Le donne e la sottomissione silenziosa: la difficile conquista della parità
Le donne sono davvero libere di scegliere come vivere le proprie relazioni? Oppure continuano a subire, spesso inconsapevolmente, forme di sottomissione che la società presenta come naturali, romantiche o addirittura desiderabili?
È questa la domanda che attraversa il lavoro della filosofa francese Manon Garcia, autrice del saggio On ne naît pas soumise, on le devient (“Non si nasce sottomesse, lo si diventa”), il cui titolo richiama volutamente una delle affermazioni più celebri di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa”.
Garcia affronta un tema delicato e spesso controverso: il ruolo che le donne possono avere nel mantenimento di rapporti di dominazione che, almeno apparentemente, sembrano andare contro i loro stessi interessi.
Si tratta di una riflessione complessa, che non mira a colpevolizzare le donne per la loro condizione, ma a comprendere i meccanismi psicologici, culturali e relazionali che rendono la sottomissione una possibilità concreta anche nelle società democratiche e formalmente egualitarie.
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La sottomissione è sempre imposta?
Quando si parla di sottomissione si pensa immediatamente alla coercizione, alla violenza o alla privazione della libertà. Esistono certamente situazioni in cui una persona viene costretta a subire il controllo o il dominio dell’altro, come accade nelle relazioni abusive.
Secondo Garcia, però, esiste anche una forma più sottile di sottomissione, che non nasce necessariamente dalla forza ma dall’adattamento.
In questo caso la persona non obbedisce perché obbligata, ma perché ritiene che quella scelta sia meno costosa, meno rischiosa o più vantaggiosa rispetto all’alternativa.
La sottomissione può allora assumere la forma della rinuncia silenziosa ai propri bisogni, della tendenza a evitare il conflitto, dell’abitudine a mettere sempre al primo posto le esigenze degli altri o della convinzione che il proprio valore dipenda dalla capacità di compiacere il partner.
Perché la libertà è più difficile per le donne?
Simone de Beauvoir sosteneva che la libertà non fosse una condizione naturale, ma una conquista. Nessuno nasce libero nel senso pieno del termine: si diventa liberi attraverso un processo che richiede risorse materiali, autonomia economica, sostegno sociale e possibilità concrete di scelta.
Garcia riprende questa intuizione e osserva che, storicamente, le donne hanno avuto meno opportunità di sviluppare tale autonomia.
Anche oggi, nonostante i progressi compiuti sul piano giuridico e sociale, molte donne continuano a sperimentare condizioni che rendono più difficile l’esercizio della libertà: salari inferiori, maggiore precarietà lavorativa, responsabilità familiari sproporzionate, aspettative sociali legate alla cura degli altri e una persistente pressione estetica e relazionale.
In queste condizioni la sottomissione può apparire non come una scelta desiderabile, ma come la strada meno faticosa o meno rischiosa.

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La sottomissione moderna non assomiglia più a quella del passato
Nelle società occidentali contemporanee raramente si manifesta attraverso forme esplicite di subordinazione. Più spesso assume aspetti invisibili e difficili da riconoscere.
Può manifestarsi quando una donna rinuncia sistematicamente alle proprie ambizioni professionali per sostenere la carriera del partner. Oppure quando si assume quasi interamente il cosiddetto carico mentale, cioè l’organizzazione invisibile della vita familiare: ricordare appuntamenti, gestire figli, programmare attività, occuparsi della casa e del benessere emotivo di tutti.
Secondo numerose ricerche sociologiche, anche nelle coppie che si definiscono egualitarie il lavoro di cura continua a essere distribuito in modo disomogeneo.
Questa disparità non deriva necessariamente da imposizioni esplicite, ma spesso da aspettative culturali profondamente interiorizzate.
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Il ruolo dell’educazione
Garcia sostiene che la sottomissione non sia una caratteristica innata delle donne, ma il risultato di un lungo processo educativo.
