🎥 Processo per stupro (1979): il documentario che cambiò l’Italia
Percorsi di psicoterapia individuale, di coppia e sessuale, disponibili online e ad Ancona, Fabriano, Civitanova Marche.Percorsi di psicoterapia
Oggi molti giovani fanno fatica a immaginare quanto fosse difficile, fino a pochi decenni fa, denunciare una violenza sessuale in Italia. Eppure negli anni Settanta una donna che subiva uno stupro rischiava spesso di essere umiliata pubblicamente, giudicata, colpevolizzata e trasformata, durante il processo, quasi in un’imputata.
In quel periodo lo stupro non era ancora considerato un reato contro la persona, ma un semplice reato contro la morale pubblica e il buon costume. Questo significa che la legge non tutelava davvero la dignità e la libertà della donna come individuo, ma soprattutto l’ordine morale della società.
Per capire fino in fondo il clima culturale dell’epoca occorre ricordare che:
- il delitto d’onore sarebbe stato abolito solo nel 1981;
- il matrimonio riparatore era ancora previsto dalla legge;
- la sessualità femminile veniva giudicata con criteri molto diversi rispetto a quella maschile;
- molte donne avevano paura di denunciare per vergogna o per timore di non essere credute.
Fu proprio in questo contesto che nacque Processo per stupro, il documentario destinato a cambiare profondamente la sensibilità italiana sul tema della violenza sessuale.
Psico-educazione sessuale per adulti

Partecipa a una ricerca anonima sulla vita affettiva e sessuale in età adulta.
I risultati saranno pubblicati su una rivista scientifica e su clinicadellacoppia.it
Scansiona il QR code oppure clicca qui sotto per partecipare:
Partecipa alla ricercaUn documentario che mostrò ciò che nessuno voleva vedere
Processo per stupro fu realizzato nel 1979 da sei giovani registe e programmiste della RAI:
- Loredana Rotondo;
- Rony Daopulo;
- Paola De Martis;
- Annabella Miscuglio;
- Maria Grazia Belmonti;
- Anna Carini.
L’idea nacque dopo il Convegno Internazionale sulla Violenza contro le donne, organizzato nel 1978 dal movimento femminista presso la Casa delle Donne di Roma.
Durante quel convegno emerse una realtà sconvolgente: in moltissimi paesi del mondo, nei processi per stupro, la donna finiva spesso per essere messa sotto accusa più degli aggressori.
Le domande rivolte alle vittime erano umilianti:
- “Come era vestita?”
- “Perché era uscita da sola?”
- “Aveva già avuto rapporti sessuali?”
- “Era davvero una ragazza seria?”
La credibilità della donna veniva continuamente messa in discussione, mentre il comportamento degli uomini veniva spesso minimizzato o giustificato.
Loredana Rotondo propose allora al direttore di Raidue, Massimo Fichera, di fare qualcosa di rivoluzionario per l’epoca: filmare un vero processo per stupro.
L’idea era rischiosa e potenzialmente scandalosa, ma Fichera accettò.
Con l’autorizzazione del presidente della Corte, le telecamere entrarono nel Tribunale di Latina e documentarono un processo reale.
Dr. Giuliana Proietti - Geografie Interiori - 2026
Lo scandalo della messa in onda
Quando il documentario venne trasmesso il 26 aprile 1979 alle ore 22, milioni di italiani rimasero sconvolti.
Non era soltanto il tema della violenza sessuale a colpire il pubblico, ma soprattutto il modo in cui la vittima veniva trattata durante il processo.
Per la prima volta gli italiani poterono assistere direttamente a:
- domande invasive e mortificanti rivolte alla ragazza;
- tentativi di screditarne la moralità;
- allusioni sulla sua vita privata;
- accuse implicite di aver “provocato” gli aggressori;
- un linguaggio giudiziario fortemente maschilista.
Molte persone, guardando il documentario, provarono indignazione e rabbia. Altre, invece, rimasero scioccate dal fatto stesso che certi argomenti fossero entrati così apertamente nelle case degli italiani attraverso la televisione pubblica.
Bisogna ricordare che l’Italia del 1979 era ancora un paese molto conservatore:
- la televisione parlava raramente di sessualità;
- la violenza sulle donne era quasi un tabù;
- molte famiglie consideravano lo stupro una vergogna da nascondere.
Portare tutto questo in prima serata sulla RAI fu quindi un gesto culturale e politico di enorme coraggio.
PUBBLICAZIONI Dr.ssa Giuliana Proietti

