Freud era di destra o di sinistra?
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Giuliana Proietti Articoli

Freud apprezzava il socialismo?

Sigmund Freud era un uomo ambivalente, soprattutto quando si trattava di politica. Ad esempio, espresse simpatie per il socialismo (“chiunque abbia assaporato le miserie della povertà”, scrisse, può capire perché è necessario combattere “contro la disuguaglianza della ricchezza”). In altri scritti ne parlò invece sostenendo che il socialismo era  antitetico alla natura umana.

Cosa ne pensava del sionismo?

Freud sostenne il sionismo (facendo anche parte del consiglio di fondazione dell’Università Ebraica), ma allo stesso tempo lo criticò con queste parole: “fanatismo infondato”.

In quale opera Freud parla più spesso di temi politici?

Nel libro Il Disagio della Civiltà (1930) Freud offre la riflessione più onnicomprensiva sulle questioni politiche e sociali. Discutendo di tutto, dalla religione alla tecnologia agli odori corporei, concluse la sua trattazione sostenendo che la vita nella società è destinata a essere tragica: qualunque cosa le persone guadagnino dalla civiltà organizzata (dalla sicurezza al senso di appartenenza), tutto questo arriva sempre al prezzo dell’infelicità.

Queste idee di Freud hanno ispirato, nel tempo, molti lettori, dai marxisti ai conservatori cristiani, alle femministe. In particolare si è detto che le idee di Freud spingono a riconoscere la complicata relazione tra psicologia e politica, in particolare su economia, potere, e gerarchie sociali.

Perché Freud e Marx vengono spesso associati?

Perché rappresentano, ciascuno nel proprio campo, la spinta utopica che ha in seguito determinato grandi conquiste sociali e individuali a metà del secolo scorso.

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Il femminismo deve qualcosa a Freud?

Si, in quanto prese spunto dai concetti della psicoanalisi; no, in quanto lo fece per ribaltarne il segno, là dove i pregiudizi sulle donne dell’uomo Freud presero il sopravvento sullo studio dell’animo umano.

La psicoanalisi contiene in sé elementi socialmente rivoluzionari?

Eli Zaretsky, professore di storia presso la New York School University, ripercorrendo la storia delle teorie freudiane dalle origini,  riconosce alla prima psicoanalisi la genesi di un movimento rivoluzionario e libertario, che si abbatté come un uragano sulle società dei primi decenni del XX secolo ed aiutò a cambiare i costumi, la cultura, la società, ma anche, sorprendentemente, l’economia.

Secondo questa teoria, con la psicoanalisi, per scoprire la propria vera identità, l’essere umano non doveva più richiamarsi alla posizione sociale, alla famiglia d’origine, al posto di lavoro, ecc. ma alla propria vita interiore, al proprio Io.

Non a caso, le teorie del Freud furono accolte molto favorevolmente negli Stati Uniti perché si adattavano perfettamente all’enfasi americana sull’individualità: molti subirono il fascino di scoprire il proprio Io, i misteri dell’inconscio e della sessualità: tutte nuove dimensioni che minavano i ruoli sociali fino ad allora imperanti ed aprivano la strada alle rivendicazioni femminili e alle unioni omosessuali.

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La psicoanalisi può aver contribuito a creare il consumismo moderno?

Secondo Eli Zaretsky si. L’individuo freudiano coincideva perfettamente con la figura del consumatore, cui cominciava a rivolgersi il mercato. Con le sue teorie e con il suo famoso divano, Freud permetteva alle persone di ‘indossare’ la propria interiorità, così come le industrie producevano oggetti e status symbols che esaltavano quelle individualità.

Ford costruiva in quei tempi le prime catene di montaggio, Taylor organizzava tempi e metodi di lavoro: gli operai andavano incontro all’alienazione, ma potevano consolarsi accedendo per la prima volta nella storia, ai consumi di massa.

Freud, analizzando le storie private dei suoi pazienti, li spingeva verso la ricerca del benessere individuale, della felicità; le industrie cercavano dei consumatori disposti a spendere e a consumare per sentirsi più felici.

Come il sociologo tedesco Max Weber vide nei valori del protestantesimo (austerità, rigore, laboriosità, risparmio finalizzato al reinvestimento) il terreno fertile per la nascita del capitalismo, Zaretsky ritiene altrettanto importante, nella storia dei sistemi sociali ed economici, l’alleanza inconsapevole, ma oggettiva, fra Psicoanalisi e Fordismo.

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Freud fu anche ispiratore dei movimenti del 1968?

Assolutamente no. In questo periodo, anzi, vi fu un totale cambiamento di paradigma: la rivoluzione culturale degli anni sessanta andava contro la vita privata (“Il personale è politico” era uno degli slogan). La psicoanalisi fu messa sotto accusa dagli studenti, dalle femministe, dagli omosessuali: tutti vi trovavano concezioni profondamente antiche e sbagliate.

A partire dagli anni settanta la psicoanalisi cominciò a perdere consensi, non serviva più: erano infatti nate altre psicoterapie, e soprattutto erano nati nuovi movimenti carismatici che avevano sfidato la psicoanalisi, come ad esempio il femminismo, la controcultura, il movimento gay.

Dr. Giuliana Proietti

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