpretazioni come “lo fa perché gli manca qualcosa” senza avere ulteriori elementi. Se esistono altri segnali di disagio, questi meritano naturalmente attenzione e possono essere valutati insieme a un professionista.
Quando è opportuno chiedere aiuto?
È consigliabile valutare un confronto con un/una professionista. Le figure da interpellare, quando il comportamento appare particolarmente persistente, intenso o associato ad altri segnali di difficoltà, possono essere quella del pediatra, del sessuologo o dello psicologo dell’età evolutiva.
Un approfondimento può essere utile, ad esempio, quando il bambino/la bambina mostra una marcata sofferenza emotiva, presenta cambiamenti significativi nel comportamento oppure il comportamento interferisce in modo evidente con la scuola, il sonno, le relazioni o le attività quotidiane.
Anche quando genitori e insegnanti sono molto preoccupati e non sanno come intervenire, un/a professionista può aiutare a leggere la situazione senza giudizi e a individuare modalità educative adeguate.
Dr.ssa Giuliana Proietti
Psicologa • Psicoterapeuta • Sessuologa Clinica
Oltre 30 anni di esperienza nel supporto psicologico e relazionale. Percorsi terapeutici personalizzati orientati al cambiamento concreto e al benessere duraturo.
Una regola importante: niente vergogna
Il messaggio educativo fondamentale è semplice: il corpo non è qualcosa di cui vergognarsi, ma esistono comportamenti privati e comportamenti pubblici.
Il bambino può imparare questa distinzione senza essere rimproverato, deriso o fatto sentire “sbagliato”. Un adulto calmo e coerente può aiutarlo a sviluppare progressivamente consapevolezza del proprio corpo, rispetto degli altri e capacità di riconoscere i diversi contesti sociali.
Dr. Giuliana Proietti Tel e Whatsapp 347 0375949
Cosa non fare
Non allarmarsi, non punire e non umiliare.
Insegnanti e genitori dovrebbero osservare il comportamento, parlarne con discrezione e insegnare al bambino/alla bambina la differenza tra ciò che è privato e ciò che è appropriato fare in pubblico. Se il comportamento è persistente, problematico o associato ad altri segnali di disagio, è opportuno chiedere una valutazione professionale.
Dr. Giuliana Proietti
Immagine:
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Giuliana Proietti – Psicoterapeuta e Sessuologa Clinica
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