Perché la RAI decise di mandarlo in onda?
La scelta di trasmettere il documentario fu il risultato del clima di cambiamento sociale degli anni Settanta.
In quel periodo il movimento femminista stava ottenendo importanti conquiste:
- la legalizzazione del divorzio;
- la riforma del diritto di famiglia;
- la battaglia per l’aborto;
- una maggiore attenzione alla condizione femminile.
Molte donne chiedevano finalmente che la società smettesse di considerare “normale” la violenza maschile.
La televisione pubblica, almeno in alcuni suoi settori più innovativi, cercò allora di dare spazio a questi cambiamenti culturali.
Processo per stupro non venne pensato come uno spettacolo scandalistico, ma come un’inchiesta civile: l’obiettivo era mostrare agli italiani una realtà nascosta e costringere il paese a interrogarsi.
Il risultato fu enorme.
La prima messa in onda venne seguita da circa tre milioni di telespettatori, ma dopo le numerosissime richieste di replica il documentario fu ritrasmesso in prima serata pochi mesi dopo, raggiungendo circa nove milioni di persone.
Per gli standard dell’epoca fu un evento televisivo straordinario.
Tina Lagostena Bassi e la difesa delle donne
Figura centrale del documentario fu l’avvocata Tina Lagostena Bassi, difensore di parte civile.
La sua presenza colpì profondamente il pubblico italiano.
Per molte donne vedere finalmente una professionista capace di difendere con fermezza la vittima rappresentò qualcosa di nuovo e importantissimo.
Anni dopo Tina Lagostena Bassi raccontò quanto fosse stato sconvolgente per gli italiani assistere a ciò che accadeva davvero nei tribunali:
“La donna violentata veniva trasformata in imputata.”
Questa frase riassume perfettamente il significato storico del documentario.
Cosa cambiò dopo?
Il documentario non cambiò immediatamente la legge, ma contribuì enormemente a cambiare la mentalità collettiva.
Per la prima volta milioni di italiani iniziarono a comprendere:
- quanto fosse difficile denunciare uno stupro;
- quanto fosse umiliante affrontare il processo;
- quanto il sistema giudiziario fosse impregnato di pregiudizi sessisti.
Negli anni successivi il dibattito pubblico sulla violenza sessuale divenne sempre più forte.
Le donne iniziarono lentamente a sentirsi meno sole nel denunciare abusi e violenze.
Anche il linguaggio cambiò:
- si iniziò a parlare di consenso;
- si mise in discussione la cultura della colpevolizzazione della vittima;
- si cominciò a distinguere tra seduzione e violenza;
- la sessualità femminile smise lentamente di essere considerata motivo di vergogna.
Dopo un lunghissimo iter parlamentare, nel 1996 venne finalmente approvata la legge n. 66:
“Norme contro la violenza sessuale”
Da quel momento la violenza sessuale divenne finalmente un reato contro la persona.
Fu una svolta storica per il diritto italiano e per la condizione femminile.
L’eredità culturale di Processo per stupro
Oggi molte scene di quel documentario appaiono quasi incredibili, ma proprio per questo continuano ad avere un enorme valore storico ed educativo.
Processo per stupro ci ricorda quanto siano recenti molti diritti che oggi consideriamo quasi scontati.
Ci ricorda anche che:
- la cultura può cambiare;
- la televisione può avere un ruolo sociale importante;
- rendere visibile un problema è spesso il primo passo per trasformare la società.
Naturalmente ancora oggi esistono stereotipi, vittimizzazione secondaria e difficoltà per molte donne che denunciano violenze. Tuttavia rispetto agli anni Settanta il cambiamento culturale è stato enorme.
E gran parte di questo cambiamento passò anche attraverso quel documentario coraggioso trasmesso dalla RAI nel 1979.
Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti Tel e Whatsapp 347 0375949
Immagine Rai
Guarda il Processo per Stupro su Rai Play

Giuliana Proietti – Psicoterapeuta e Sessuologa Clinica
Contatti diretti
Telefono / WhatsApp:
+39 347 037 5949
Scrivi direttamente su WhatsApp
Email:
info@giulianaproietti.it
Per richiedere un appuntamento è possibile contattare direttamente lo studio tramite uno dei canali sopra indicati.