Fin dall’infanzia molte bambine vengono incoraggiate a essere accomodanti, gentili, collaborative, pazienti e disponibili. Qualità certamente preziose, ma che possono trasformarsi in un problema quando vengono richieste in modo unilaterale.
Ai maschi viene spesso insegnato a essere autonomi, competitivi e orientati al raggiungimento dei propri obiettivi; alle femmine, invece, viene talvolta attribuito il compito di preservare l’armonia relazionale.
Il risultato è che molte donne imparano molto presto a considerare il sacrificio personale come una componente inevitabile dell’amore.
Quando l’amore diventa rinuncia
Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio il rapporto tra amore e sottomissione.
Molte donne non si percepiscono come subordinate perché interpretano determinate rinunce come prove di amore, dedizione o maturità.
Naturalmente ogni relazione richiede compromessi e capacità di adattamento reciproco. Il problema nasce quando il sacrificio diventa sistematicamente unidirezionale e quando il benessere di uno dei partner dipende dalla continua rinuncia dell’altro.
In questi casi l’amore rischia di trasformarsi in una forma di autoannullamento che può generare frustrazione, risentimento e perdita di identità personale.
Le nuove forme di controllo nelle relazioni
Le riflessioni di Garcia risultano particolarmente attuali se applicate alle relazioni contemporanee.
Oggi il controllo raramente si manifesta attraverso il divieto esplicito di lavorare o uscire di casa. Più spesso assume forme psicologiche e relazionali molto più sottili.
Controllare continuamente il telefono del partner, pretendere rassicurazioni costanti, limitare le amicizie, esercitare pressione emotiva, utilizzare il senso di colpa o la manipolazione affettiva sono comportamenti che possono creare relazioni sbilanciate pur in assenza di violenza fisica.
In questi contesti la sottomissione può svilupparsi gradualmente, quasi senza che la persona se ne accorga.
La questione del consenso
Non a caso Manon Garcia ha dedicato un altro importante volume proprio al tema del consenso.
La filosofa sottolinea che il consenso non consiste semplicemente nel dire “sì”. Affinché sia autentico, deve essere espresso in condizioni di libertà, senza pressioni, ricatti emotivi o paure di conseguenze negative.
Questo principio non riguarda soltanto la sessualità, ma tutte le dimensioni della vita di coppia.
Accettare una situazione per paura di essere abbandonate o per timore di deludere il partner non equivale necessariamente a una scelta libera.
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Perché parlare ancora di sottomissione femminile?
Alcuni potrebbero considerare questo tema superato, soprattutto in società in cui le donne hanno accesso all’istruzione, al lavoro e alla partecipazione politica.
Eppure le statistiche mostrano che persistono importanti differenze nella distribuzione del lavoro domestico, nella cura dei figli, nella gestione economica della famiglia e nella libertà sessuale.
Inoltre, fenomeni come la dipendenza affettiva, la violenza psicologica e il controllo coercitivo continuano a interessare un numero significativo di relazioni.
Comprendere i meccanismi della sottomissione non significa negare la capacità di scelta delle donne, ma riconoscere che ogni scelta avviene all’interno di un contesto culturale che può facilitarla o limitarla.
Una riflessione per la coppia
La sfida delle relazioni contemporanee non consiste nel sostituire una forma di dominio con un’altra, ma nel costruire rapporti realmente reciproci.
Una coppia sana non è quella in cui nessuno cede mai, ma quella in cui entrambi possono esprimere bisogni, desideri, ambizioni e fragilità senza temere di perdere amore, approvazione o valore personale.
La vera intimità non nasce dalla sottomissione, ma dal riconoscimento reciproco di due persone libere.
Come ricordava Simone de Beauvoir, la libertà non è un punto di partenza, ma una conquista continua. E questa conquista riguarda non soltanto le donne, ma tutte le persone che desiderano costruire relazioni più eque, consapevoli e autentiche.
Dr.ssa Giuliana Proietti
Immagine:
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Giuliana Proietti – Psicoterapeuta e Sessuologa Clinica
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